Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Nascosta da un armadio a casa della moglie, è stata scovata su indicazione dei pm di Firenze che indagano sulle stragi

Aveva fatto il giro di tutta Italia la notizia delle perquisizioni a Palermo, Roma e Rovigo ordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze. La stessa Dda che, coordinata dal procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, e dagli aggiunti Luca Turco e Luca Tescaroli, ha l’obiettivo di accertare l’esistenza di presunti mandanti occulti delle stragi mafiose. Sul tema c’è da tempo particolare fibrillazione e oggi L’Espresso ha riportato, in un articolo a firma di Lirio Abbate, alcuni dettagli della maxi perquisizione. Pare, leggendo sulle colonne del settimanale, che gli investigatori abbiano scoperto a Palermo una stanza segreta nell’appartamento della moglie del boss stragista Giuseppe Graviano. L’unica cosa che è data sapere, al momento, è che si tratta di un piccolo locale segreto di due metri quadrati il cui ingresso era perfettamente murato e nascosto da un armadio. Non si sa dove sia localizzato l’appartamento della donna, Rosalia Galdi che il boss chiama “Bibiana”, non si sa se e cosa hanno trovato gli investigatori, né il contenuto del materiale eventualmente scovato. Sull’esito della perquisizione c’è naturalmente il massimo riserbo ma ciò che sappiamo è che gli investigatori avevano effettuato le perquisizioni su ordine dei procuratori aggiunti di Firenze Tescaroli e Turco, nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge Giuseppe Graviano e le stragi in continente del 1993. I magistrati hanno disposto le perquisizioni perché interessati, in particolare, a cercare documenti di cui aveva parlato il capo mafia. Una mossa finalizzata anche a riscontrare le affermazioni fatte dal capomafia agli stessi pm toscani durante tre lunghi interrogatori in carcere. Il boss di Brancaccio parla di una rete di soggetti che lo avrebbe favorito e coperto nel periodo della sua latitanza legata anche alle bombe del 1993. Dichiarazioni, appunto, tutte da riscontrare e chissà se queste perquisizioni hanno portato a progressi in questo senso.
Custode dei segreti sulle stragi, Giuseppe Graviano è uno dei più importanti boss di Cosa nostra più misteriosi e pericolosi. In carcere dal gennaio 1994, è rimasto in silenzio per anni senza mai confessare da boss irriducibile qual è. Da qualche anno, però, Graviano ha iniziato a parlare qua e là. A Reggio Calabria aveva parlato di Silvio Berlusconi, aveva suggerito ai magistrati calabresi - su tutti l’aggiunto Giuseppe Lombardo che ha chiesto e ottenuto per lui l’ergastolo nel primo grado del processo ‘Ndrangheta Stragista - di indagare sulle dinamiche del suo arresto e quello di suo fratello per scoprire chi sono “i veri mandanti delle stragi”. Insomma “dice e non dice”, come sostiene l’avvocato Antonio Ingroia, e al contempo “manda messaggi a mondi interni e esterni alla mafia”. Graviano sembra avere una strategia e sembra volerla perseguire fedelmente. Di recente, a inizio di quest’anno, Giuseppe Graviano ha inviato una lettera al ministero della giustizia. Una lettera dal contenuto ignoto giunta in via Arenula proprio nei giorni immediatamente successivi al giuramento di Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale, come ministra della Giustizia nel governo Draghi. Quelle erano anche le stesse settimane in cui veniva data notizia, sempre dal LEspresso, che il fratello di Giuseppe, Filippo Graviano, aveva annunciato di essersi dissociato (non pentito) da Cosa nostra e su questo chiedeva l’accesso ad alcuni permessi premio appellandosi al beneficio previsto dopo la modifica dell'ergastolo ostativo da parte della Consulta, in quel momento presieduta proprio dalla Cartabia. Sempre a inizio anno, di Graviano, Berlusconi, stragi e segreti inconfessabili, aveva fatto cenno Salvatore Baiardo, colui che coprì la latitanza del boss di Brancaccio, che - sentito a telecamere spente dai colleghi di Report - aveva parlato, tra le altre cose, degli incontri di Silvio Berlusconi con “Madre Natura” (Graviano, ndr): “Sono stati più di tre, io li ho visti”. Baiardo, a marzo 2021, è stato sentito dai pm della Dda di Firenze. Lo stesso hanno fatto con Giuseppe Graviano, sempre in quel periodo. Sentito il gelataio (professione ufficiale di Baiardo) e il capo mafia, a Firenze è stata aperta una nuova inchiesta sui capitali iniziali del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Poi ci sono stati i viaggi dei pm a Palermo e le recentissime perquisizioni di cui in queste settimane abbiamo dato notizia. La fibrillazione, dicevamo, è tangibile mentre le acque sono torbide, soprattutto per i depistaggi attuati da Graviano. In questo senso sta a magistrati di esperienza, come quelli che siedono a Firenze, riuscire e portare a galla qualche verità in questo turbinio di silenzi e misteri.

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

ARTICOLI CORRELATI

''Parla'' il boss stragista Giuseppe Graviano

Il silenzio della Bestia

'Ndrangheta stragista, Graviano: ''Mi incontrai con Berlusconi da latitante’'

La bestia si agita!

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy