La sentenza della Corte di Westminster, ora il dossier passa alla ministra dell’Interno

La Westminster Magistrates' Court di Londra ha emesso formalmente l'ordine di estradizione negli Usa per il giornalista Julian Assange, fondatore di Wikileaks. La decisione è giunta pochi minuti fa e, salvo un ricorso dell'ultimo minuto presso l'Alta Corte, ora spetta alla ministra degli Interni Priti Patel dare il suo via libera finale al trasferimento dell'attivista australiano negli Stati Uniti. La ministra che avrà fino a due mesi per firmare l’ordine di estradizione e quindi decidere se confermare o rifiutare la richiesta. Una breve udienza a cui Assange ha assistito in videocollegamento dal carcere di massima sicurezza di Belmarsh - in cui si trova rinchiuso da tre anni -, al termine della quale la difesa del giornalista australiano ha annunciato che presenterà ricorso entro i termini stabiliti: termineranno il 18 maggio. Il 14 marzo la Corte Suprema, massimo organo giudiziario del Regno Unito, aveva dato il via libera all'estradizione respingendo il suo ricorso volto a impedirla e aveva incaricato Goldspring di emettere l'ordinanza. Ora la palla passa al governo. Una decisione per molti ritenuta scontata vista la posizione del governo di Boris Jhonson che non ha mai avuto intenzione di tutelare Assange.
Il whistleblower australiano rischia una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere documenti riservati su crimini di guerra commessi dalle forze americane in Iraq e Afghanistan. Su di lui pendono 17 capi d’accusa, da 10 anni di detenzione ciascuno, per un totale di 175 anni di prigione circa, per aver rivelato, tramite la piattaforma Wikileaks, segreti di Stato sulle cosiddette “guerre al terrore” USA in Medio Oriente mettendo a nudo i crimini contro l’umanità commesse dall’Occidente in Afghanistan, appunto, e Iraq.

Foto originale © David G Silvers

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