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E' sospettata di aver guidato l'auto in via Palestro. E' lei la bionda?

Quattro identikit con i volti di quattro donne e qualche testimonianza diretta, oculare, più o meno attendibile. E' da qui che la Procura di Firenze, che da tempo ha aperto un fascicolo sui mandanti esterni delle stragi del 1993 nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, è ripartita.
Le inchieste su quei delitti di Capaci, Palermo, Firenze, Roma e Milano non si sono mai fermate e sono tante le mancate verità su cui far luce. Tra queste, appunto, dare un nome e un cognome della "bionda" che fu vista subito dopo la strage di via Palestro a Milano.
Nella giornata, dopo quasi 29 anni, i Carabinieri della sezione Anticrimine dei Carabinieri del Ros di Firenze, su delega dei due procuratori aggiunti di Firenze Luca Tescaroli e Luca Turco sotto il coordinamento del procuratore capo Giuseppe Creazzo (da poco trasferito), hanno perquisito Rosa Belotti, 57enne di Bergamo. La donna è accusata di essere “l’esecutrice materiale che ha guidato la Fiat Uno imbottita di esplosivo sottratta alla proprietaria condotta in via Palestro per colpire il Padiglione di Arte Contemporanea quale alto e irripetibile simbolo del patrimonio nazionale”.

Lo spunto investigativo si incrocerebbe, secondo quanto riportato dal collega Marco Lillo, con un'altra vicenda. L'assassinio dell'agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, uccisi il 5  agosto 1989. Un'altra vicenda ricolma di misteri. E agli atti di quel processo si fa riferimento ad una perquisizione ad Alcamo in cui fu rinvenuto, il 29 settembre 1993, un arsenale impressionante di armi a due Carabinieri, che secondo gli articoli di stampa dell’epoca, sarebbe stati legati al servizio segreto militare.
A parlarne era un agente di polizia di Trapani, Antonio Federico, che anni fa portò una foto di una donna trovata durante quella perquisizione.
E secondo l'agente quella foto era dentro il volume di un’enciclopedia nella libreria del villino. E al contempo l'agente avrebbe segnalato una somiglianza tra la foto trovata in quel luogo con l’identikit numero 14 elaborato dopo la strage di via Palestro.
Quella strage avvenne la notte del notte del 27 luglio 1993.


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Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi © Imagoeconomica


Ad esplodere, davanti al Pac (il Padiglione d'Arte Contemporanea), fu un'autobomba. Lo stabile venne completamente distrutto e a causa dello scoppio morirono Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, vigili del fuoco e il vigile urbano Alessandro Ferrari, intervenuti sul posto perché dal cofano di quell'auto, una Fiat Uno, usciva del fumo. Perse la vita anche Driss Moussafir, migrante raggiunto da un pezzo di lamiera mentre dormiva poco più in là, su una panchina dei giardini pubblici. Altre dodici persone rimasero ferite.
Quella stessa notte, a Roma, esplosero gli ordigni nelle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro. Nelle stesse ore venne registrato un black out a palazzo Chigi, la sede del Governo, con le linee telefoniche che rimasero isolate per alcune ore (tanto che il Presidente del Consiglio Ciampi temeva fosse in corso un Colpo di Stato, ndr).

Della presenza di una donna nei luoghi delle stragi si parla da tempo, così come ha ricordato Marco Lillo su Il Fatto Quotidiano, tanto a Roma (attentato a Maurizio Costanzo 14 maggio e alle Basiliche di San Giorgio al Velabro e San Giovanni, notte tra 27 e 28 luglio), quanto a Firenze (27 maggio, Accademia dei Georgofili, 5 morti) che a Milano. 
Per questi delitti, è noto, i boss di Cosa nostra sono già stati condannati. Adesso, però, si cerca di scavare anche su possibili presenze esterne. Perché non vi è mai stata, in decine e decine di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, una donna in un commando mafioso. 
Al tempo, per quanto riguarda la strage di Milano, due testimoni, Luca I. e Antonella M., dissero di aver visto una ragazza sulla trentina con i capelli biondi che usciva dall’auto (una Fiat Uno) dopo aver armeggiato, nell’abitacolo.
Al posto guida c’era un altro soggetto di sesso maschile non visto bene dai due testimoni. 
Adesso Rosa Belotti potrebbe essere, secondo i pm, la donna di via Palestro. Ma il condizionale è d'obbligo, tenuto conto che la stessa Procura nel comunicato diffuso stamane afferma: “Nell’ambito delle indagini sulle stragi terroristico eversive del biennio 1993-1994, condotte dalla Procura della Repubblica di Firenze, il ROS dei Carabinieri di Firenze ha eseguito in Lombardia un decreto di perquisizione, ispezione e sequestro nei confronti di una donna che si ipotizza essere coinvolta nell’esecuzione materiale, con funzioni di autista dell’auto imbottita di esplosivo, dell’attentato del 27 luglio 1993, compiuto in via Palestro a Milano in pregiudizio del Padiglione di Arte Contemporanea, in concorso con appartenenti a cosa nostra già condannati con sentenza passata in giudicato. Si segnala che l’atto è compiuto nel corso di indagini preliminari e che l’eventuale responsabilità dell’indagata necessita di un vaglio giurisdizionale”.
Durante la perquisizione sono state portate via foto e documenti e tra pochi giorni la stessa donna, ormai finita nel registro degli indagati, verrà interrogata dai pm. Dovrà spiegare dove si trovasse la sera del 27 luglio 1993. 

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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