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Il fratello del giudice assassinato: "Il suo è un cambiamento reale"

"Spatuzza ha compiuto un percorso spirituale di cambiamento, ha fatto condannare dei criminali e ha permesso di smascherare il depistaggio di Scarantino, un depistaggio di Stato. È giusto che lo Stato mantenga adesso le promesse, rispettando una legge, voluta, tra l'altro, da Falcone e Borsellino". Così Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, commenta all'Adnkronos la decisione di Gaspare Spatuzza (in foto), ex boss di Brancaccio di chiedere l'accesso alla liberazione condizionale così da poter uscire dal regime di detenzione domiciliare che sta scontando in una località segreta.
Il boss ha sulle spalle numerose condanne tra cui quella per l'omicidio di Don Pino Puglisi e per la strage di Via D'Amelio in quanto riconosciuto autore del furto e della preparazione della Fiat 126 che il 19 Luglio 1992 era stata impiegata come autobomba.
La notizia della richiesta di Spatuzza è stata riportata oggi dal 'Corriere della Sera' in un articolo a firma di Giovanni Bianconi. Il Tribunale di sorveglianza di Roma aveva già espresso parere negativo nonostante le Procure e le corti che l’hanno ascoltato in decine di indagini e processi avevano garantito sulla sua attendibilità e sull’importanza del suo contributo. Nello specifico si sono espresse in maniera favorevole alla liberazione condizionale anche la Procura di Caltanissetta e la Direzione nazionale antimafia. L'ex boss di Cosa Nostra, che aveva iniziato a collaborare con i magistrati nel 2008, ha insistito e oggi in Corte di cassazione è prevista l’udienza sul ricorso contro l’ultimo diniego. Che potrà essere confermato o annullato. Come riportato sempre dal 'Corriere della Sera' la legge richiede "un comportamento tale da far ritenere sicuro il ravvedimento", e i giudici di sorveglianza hanno stabilito che per un assassino macchiatosi di così gravi delitti ci voglia "un esame particolarmente approfondito e attento", che certifichi "un effettivo e irreversibile cambiamento". Da dimostrarsi attraverso la "condanna totale del proprio passato criminoso" e "comportamenti coerenti" per "lenire le conseguenze materiali e morali delle condotte delittuose". Spatuzza è sulla buona strada, ha concluso il Tribunale, ma deve "completare e consolidare il positivo percorso intrapreso".


strage viadamelio wiki

La strage di via d'Amelio


Il collaboratore di giustizia, va ricordato, ha riscritto la storia delle stragi di mafia e smascherato i depistaggi sull’omicidio di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Con le sue dichiarazioni, infatti, aveva fatto scagionare i sette ergastolani innocenti condannati in base alle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino e chiamato in causa, anche, Forza Italia, il neo partito, all'epoca, fondato da Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Quest’ultimo condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa mentre il secondo, secondo le sentenze, pagava Cosa Nostra almeno fino al 1994.
Durante il primo grado del processo trattativa Stato-Mafia il pentito aveva raccontato che pochi giorni prima del fallito attentato all'Olimpico, strage che avrebbe dovuto aver luogo il 22 gennaio 1994, si trovava a Roma per incontrare “Madre natura”, Giuseppe Graviano, per mettere a punto gli ultimi preparativi prima della nuova “strage in continente”. Così come gli era stato anticipato, prima di muoversi c'era da attendere l'ordine del capomafia di Brancaccio. Ed è per questo che l'ex boss si era recato, accompagnato da Antonino Scarano, anche lui condannato per le stragi del 1993. “Ci recammo presso il bar Doney, in via Veneto a Roma - aveva raccontato Spatuzza ai pm Del Bene e Di Matteo - Già fuori c'era Giuseppe Graviano ad attenderci. Lui era latitante e sebbene sarebbe dovuto salire in macchina mi invita ad entrare al bar per consumare qualcosa. Aveva un'aria gioiosa e mi disse che avevamo ottenuto tutto quel che cercavamo grazie a delle persone serie che avevano portato avanti la cosa. Io capii che alludeva al progetto di cui mi aveva parlato già in precedenza, in un altro incontro a Campofelice di Roccella”. “Poi – aveva spiegato – aggiunse che quelle persone non erano come quei quattro crasti (cornuti, ndr) dei socialisti che prima ci avevano chiesto i voti e poi ci avevano fatto la guerra”. “‘Ve l’avevo detto che le cose sarebbero andate a finire bene’”, avrebbe detto Graviano. “Poi - aveva continuato - mi fece il nome di Berlusconi. Io gli chiesi se fosse quello di canale 5 e lui rispose in maniera affermativa. Aggiunse che in mezzo c’era anche il nostro compaesano Dell’Utri e che grazie a loro c’eravamo messi il Paese nelle mani”. E per Paese, aveva specificato Spatuzza, "intendo l'Italia”.


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© Imagoeconomica


Salvatore Borsellino: "Quello di Spatuzza è un pentimento reale"
"Quello di Spatuzza è un pentimento reale, avvenuto in carcere e con un percorso spirituale. Al di là di questo, anche con la sola collaborazione con la giustizia, vista l'importanza processuale delle sue rivelazioni, è giusto che a un certo punto - quando e dopo quanti anni di carcere lo decideranno i magistrati - Spatuzza acceda ai benefici di legge esistenti. D'altra parte se è stato rimesso in libertà Giovanni Brusca. Quella sì è stata una cosa che mi ha un po' sconvolto, ma anche allora ho detto che il nostro è uno Stato di diritto e che le leggi vanno rispettate". Secondo il fratello del giudice assassinato a destare "scandalo" dovrebbe essere non l'eventuale liberazione condizionale per l'ex boss di Brancaccio, ma l'abolizione dell'ergastolo ostativo. "Non è assolutamente accettabile - denuncia - che dei criminali mafiosi possano essere rimessi in libertà dopo un certo numero di anni anche senza aver collaborato con la giustizia, semplicemente dissociandosi a parole. La dissociazione a parole forse aveva un significato per i terroristi rossi, che erano fortemente ideologizzati e per i quali rinnegare il loro passato anche a parole era qualcosa di veramente dirompente, ma per i mafiosi rinnegare a parole un giuramento fatto con il sangue alle loro famiglie mafiose non vuol dire assolutamente niente. Quando cesserà l'ergastolo ostativo spariranno anche i collaboratori di giustizia". "Non tocca agli uomini perdonare delitti di questo tipo, è Dio che può farlo - ha detto Salvatore - Nel caso di Spatuzza il mio ragionamento è legato solo al rispetto di una legge. Io posso perdonare mio figlio se fa una stupidaggine, un amore se mi tradisce, ma il perdono per degli assassini non lo concepisco. Io tra l'altro sono laico, non ho la fede che aveva mio fratello". Un cambio radicale di vita, però, per il fratello del giudice antimafia ammazzato dal tritolo di Cosa nostra è possibile. Lo dimostra anche il caso di Gaspare Mutolo. "Lo conosco direttamente, ci ho parlato spesso, il suo è un pentimento reale, oggi è un'altra persona. Ha collaborato con mio fratello negli ultimi giorni di vita di Paolo, che in lui aveva fiducia. Se lo dovessi incontrare a Palermo non avrei problemi a camminarci accanto, perché è una persona che ha completamente cambiato le proprie prospettive di vita. Un atteggiamento - ha concluso Salvatore Borsellino - che sicuramente non potrei avere con Brusca. Se lo incontrassi, anzi, avrei ribrezzo".


dimatteo giuseppe cavallo

Il piccolo Giuseppe Di Matteo


I giudici di sorveglianza: "Ancora da completare il positivo percorso intrapreso"
Per il legale di Spatuzza, l’avvocata Valeria Maffei, la decisione dei giudici di sorveglianza è "contradittoria" e frutto di "preconcetti". Il suo assistito pratica "riparazione e solidarietà sociale da ancor prima di collaborare con la giustizia, chiede scusa alle vittime, svolge attività di volontariato, proclama la necessità di collaborare e invita a farlo tutti i soggetti mafiosi con cui è stato posto a confronto”. Certo, è responsabile di delitti feroci, tra cui il sequestro di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, confessato dopo il pentimento con relativo sconto di pena, ma - ha sostenuto l’avvocata - "è proprio dalla gravità dei reati che deriva la eccezionalità e notorietà (mondiale) della collaborazione, anche perché inizialmente ostacolata da varie fasce politiche; e nonostante le polemiche, la bagarre politica, le minacce velate, Spatuzza non ha mai revocato la decisione di collaborare a tutto campo, rivelando notizie, ribaltando sentenze, inimicandosi buona parte degli esponenti politici di allora".
Il contributo che ha dato in questi anni Spatuzza, secondo l’avvocata, non sarebbe stato valutato in maniera adeguata dai giudici di sorveglianza, come il "percorso religioso e di studi intrapreso" in carcere. E anche alla luce della riforma dell’ergastolo ostativo richiesto dalla Corte costituzionale, per Spatuzza "è evidente il raggiungimento della prova del completamento del percorso trattamentale di rieducazione e di recupero". Inoltre, secondo la legge, gli ergastolani possono avere i benefici dopo ventisei anni di reclusione. E Spatuzza, calcolando la liberazione anticipata che si applica a tutti i detenuti, è già a trenta.

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