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Quando un confidente parlava di Stefano Delle Chiaie a Capaci

Stragi del 1992 -'93: da un lato la presenza della mafia, dall'altro la possibile presenza di elementi legati alla destra eversiva.
A unire i punti di questa possibile sovrapposizione è stata la redazione di Report, il programma condotto da Sigfrido Ranucci, nell’inchiesta di Paolo Mondani (in collaborazione con Marco Bova, Roberto Persia. Consulenza di Andrea Palladino) dedicata ai 30 anni dalla strage di Capaci. Il titolo è eloquente: "La bestia nera”.
La “Pista nera” prenderebbe nuova forma nelle indagini delle Procure nel momento in cui tornano alla luce alcuni verbali di un testimone che, anni fa, aveva riferito della presenza dell’estremista di destra Stefano Delle Chiaie a Capaci, un mese prima della strage in cui Giovanni Falcone, assieme alla moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta, perse la vita.
In particolare è stato messo il focus sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, il quale non era un mafioso ‘punciuto’ (ritualmente affiliato a Cosa Nostra n.d.r) ma era cugino del boss Armando Bonanno e autista del boss di San Lorenzo e membro della Cupola di Cosa Nostra Mariano Tullio Troia
Parliamo di una serie di dichiarazioni, rilasciate in colloqui investigativi non utilizzabili processualmente e tutte da riscontrare su un soggetto che è morto nel 2019 senza essere mai stato condannato nonostante tanti processi e indagini per altre stragi. 


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Report sul punto ha interloquito con l'ex brigadiere Walter Giustini il quale ha riferito che Lo Cicero aveva detto di aver visto Stefano Delle Chiaie "un paio di volte a Capaci" prima della strage. Il pentito - ha continuato l'ex brigadiere - aveva notato anche "la presenza di personaggi di spicco di Cosa Nostra che secondo lui non avrebbero avuto motivo di essere lì se non perché doveva succedere qualcosa di eclatante". Questa circostanza è stata confermata anche dalla 'compagna' di Lo Cicero, Maria Romeo: "Alberto ha fatto un sopralluogo (a Capaci n.d.rcon queste persone". E "pensava che Stefano Delle Chiaie era l'aggancio fra mafia e lo Stato", un ruolo di "portavoce, di quelli di Roma".

"A noi di Stefano Delle Chiaie ce ne ha parlato prima la Romeo" (Maria, la 'compagna di Lo Cicero n.d.r) e mi aveva detto "è molto amico di mio fratello", ossia Domenico Romeo, fondatore nel 1990 di molte Leghe meridionali con Stefano Menicacci, avvocato di Delle Chiaie con il quale Romeo era in ottimi rapporti. 

Domenico ha inoltre raccontato in trasmissione ha dichiarato di aver accompagnato Delle Chiaie in Sicilia.


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Il 23 maggio 1992, in base alle dichiarazioni di Lo Cicero, Giustini stava eseguendo, insieme ad altri colleghi un servizio di osservazione proprio a Capaci, non consapevoli di quello che sarebbe accaduto.

Sullo sfondo di questa già opaca vicenda compare anche la figura dell'ex agente del Sismi Bruno Contrada, il quale era andato, ha dichiarato Giustini "dal mio comandante di gruppo" per "chiedere il mio allontanamento da Palermo perché secondo lui io stavo intralciando delle indagini dei servizi".

La procura di Caltanissetta a poche ore dalla messa in onda, con un comunicato, ha preso le distanze dalle ricostruzioni di Report ordinando anche una perquisizione in casa del giornalista Paolo Mondani in seguito ritirata. Come riferito dalla stessa redazione “la Dia, su mandato della Procura nissena, con decreto di perquisizione si era presentata a casa dell’inviato per perquisire la stessa ed il Pc. Al contempo gli investigatori erano giunti anche presso la redazione di Report. Dopo alcune ore, però, la perquisizione è stata sospesa. Nel corso delle operazioni, ha comunicato sempre Report, non risultano acquisiti atti o informazioni sensibili. 
Tornando alla trasmissione oggettivamente alcuni elementi indicano tra la "criminalità organizzata e l'estrema destra è stato sempre costante", come dichiarato dall'ex avanguardista Vincenzo Vinciguerra.


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Come spiega l'ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato "il collaboratore Onorato ha riferito che nel villino di Mariano Tullio Troia, ci furono delle riunioni in cui si discusse l'attentato all'Addaura a Giovanni Falcone. E da altre risultanze risulta che Mariano Tullio Troia era uno dei personaggi più vicina alla destra eversiva tanto" da essere soprannominato 'U Mussolini.

Inoltre nel 2015 il neo fascista Umberto Zamboni negli anni '70 aveva rivelato ai carabinieri che durante una riunione di Ordine Nuovo, Massimiliano Fachini, che ne era dirigente, aveva proposto una campagna di attentati contro patrimoni artistici e infrastrutture pubbliche. 

Nel maggio 1999, il rapporto di Delle Chiaie con la mafia era spuntato anche nelle parole di un altro collaboratore, il messinese Luigi Sparacio, ascoltato dal magistrato Gabriele Chelazzi, che stava indagando sulle bombe di Roma del 1993 e sulle stragi di Firenze e Milano. Sparacio aveva rivelato al magistrato di aver incontrato a Roma il capo di Avanguardia nazionale, il quale “dava delle strategie politiche da seguire a Cosa Nostra e che aveva consegnato una mappa dell'Italia con dei "segni fatti con la x" che rappresentavano "degli attentati da fare".

Delle Chiaie era un soggetto inserito anche nel progetto delle 'Leghe Meridionali' "che doveva agire in concerto - ha spiegato Scarpinato - con la 'Lega Nord' per creare un'Italia federale nell'ambito del quale il sud doveva essere lasciato alle mafie". 


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Molti collaboratori di giustizia hanno riferito di questi progetti se ne era parlato approfonditamente nel 1991 e che dietro "c'erano Gelli, la massoneria deviata, esponenti della destra eversiva”.

Se queste testimonianze venissero confermate emergerebbe un ruolo di Delle Chiaie come supervisore di fatti destabilizzanti il Paese come del resto aveva già fatto come in occasione della riunione, del summit sull’Aspromonte con gli ‘ndranghetisti quando erano stati pianificati i moti di Reggio e il fallito golpe borghese.

La pista che portava a Salvatore Biondino
Secondo quanto racconta a Report l’ex brigadiere Walter Giustini, Lo Cicero era il contatto che aveva messo le forze dell’ordine sulla strada giusta per catturare Totò Riina già nel 1991, pochi mesi prima della strage di Capaci e due anni prima del suo arresto.
Infatti il Lo Cicero, da confidente, avrebbe rivelato ai carabinieri che Salvatore Biondino, già noto agli investigatori, era l’autista del “capo dei capi”.

A detta del pentito e di Maria Romeo, però le sue ‘dritte’ non furono valorizzate, tanto che Biondino sarà arrestato mentre faceva l’autista a Totò Riina nel gennaio 1993 grazie al pentito Balduccio Di Maggio e all’operato del Ros.  e non nel 1992 grazie alle dritte di Lo Cicero.

Guarda la puntata integrale: rai.it/programmi/report

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