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Di Matteo e Ardita bocciano la proposta per la nuova legge elettorale del Consiglio

"La nuova legge elettorale per l’elezione del Csm prevederebbe un sistema binominale con piccoli collegi. Questo farà sparire ogni possibile opposizione allo strapotere delle correnti che sottometteranno definitivamente i magistrati liberi che sono la maggioranza. Sarebbe il trionfo del correntismo e del bipolarismo che provocherà ulteriori spaccature e conflitti. La governabilità che si basa su maggioranze stabili è il peggior nemico dell’auto governo dei magistrati. Perché sacrifica il merito e premia chi milita nei gruppi che hanno più numeri al Csm. Esattamente l’opposto di ciò che aveva pensato il Costituente nell’interesse dei cittadini che meritano una giustizia serena ed indipendente: i magistrati sottomessi ad un potere interno e non previsto dalla Costituzione". E' questa la dichiarazione congiunta dei consiglieri togati del Csm Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo in merito alla riforma elettorale del consiglio superiore della magistratura che sta maturando in queste ore. Una riforma definita "imminente" dallo stesso ministro delle giustizia Marta Cartabia, che da questa mattina sta incontrando i partiti della maggioranza per fare un punto sull'emendamento al ddl in discussione alla Camera che potrebbe arrivare poi dopo il passaggio in Commissione nell'Aula a Gennaio.

Tutto cambi perché nulla cambi verrebbe da dire. In attesa di conoscere il testo completo e definitivo va sottolineato che formalmente la politica aveva annunciato che lo scopo della riforma era di creare un nuovo sistema che avrebbe dovuto arginare il potere delle correnti in modo da ridare trasparenza e credibilità all'organo di auto governo della magistratura. Tuttavia i segnali mostrano che si sta andando in tutt’altra direzione. Infatti, come ha comunicato il Coordinamento di A&I (Autonomia&Indipendenza) in un documento, grazie al sistema proposto - che prevede un sistema binominale distribuito in piccoli collegi - non si risolveranno le "indebite ingerenze politico-correntizie nelle nomine dei procuratori" nè la "corsa agli incarichi direttivi generata dalla precedente riforma, che ha incrementato il carrierismo" ma che anzi "aumenterebbe il rischio di un rafforzamento di tutti quegli elementi di sistema che la riforma vorrebbe combattere". Tali indicazioni lasciano intendere che non solo il problema delle 'cordate' non verrà risolto ma verrà addirittura incentivato poiché i gruppi di maggioranza ideologica che si verranno inevitabilmente a creare renderanno la magistratura definitivamente subalterna ai gruppi politici.

Tale progetto di riforma, si legge nel documento, non prevede nulla per quanto riguarda le modifiche sul sistema elettorale per i componenti laici al Csm, "la quale agevola la presenza proporzionale di componenti provenienti da organi politici, diretta espressione dei partiti che si sono accordati per eleggerli".
L'ipotesi di riforma, prosegue A&I, "non prevederebbe nemmeno, a quanto sembra, alcuna effettiva modifica in tema di incarichi direttivi", mentre emergerebbe "l'omessa considerazione nella riforma della proposta di rotazione 'automatica' degli incarichi semidirettivi, da noi avanzata - concludono i magistrati di Autonomia&Indipendenza - sia allo scopo di ridurre il potere di condizionamento oggi esercitato dalle correnti più forti con il sostegno della componente politica del Csm, sia al fine di porre un freno al carrierismo, valorizzando al contrario l'apporto che ciascun magistrato è in grado di offrire nell'organizzazione interna dell'ufficio".

Una proposta adeguata ad arginare il potere correntizio era già stata avanzata dal gruppo "Articolo101" alle elezioni dell'Anm (Associazione Nazionale Magistrati) di Palermo, che chiedeva appunto il sorteggio del Csm. Lo stesso Di Matteo, in un'intervista su 'La Stampa', aveva spiegato che si trattava di un "segnale da non sottovalutare: tanti magistrati chiedono una cura forte per un organismo malato. Il sorteggio temperato, magari per un tempo limitato, è il vaccino per il virus del correntismo".
Una cura quindi che avrebbe potuto spezzare il dominio decennale delle 'cordate', come definite dallo stesso magistrato nel suo libro 'I nemici della giustizia'.

Tuttavia, oltre ad ignorare totalmente la proposta avanzata dal 'gruppo 101', sembra che la politica abbia volontariamente "spostato" il baricentro dei lavori proprio ieri, in convergenza con il "caso Maresca", il giudice che è rientrato alla Corte d'appello di Campobasso dopo essere stato sconfitto da Manfredi a Napoli. Nello specifico è interessante notare come coloro che ora si strappano le vesti per il caso Maresca (ministro della giustizia in primis) urlando che l'autonomia dell'indipendenza della magistratura risultano compromessi, sono stati proprio coloro che hanno scritto e approvato la riforma della giustizia nella quale è stata completamente stravolta l'obbligatorietà dell'azione penale e quindi anche quel perno fondamentale che è l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.

"Non ci dovrà essere mai più un caso Maresca" ha detto il Guardasigilli ospite della festa di Atreju, la kermesse di Fratelli d'Italia.
Anche il vice presidente del Csm David Ermini, in una intervista su 'la Repubblica' ha detto che "serve subito una nuova legge" perché la situazione "presenta evidenti anomalie e rischia di opacizzare l'immagine della magistratura, cosa di cui non c'è veramente bisogno". Per Ermini, "è chiaro che il legislatore deve intervenire sia a livello nazionale che locale". Quanto al caso Maresca afferma: "Il Consiglio ha semplicemente applicato la legge in vigore, per la quale bisogna contemperare due diritti del magistrato, quello di rientrare nella propria funzione giudiziaria e quello di svolgere il proprio ruolo politico. Ma proprio su queste due esigenze deve intervenire il legislatore".

Il tema della riforma del Csm potrebbe approdare presto in sede di dibattimento al plenum e già i membri di Magistratura Indipendente hanno chiesto al Comitato di Presidenza che venga discussa e adottata presso la Sesta commissione una Risoluzione sul tema dei rapporti tra politica e magistratura.
I tempi della riforma sono stretti, considerato che a settembre si voterà per il rinnovo il Consiglio.
Ma il caso Maresca, su cui tutti ora si stanno concentrando, non è che la punta dell'iceberg. Il vero pericolo per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono state e sono tutt'ora le ‘correnti’ e le ‘cordate’, veri e propri “gruppi di potere”, come definiti dal consigliere Sebastiano Ardita, mere esecutrici di una volontà asservita alla politica.

Foto © Imagoeconomica

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