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di Nino Di Matteo

L'intervento per l'apertura dell'Anno Giudiziario a Palermo

Rivolgo al Presidente della Corte d’Appello, al Procuratore Generale, a tutte le Autorità presenti, agli avvocati e a tutti i colleghi il saluto del Consiglio Superiore della Magistratura che oggi rappresento.
Come ogni volta, avverto una forte emozione nel ritornare in questo Palazzo di Giustizia, il luogo al quale facevo già ideale riferimento quando da studente coltivavo il sogno di potere un giorno indossare la toga di magistrato.
Il destino mi ha riservato l’onere di occuparmi a lungo delle vicende di questo Distretto, anche le più tragiche e complesse, già da quando svolgevo le funzioni di Sostituto Procuratore a Caltanissetta.
Successivamente, per lunghi 18 anni, ho vissuto l’entusiasmante esperienza di lavorare alla Procura della Repubblica di Palermo.
Gli Uffici Giudiziari del Distretto di Palermo non sono mai stati, non sono e non saranno mai Uffici Giudiziari come tutti gli altri.
Sono convinto che tutti i magistrati che hanno il privilegio di lavorare in questa sede distrettuale ne siano consapevoli. Sentiranno sempre sulle loro spalle la grande responsabilità di rappresentare Uffici che anche nel panorama internazionale hanno segnato la storia.
Questo è il Distretto di Scaglione, di Terranova, di Costa, di Ciaccio Montalto, di Chinnici, di Giacomelli, di Saetta, di Livatino, di Falcone, di Francesca Morvillo, di Borsellino. Questo è il Distretto di magistrati che hanno scelto di onorare la toga fino al sacrificio estremo della loro vita.
Questo è il Distretto che sulle sue spalle ha sopportato l’impatto più violento del crimine organizzato e le innumerevoli insidie delle complicità politiche e istituzionali di Cosa Nostra.
E’ proprio da questi Uffici che è partita, nell’immediatezza delle stragi del '92, una splendida reazione che, nella consapevolezza di quanto la lotta alla mafia sia presupposto essenziale di ogni democrazia, ha trasformato Palermo in un avamposto di libertà.
Questi Uffici per molto tempo hanno rappresentato un punto di riferimento anche sociale e culturale per quella parte del Paese che non si rassegna al predominio di metodi predatori nella gestione del potere.


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La memoria e la ricerca della verità
Dobbiamo sconfiggere la tentazione - sempre immanente quando non si viene incalzati dall’emergenza del sangue dei morti sulle strade - dell’oblio, dell’appiattimento a logiche improntate al quieto vivere, ad un solo formale e apparente efficientismo burocratico.
Dobbiamo coltivare quello spirito di orgoglioso riscatto che animò, subito dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, la magistratura.
Lo dobbiamo gelosamente custodire nell’animo di quei magistrati che lo vissero allora e che oggi hanno il compito di trasmetterlo ai più giovani.
Nel 2022 ricorre il trentennale delle Stragi di Capaci e via D’Amelio.
E’ fondamentale coltivare la memoria. E’ importante evitare che essa si trasformi soltanto in uno sterile esercizio retorico.
Il miglior modo per ricordare i nostri morti è quello di lavorare con impegno, coraggio, determinazione e umiltà nella direzione della ricerca di mandanti e moventi ulteriori, anche esterni alla criminalità mafiosa in senso stretto, di quelle stragi, senza cedere al diffuso sentimento di rassegnazione a considerare impresa impossibile quella di colmare le lacune di verità che ancora residuano.
E’ anche per questo che la magistratura di questo Distretto ha il diritto di tornare a percepire l’Organo di autogoverno come suo baluardo.
Dovete coltivare la pretesa che il Consiglio Superiore della Magistratura funga da scudo contro quegli attacchi all’indipendenza della magistratura che vengono mossi dall’esterno e dall’interno dell’Ordine giudiziario.


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Il male oscuro del carrierismo nella magistratura
Quello che è appena trascorso non è stato un anno facile.
Il Consiglio Superiore sta ancora affrontando l’onda lunga dei ripetuti scandali emersi a partire dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia, situazioni che non ci possono sorprendere, che rappresentano l’epilogo di un malessere assai risalente nel tempo, uno spaccato di una patologia che si è diffusa come un cancro, con la prevalenza di logiche di clientelismo, appartenenza correntizia o di cordata, collateralismo con la politica. Logiche che sono state alimentate anche fuori dal Consiglio Superiore della Magistratura dal comportamento di troppi magistrati pervasi dal male oscuro del carrierismo. Tutto questo ha provocato inevitabile discredito per la Magistratura: stiamo vivendo una profonda crisi di credibilità della quale parte significativa del potere (politico, economico, finanziario) vuole oggi approfittare per avviare un vero e proprio regolamento di conti contro quella parte della magistratura che ha preteso di esercitare veramente a 360 gradi il controllo di legalità.
Un regolamento di conti con chiare finalità di vendetta, da un lato, e di prevenzione con il malcelato scopo di rendere (anche attraverso progetti di riforma ed iniziative referendarie assai discutibili) l’ordine giudiziario collaterale e servente rispetto agli altri poteri.
Dobbiamo noi reagire per primi, con la consapevolezza che nessuna riforma da sola, se non accompagnata da un forte richiamo all’etica individuale di ogni magistrato, potrà invertire questa pericolosa rotta.
Il Consiglio Superiore della Magistratura continua a vivere, con evidenti conflittualità interne, spinte contrapposte: da una parte quella ad un reale cambiamento, dall’altra la difficoltà a liberarsi di antichi e consolidati retaggi.
Pur in un contesto così difficile, ha svolto un’attività della quale è doveroso tracciare in estrema sintesi le linee fondamentali.
Nell’ambito delle Relazioni istituzionali intrattenute dall’Organo di governo autonomo è stata centrale l’attività di interlocuzione con il Ministero della Giustizia, tradottasi nell’elaborazione di numerosi pareri.


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Il ruolo del Csm
Meritano di essere segnalati innanzitutto quelli resi sull’articolato disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario e del sistema di governo autonomo.
Il Consiglio ha espresso piena condivisione in ordine al dichiarato intento della riforma, di affrancare l'azione consiliare da influenze esterne valutando favorevolmente interventi volti a rendere più trasparenti le procedure concorsuali e maggiormente verificabile l’iter decisorio. Nel parere sul disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario sono state esaminate con favore le innovazioni riguardanti l'accesso in magistratura con il ritorno al concorso di primo grado. E’ stato evidenziato che il sistema attuale di reclutamento presenta numerose criticità, ha portato ad un notevole innalzamento dell'età media dei vincitori di concorso e ha provocato ricadute negative sull'organizzazione giudiziaria nel suo complesso e sulle condizioni personali dei magistrati anche dal punto di vista della necessità di fruire di un sostegno economico familiare durante il tempo occorrente per maturare e completare la procedura concorsuale.
La risoluzione ha quindi auspicato il ripristino del concorso di primo grado, l'articolazione in via stabile dello svolgimento del concorso in più sedi, il ritorno alla prova scritta tradizionale in luogo del sintetico elaborato teorico.
Va ancora segnalato il parere reso in tema di riforma del processo penale: la cosiddetta “riforma Cartabia”. Il Consiglio ne ha anche evidenziato i numerosi e rilevanti profili di criticità sia di ordine sistematico che di possibile frizione con principi di rango costituzionale con particolare riferimento all'istituto della improcedibilità per superamento dei termini di ragionevole durata del giudizio di impugnazione.
Con riferimento alle altre disposizioni, in sede di discussione plenaria, sono state rappresentate forti perplessità, anche di natura costituzionale, sulle norme che riguardano l'attribuzione al Parlamento del potere di indicare i criteri generali di priorità nell’esercizio dell’azione Penale, potendosi individuare in tale previsione un pericoloso “vulnus” al principio generale di separazione dei poteri e una potenziale violazione del principio di obbligatorietà dell'azione penale.


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Va ancora menzionato il parere sull’ampia riforma del processo civile il quale si è soffermato in particolare sull'istituto dell'ufficio per il processo. Il Consiglio ha espresso una valutazione sostanzialmente positiva in merito, pur sottolineando alcune criticità ed evidenziando come le misure appaiono comunque insufficienti per assicurare l'abbattimento dell’arretrato. E’ stata sottolineata la necessità che l’assegnazione degli addetti ai singoli uffici e la distribuzione delle risorse, venga effettuata tenendo conto delle reali esigenze dei territori e che le risorse finanziarie annunciate divengano strutturali. Abbiamo ancora evidenziato come per abbattere l’arretrato sia indispensabile prevedere misure adeguate attraverso incentivi economici e di carriera che contribuiscano a ridurre il turnover del personale di magistratura soprattutto nelle sedi meridionali.
Di notevole importanza sono stati poi i pareri resi in materia di Procura Europea che hanno affrontato le complesse e delicate questioni di tipo ordinamentale e processuale legate all’innesto nel sistema giurisdizionale nazionale di un Ufficio requirente di carattere sovranazionale e hanno evidenziato le prevedibili difficoltà che ne conseguiranno.
Il Consiglio ha reso da ultimo un parere sullo schema di decreto legislativo sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza. Il parere, pur valutando favorevolmente l’intento del legislatore, ha segnalato alcune criticità relative tra l'altro ai vincoli eccessivi imposti alle iniziative del Procuratore, in relazione sia all’an che al quomodo delle medesime.
Per quanto riguarda la partecipazione alla rete europea dei consigli di giustizia, e più in generale i rapporti con le istituzioni europee, il Consiglio ha condiviso la proposta di espulsione del Consiglio della Magistratura polacco, poi approvato all'assemblea generale, in quanto quel consesso non rispetta gli standard di indipendenza dai suoi membri dal potere esecutivo.
Quanto alle iniziative incidenti sull’organizzazione e funzionamento degli uffici giudiziari, merita di essere segnalata la modifica della circolare del 2015 del testo unico sulla dirigenza in tema di conferma nelle funzioni direttive e semi-direttive che ha consentito di rendere più incisiva e penetrante, e nello stesso tempo più agile, la verifica sulle attività svolte e sui risultati conseguiti attraverso l'ampliamento dei dati di conoscenza e l'utilizzo di modelli uniformi per la loro acquisizione. Con l'introduzione, quale elemento suscettibili di valutazione, del coinvolgimento dei magistrati nelle scelte organizzative.


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Con riferimento ai procedimenti disciplinari nel corso del 2021 si è registrato un aumento del numero delle sopravvenienze pari a 140, superato comunque da quello delle definizioni. Sono state adottate 38 sentenze di condanna tra le quali 2 decisioni con le quali è stata irrogata la sanzione della rimozione dall'ordine Giudiziario nonché venti ordinanze cautelari.
Ancora particolarmente frenetica è stata l'attività della prima commissione. Si è registrato un aumento delle pendenze dovute all'incremento delle sopravvenienze in misura maggiore al 100%. Molti dei procedimenti sono scaturiti da un procedimento penale i cui atti sono stati trasmessi dalla procura della Repubblica di Perugia. Inizialmente iscritti a carico di un ex Consigliere della precedente consiliatura e in particolare dall'esame delle chat tratte dal telefono portatile di tale ex magistrato. Con specifico riferimento alle pratiche riguardanti il trasferimento d'ufficio di cui all'articolo 2 del regio decreto 511 del 1946 è stata intensificata l'attività di accertamento delle possibili situazioni di incompatibilità ambientale e o funzionale, tanto che la trattazione delle pratiche in questione ha rappresentato il principale impegno della Commissione. Il numero delle procedure, ben 28, nell'ambito delle quali è stata inviata al magistrato interessato una comunicazione di apertura del procedimento è decisamente superiore a quello registrato nello stesso arco temporale degli anni precedenti.
Con riferimento al settore degli incarichi extragiudiziari la prima commissione ha svolto accertamenti puntuali per garantirne la compatibilità con le funzioni concretamente espletate dal magistrato interessato, ponendo particolare attenzione al pieno rispetto dei divieti previsti dalla normativa di settore. Vanno poi segnalati interventi sulla circolare diretti a rendere ancora più rigorosi i criteri di autorizzabilità degli incarichi.


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L'impegno e la promessa
Il quadro che vi ho fornito sacrifica alla necessaria sinteticità la sua completezza. Mi avvio alla conclusione dell'intervento formulando una promessa ed un auspicio. Mi impegnerò fino all'ultimo giorno del mio mandato cercando di fare la mia parte per rendere l'attività consiliare più lineare e trasparente ed affrancarla dagli impropri condizionamenti di tipo politico o correntizio che ancora talvolta la caratterizzano. Auspico che il Consiglio Superiore della Magistratura sappia riscattarsi dalle opacità che ne hanno ridotto al minimo la credibilità e sappia recuperare la sua principale funzione: quella di tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e di ciascun magistrato abbandonando per sempre squallide logiche di potere e sottopotere che hanno troppe volte ispirato le sue scelte.

Foto © Emanuele Di Stefano

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