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di Aaron Pettinari

Ormai ci siamo. Il 2021 il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha tenuto il suo discorso di commiato del mandato che lo ha visto protagonista per sette lunghi anni. Nei giorni scorsi il presidente della Camera, Roberto Fico, sentito la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, per lunedì 24 gennaio per l'elezione del Presidente della Repubblica.
E di fronte all'arretramento della Politica, che sembra sempre più incapace di anteporre l'interesse dei cittadini e delle cittadine a quello personale o di potentati economici, è sempre più difficile individuare persone con il giusto spessore culturale e morale all’altezza di incarnare il ruolo di “garante della Costituzione” che il Capo dello Stato ricopre.
E quando si parla di certi valori non si può che pensare a Tina Anselmi, la staffetta partigiana nata a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927.
Anni addietro il suo nome venne fatto, seppur a intermittenza, per il Quirinale. E oggi, nel 2022, le possibilità che proprio una donna possa rappresentare tutti gli italiani al Colle sembrano non essere così remote.
Proprio partendo dall'esempio di Tina Anselmi, abbiamo voluto parlare del tema con Anna Vinci, giornalista e scrittrice, nonché biografa della parlamentare veneta presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, dal 30 ottobre 1981 all’agosto del 1984.

Anna, nel corso delle ultime settimane sono circolati i nomi della ministra della Giustizia Marta Cartabia, della giurista Paola Severino, di Emma Bonino e Rosy Bindi quali possibili candidate in corsa per il Colle.
Al di là dei nomi, può essere questo il tempo giusto per una donna al Quirinale?
Diciamo subito che il nostro tempo di donna da secoli non coincide con i tempi della società. E questo è un fatto e, al di là dei nomi, certo, anche io potrei aggiungerne un altro e non sarei l’unica, questo modo di procedere a mio parere è frutto di sciatteria politica e peggio ancora mentale. Mi colpisce, infatti, che solo nelle ultime settimane si stia ventilando con forza questa ipotesi, come se fosse necessaria la nomina di una Presidente donna, solo in base al genere. Tralasciando ogni tipo di valore. Certe affermazioni mi riportano a slogan pubblicitari e sono svilenti non solo per le donne, ovvio. Senza contare che si sa che i primi nomi sono ‘esposti’ per essere quali birilli buttati giù, come esperienza conferma.

Che Presidente della Repubblica sarebbe stata Tina Anselmi?
Rigorosa, puntuale e adamantina. Senza mezzi termini.
Correva l'anno di grazia 1992, un tempo che ci ricorda la tragedia delle stragi, quando il settimanale Cuore sostenne la candidatura di Tina Anselmi a Presidente della Repubblica, e venne appoggiata dal gruppo parlamentare de La Rete, Di Leoluca Orlando. E ricordo anche il 2006, quando un gruppo di blogger la sostenne attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog "Tina Anselmi al Quirinale".
In quell'occasione vennero enunciate dieci ragioni per candidarla. Veniva evidenziata, nel primo punto, la sua capacità di 
riconoscere il valore della Costituzione della Repubblica italiana; al punto i risultati che ha raggiunto nel corso della sua carriera politica attraverso incarichi di governo e istituzionali; al 5 le doti di equilibrio e dirittura morale, d'intransigenza istituzionale che le hanno fatto guadagnare il consenso più ampio e disinteressato di tutte le parti politiche; al 6 l'impegno che ha profuso fuori dagli incarichi politici per promuovere una cultura di pace e di giustizia sociale; al 7 aver esaltato il ruolo della donna nella politica e nella società, attraverso il suo esempio di vita e la sua attività politica.E appaiono tuttora attuali.
Ovvio che parlando di Tina Anselmi veniva dato risalto alla sua esperienza di partigiana, quindi alla lotta al nazifascismo in difesa della democrazia. Fortunatamente sono lontani quei tragici tempi di guerra civile, che dilaniò le coscienze del nostro popolo, ma resta la difesa della democrazia che come afferma Tina Anselmi 
è un bene deperibile che va coltivato con cura.
Fu la prima donna ministra nominata nel 1976 al dicastero del lavoro. 
è stata eletta nel 1968 alla Camera, fino al 1992. è stata ministra della Sanità tra il 1978 ed il 1979 riuscendo a portare a termine la riforma della Sanità grazie a cui tutti hanno ottenuto il diritto alla copertura sanitaria che ‘aspettava’ di essere attuata da 14 anni.
E poi c'è stata la così detta legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi, così chiamata dallo psichiatra Franco Basaglia che tanto si batté perché ciò si realizzasse; la firma della legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza, nonostante durante il referendum Tina Anselmi si fosse schierata con il suo partito la Dc contro questa legge e nonostante le pressioni del Vaticano. Un'azione forte che dimostrava all'intero mondo politico il valore della “laicità dello Stato”. Ciò mi porta a chiedermi se, al di là dell'essere donna o uomo, a non andar bene fossero proprio le qualità di Tina Anselmi.

Credi che non si sia tenuto conto di un tale spessore morale per un motivo preciso?
Personalmente, ahimè, credo che queste doti, la sua indipendenza morale e politica, pur nel rispetto delle decisioni del partito, non le giovarono. E di donne di valore ne abbiamo avute altre, ugualmente seppur ammirate, messe sotto osservazione.
Penso anche a Nilde Iotti, già dirigente del PCI e prima donna ad aver ricoperto il ruolo di presidente della Camera dei Deputati. Assieme a Tina, nella politica, è sicuramente stata tra le più rappresentative in quanto pioniera in un mondo di maschi e donna di potere, ne avessimo.

E certo il suo ruolo qual presidente della Commissione bicamerale inquirente della loggia massonica P2 di Licio Gelli non l’ha aiutata…
Aiutata?!
Considerata un corpo estraneo a un sistema di potere sotterraneo, da lei combattuto senza compromessi, la chiamavano la 
mina vagante.
E ironizzavano sul suo impegno: “ma che vuole questa Tina, che fissazione con la P2 e Gelli…”
Chiedetelo ai morti della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, agli agenti della scorta di Moro, Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino e Francesco Zizzi ammazzati il 16 aprile del 1978, a Moro il leader della Dc, ‘giustiziato’ dalla brigate rosse, il 9 maggio dopo 55 giorni di prigionia. Chiedetelo a Giorgio Ambrosoli ammazzato l’11 luglio 1979 da un sicario mandato da Michele Sindona, considerato per anni un genio della finanza, esaltato e omaggiato da Andreotti.
Seguendo le tracce, per quanto torbide e difficili da ripulire dal fango gettato da faccendieri, imbroglioni, politici corrotti, così come giornalisti compiacenti, legami con le mafie, scie di sangue la Presidente Anselmi andava scoprendo una tragica verità: si stava avvicinando, come affermò lei stessa, a vedere 
l’altra faccia della luna.


“[…] Prendere le mosse dall’assunto che Licio Gelli è pertinenza dei servizi, sin da antica data, rovescia l’assunto sulla materia, dà un taglio in ultima analisi riduttivo, sull’inquinamento dei servizi segreti, alla prospettiva di valenza politica diametralmente opposta, di una attività di inquinamento che i servizi possono avere progettato di svolgere, e in fatto svolto, attraverso questo abile e fortunato personaggio. Volendo sintetizzare in una formula, corre tra le due ipotesi tutta la differenza che c’è tra servizi segreti inquinati e servizi segreti inquinanti, tra strumento corrotto ed agente corruttore, tra oggetto e soggetto di attività eversive del sistema democratico”.
(Estratto dalla relazione di maggioranza dell’onorevole Tina Anselmi. Capitolo III – La seconda fase della loggia P2: dal 1974 al 1981)


anselmi vinci da progetto policoro

Tina Anselmi e Anna Vinci


Nella politica odierna non le sarebbe facile trovare la sua dimensione. Perché, come dimostra l'attuale momento politico con le manovre per l'elezione del prossimo Capo dello Stato, ci sono ancora dei giochi di potere e un sottopotere che continua a imperversare.
Ma perché abbiamo sempre bisogno di morti ammazzati, di stragi di innocenti, penso agli agenti, alle famiglie delle vittime. Agli orfani, perché questo Paese non riesce a raggiungere una normalità nel vivere!
E'
evidente che il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo impresse una accelerazione e un sigillo alle elezioni presidenziali del 1992.
Se pensiamo che i favoriti della Dc erano Andreotti e Forlani… Su Andreotti inutile parlare si sa tutto e niente forse. Era quel che era. Ma vorrei soffermarmi su Arnaldo Forlani, Presidente del Consiglio quando i giudici Giuliano Turone e Gherardo Colombo scoprirono la lista degli appartenenti alla P2 nella proprietà di Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi. Era il 16 marzo 1981.
Per capire la sua figura ricordo le parole di Turone che raccontò il momento in cui si recarono a Palazzo Chigi per comunicare al Presidente del Consiglio (in quel momento era assente il Capo dello Stato Pertini in viaggio all’estero) i dossier trovati nelle loro perquisizioni, tra cui gli elenchi degli iscritti dalla P2.
A riceverli fu il capo di gabinetto, prefetto 
Mario Semprini, che dall’elenco della P2 risultava titolare della tessera d’iscrizione n. 1637.
Parlando del piano di rinascita democratica Tina Anselmi mi ricordava: “Non pensare che i colpi di Stato siano solo legati ai carri armati che occupano le strade”. Dobbiamo ricordare che dopo lo scandalo P2, siamo passati da un arbitro (Pertini, ndr) a un altro (Cossiga, ndr) la cui elezione sancì la pietra tombale – parole di Tina Anselmi – sulla ricerca della verità dei misfatti di Gelli. Quello stesso Gelli che scrisse una lettera nel dicembre 1985, a Cossiga da poco eletto Presidente, in cui chiedeva la riabilitazione della sua figura e dei suoi ‘compari’, offendendo per il loro operato Tina Anselmi e lo stesso Presidente della Repubblica Pertini.

E così siamo arrivati al 1992. Un anno tragico.
Quell'anno fu davvero tragico. Oltre le stragi era scoppiata Tangentopoli. C'erano state le dimissioni del Capo dello Stato Cossiga prima della scadenza del suo mandato. Ma le tensioni politiche venivano anche da altri aspetti. Penso alle elezioni politiche di aprile dove la Dc, per “premiare” Tina Anselmi, le tolse il suo collegio, di Venezia – Treviso dove avrebbe vinto in maniera certa, una delle parlamentari Venete più amate, una istituzione a Castelfranco dove nacque e restò sempre a vivere, facendo in tal modo un regalo enorme all'opposizione. Tina fu inserita in un collegio senatoriale a Oderzo, dove la Lega di Bossi era un fiume in piena. Ah il collegio fu ‘offerto’ a Carlo Bernini, poi passò a Forza Italia...
Ricordo la voce di Tina, con un che di ironico e malinconico, quando mi disse: “Me lo chiesero come un sacrificio per il partito”. E la delusione venne anche dopo quando, nel 1995, alle prime 
elezioni dirette del presidente della Regione, il centro sinistra preferì candidare, in opposizione a Galan della Lega, un altro politico poi sparito nel nulla, quando la sua candidatura sarebbe stata perfetta espressione di quella vasta piattaforma politica che poi si sarebbe manifestata con l’Ulivo.

Ritorniamo a quel vademecum del Buon presidente o presidente della Repubblica, dove la moralità, la coscienza, il rispetto della Costituzione, sono sottolineati con forza.
Ed ecco che il centrodestra sembrerebbe pronto a proporre il nome di un pregiudicato: Silvio Berlusconi.
Stiamo vivendo un momento duro con la pandemia, ma c'è anche un'altra malattia endemica che non ci abbandona: quella della rimozione e del trasformismo.
Berlusconi lo conosciamo. Si presentò come salvatore della patria, dopo tangentopoli, nonostante i suoi legami indegni.
Ci sono state inchieste, ci sono state sentenze. Eppure ritorna. Meno male che Enrico Letta, segretario del Pd, e per una volta il partito appare compatto a seguire il suo segretario, ha detto che non lo vuole come leader al tavolo delle trattative. Anche perché altrimenti sarebbe stato un tavolo truccato...
Ancora una volta ci troviamo davanti alla volontà della classe politica di ‘disinnescare’ Berlusconi facendo pagare il prezzo a noi italiani.
E' chiaro, che il centro destra presentando compatto la sua candidatura, la usa come minaccia, subdola, che parla a chi sa capire, appunto discorsi in codice, in questo ancora una volta la Mafia ha vinto, ha esportato i suoi codici di linguaggio, che si ritrovano nella P2, non si sa chi abbia mutuato da chi. Quello che sta accadendo è osceno. Parola che in origine significava ‘infausto di cattivo augurio... Perché la conosciamo la storia dell’uomo, e non è nefasto perdurare negli errori, diabolico, disumano?
"Gaspare Mutolo, la mafia non lascia tempo", edito da
 Chiarelettere.
Lui non aveva niente contro Berlusconi, anzi lo ammirava perché era un uomo che ci sapeva fare. Poi, però, mi racconta un dato semplice:
Ero a Milano [] nel marzo del 1974, per preparare un altro sequestro. [] siamo quindici, sedici persone, tutti mafiosi, ci avevano detto che era uno importante, senza fare il nome, avevano solo precisato e per noi bastava: quello che sta costruendo Milano Due. Noi dovevamo eseguire in quel caso gli ordini di Stefano Bontade e Gaetano Badalamenti…”.
E
 continua: “[] poi tutto assieme ci viene dato lo stop e ci dicono di tornare a Palermo. Dopo qualche tempo, alcuni mesi, veniamo a sapere che Vittorio Mangano stava nella villa di Berlusconi ad Arcore, come guardiano [] Poi nasce la parola stalliere, che ci fa ridere. Avevamo capito subito il perché Mangano era stato messo lì, fungeva da segnale. [] bisognava mettere un avviso: questo non si tocca”.
Ma Mutolo dice anche altro: “Dal mancato rapimento, tra di noi, si comincia a parlare di questo Berlusconi e si sa che ci sono persone nostre [
] anche soldi nostri, soldi di Stefano Bontade [] A Milano non so come si riciclavano i soldi, ma a Roma lo so bene perché c’era Pippo Calò, era introdotto nella capitale ed era legato a Flavio Carboni per quanto riguarda la Sardegna: affari di costruzioni. Sono cose che si sanno, ma non è che uno ha sempre documenti perché, come in una famiglia, si appuntano le cose speciali, non normali. E poi si parla di misteri! Quali misteri?!”.
Mangano, lo stalliere-boss che Berlusconi e Dell'Utri hanno anche definito eroe per non aver mai parlato di loro, c'è tutto un messaggio, in codice per gli adepti.


mafia nie daje czasu polacco

La versione in polacco del libro "La mafia non lascia tempo" di Anna Vinci


In tal senso è anche grave il silenzio mediatico che c'è stato per la manifestazione del Popolo Viola, tornato in piazza contro il rischio di una possibile elezione di Berlusconi al Quirinale. E in vista del voto del 24 gennaio c'è già la volontà di 
convocare una manifestazione nazionale di tutti i partiti antifascisti. Visti i tempi forse non ci saranno folle oceaniche, ma in questo momento diventa importante che il popolo si assuma la responsabilità e faccia sentire al Parlamento quella che dovrebbe essere la direzione da prendere.
C'è da far capire alla classe politica di potere, prevalentemente maschile, che tutto ciò è inammissibile.
Per tutto questo, ripeto, è un'oscenità la sola proposta di Berlusconi come Presidente. E non importa se a candidarlo è il trio politico Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia. Perché una classe politica che permette, ripeto, questa oscenità, è responsabile in toto, anche se di un altro schieramento, non se ne può lavare le mani. E quindi uomini, fatevi da parte, mettetevi di lato, fate ala, stendete un tappeto rosso su cui avanzi una donna da voi proposta, e non da impallinare.
Una politica che non sia divisiva, né sotto l’ala di supporter, ma di alleanze alla luce del sole.
Che abbia uno sguardo non appannato, da troppe ombre di misteri irrisolti, troppo risolti inutilmente, nel pieno delle sue energie, perché per essere Capo dello Stato oggi è necessario avere voglia di mettersi in gioco, coraggio e intraprendenza ed essere scevre dalla usura che alla lunga intacca tutte e tutti.
Anche se come diceva Fanfani: ‘si è bischeri anche a venti anni’… o a quaranta … ne abbiamo visti di ex giovani rottamatori, rottamati a loro volta. Il linguaggio è importante e parlare di rottamazione fa pensare alle discariche, al gettare, allo azzeramento della memoria.
Parlare di energia, di legame con il passato, con la memoria, con le nostre maestre o maestri, riconferma l’alleanza tra generazioni, nella consapevolezza che c’è un tempo per tutto, e che noi ragazze degli anni Settanta dobbiamo essere nelle retrovie, rifornimento di nutrimento per le donne che oggi devono essere protagoniste nelle prime linee.
Una risposta al femminile, anche a quella classe politica che si ostina a candidare uomini usurati nei volti, nel linguaggio paludato di altri tempi, per un protagonismo quarantennale nelle Istituzioni.
Diceva una scrittrice quando ci saranno tante donne mediocri quanti sono oggi gli uomini mediocri nei posti di comando, avremo raggiunto la parità di genere. Ma è questo che noi donne vogliamo?!

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