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I figli presentano una perizia calligrafica e chiedono la riapertura del caso

“Mi uccido per non dare la soddisfazione a chi di competenza di farmi ammazzare e farmi passare per venduto e principalmente per non mettere in pericolo la vita di mia moglie e i miei figli che sono tutta la mia vita… Non ho nulla da rimproverarmi poiché sono stato fedele all'Arma per trentuno anni e, malgrado io sia arrivato a questo punto, rifarei tutto quello che ho fatto. La chiave della mia delegittimazione sta nei viaggi americani...”. E' questo il contenuto di una lettera rinvenuta accanto al corpo di Antonino Lombardo, maresciallo in servizio alla sezione Anticrimine di Palermo, che diede un contributo importante per la cattura di Totò Riina.
Fu trovato morto, con colpi di pistola, alle 22.30 del 14 marzo 1995 all’interno di una Fiat Tipo di servizio parcheggiata nell’atrio della caserma Bonsignore. Venne considerato per anni come un suicidio.
Una morte su cui sono da sempre gravitati diversi dubbi. E molti riguardavano proprio quel documento. Adesso i figli del maresciallo Lombardo, Fabio e la sorella Rossella, tramite l'avvocato Alessandra Maria Delrio, del foro di Sassari, hanno presentato alla Procura di Palermo una richiesta di riapertura dell'inchiesta sulla morte del padre.
E tra gli elementi nuovi presentati, inseriti nelle nove pagine, vi è anche una perizia calligrafica di parte che sottolinea come quella lettera trovata accanto al cadavere del sottufficiale non sarebbe stata scritta da lui.
“Mio padre non si è suicidato - ha detto con forza Fabio Lombardo in un'intervista all'AdnKronos - Adesso c'è anche la prova della perizia calligrafica. Quella lettera di addio non è mai stata scritta da mio padre, come sosteniamo dal primo istante. La Procura di Palermo deve riaprire l'inchiesta sulla sua morte. Dopo quasi 30 anni è arrivato il momento della verità. Vogliamo sapere cosa è successo quel giorno, e cosa ha portato alla morte di mio padre. Ci sono troppe stranezze in tutta la vicenda. Dal primo istante, da quando è stato ritrovato il corpo senza vita di mio padre".

La perizia calligrafica
Ovviamente di interesse sono le conclusioni della perizia calligrafica sulla lettera. Oggettivamente un elemento nuovo che dovrà essere valutato.
Le conclusioni della perita di parte, Valentina Pierro, criminologa e grafologa forense sono nette: “Dal confronto tra la scrittura in verifica ed in comparazione, firma in verifica ed in comparazione, sono emersi alcuni punti di comunanza, per quanto riguarda le caratteristiche generali delle scritture, ma non per quanto riguarda ai segni più particolari, indicativi della personalità dello scrivente”, dunque, “si ritiene che i documenti in verifica, non appartengano alla mano dello scrivente dei documenti in comparazione”.
Partendo da qui, dunque, la famiglia chiede la riapertura del fascicolo: "Per far luce sui tanti dubbi illustrati, la famiglia Lombardo ha scelto di percorrere la strada dell'accertamento scientifico, iniziando da quella lettera d'addio presente sul lato passeggero della Tipo e restituita ai famigliari come ultimo saluto. Ma si può accettare l'ultimo abbraccio di un padre e di un marito senza esser certi della sua autenticità? La risposta è no! Per questa ragione e per sete di verità e giustizia, si è conferito incarico alla dottoressa Valentina Pierro, criminologa e grafologa forense, al fine di redigere apposita consulenza tecnica, affinché effettuasse un'analisi comparativa tra la lettera testamento rinvenuta nell'auto del Lombardo ed i documenti originali del Maresciallo Antonino Lombardo, in possesso della famiglia, e quindi riferire i risultati dell'indagine tramite una relazione scritta”.
Le considerazioni della perizia aprono ad un nuovo scenario: qualcuno potrebbe aver scritto quella lettera contenenti quelle esatte parole che, così, hanno condizionato gli inquirenti che all'epoca cercavano di far luce sul fatto.
Ed è così che la famiglia presenta nuove inquietanti domande: “Un soggetto terzo, che avrebbe simulato le ragioni dell'addio, avrebbe potuto, allo stesso modo, inscenare il suicidio? La fede attribuita in atti all'autenticità di quelle righe, pur senza riscontro e la carenza di accertamenti tecnici adeguati, ci fa propendere per una soluzione affermativa che può essere fugata solo da attente perizie tecniche”.
Tra gli elementi di cui tener conto anche il dato che sulla lettera non c'era neppure uno schizzo di sangue, nonostante fosse stata ritrovata accanto al corpo del maresciallo.
“Questa istanza - ha proseguito il figlio del maresciallo - va smontare la prima archiviazione dell'inchiesta che fu aperta per istigazione al suicidio. Era il 1997. La richiesta fu firmata da da sette magistrati. E poi accolta dal gip. Loro scrissero che c'era la certezza assoluta del suicidio. E ci erano arrivati dalle parole dei testimoni, ma nessuno parla di un colpo di arma da fuoco”.

Il colloquio con Agnese Borsellino
Nell'intervista all'agenzia Fabio Lombardo ha anche raccontato ciò che le disse Agnese Piraino Leto, moglie di Paolo Borsellino: “Le parlai nel 2006 per invitarla alla presentazione di un libro e in quell'occasione mi disse che mio padre l'aveva chiamata appena 48 ore prima della sua morte”. Cosa gli avrebbe detto? Che da lì a poco le avrebbe portato “su un vassoio di argento la verità sulla morte di suo marito”.
Ugualmente le disse che avrebbe catturato il boss Riina per vendicare la morte del giudice.
Tutto questo Fabio Lombardo ripeterà davanti alla Commissione nazionale antimafia, dove sarà presto sentito per la prima volta a ventisette anni dal delitto.

Anni di indagini
In tanti anni proprio il figlio, Fabio, si è speso in tutti i modi per la ricerca della verità. Nel 2015 consegnò alla Procura di Palermo dei documenti anonimi e riferì di averi ricevuto una lettera da un collega del padre, che al momento vuole restare anonimo, il quale raccolse una confidenza dello stesso maresciallo su Tano Badalamenti. “Dopo il secondo incontro con Tano Badalamenti nel carcere americano di Fayrtorn, il capomafia mi ha inviato una lettera, mi ha messo in guardia da alcuni miei superiori, disse che per motivi politici e di carriera erano legati a strani personaggi”. Questo avrebbe detto Lombardo al collega poco prima di suicidarsi.
Atti che furono acquisiti dall'allora pool che indagava sulla trattativa Stato-mafia. L'inchiesta, però, venne archiviata nel 2018.
Un anno fa sempre il figlio del maresciallo aveva parlato di una “borsa sparita” contenente “documenti importanti sulla trasferta negli Usa” con il boss Gaetano Badalamenti.
Infatti all'epoca il sottufficiale era riuscito a convincere Badalamenti, suo confidente negli anni Settanta, a tornare in Italia.
Nel 2020, un una diretta postata su Facebook, Lombardo mostrò per la prima volta le fotografie del padre morto e la pistola tra le dita, che sfiora il grembo. Una delle tante “stranezze” di questa vicenda. In quel suo intervento esprimeva le sue considerazioni sulla presenza di un'ogiva "probabilmente falsa", di "uno sparo non sentito" e proprio su quella lettera d'addio "messa in auto solo dopo lo sparo, sul lato passeggeri".
Tra i buchi più grandi vi è quello che va dalle 20.30 alle 22.30 della sera del 4 marzo 1995. Quando Lombardo venne trovato senza vita nella sua auto.
Alle 22.30 è l'allora capitano Sergio De Caprio, Ultimo, a sentire un colpo secco. "Un brigadiere dice a De Caprio che c'è una persona in auto che si sente male. E si è allontanato. Avvisano il centralino e vengono avvisati gli ufficiali vari - ha raccontato il figlio del maresciallo - Le testimonianze di quella sera non finiscono qua. C'era un militare in servizio presso il battaglione Sicilia e stranamente dice: 'Escluso di avere visto il maresciallo Lombardo né in entrata né in uscita'. Un sottotenente, capo di picchetto al Battaglione Sicilia, dice di non avere visto il maresciallo Lombardo, anche perché non lo conosceva. Inoltre non ha neppure sentito esplodere un colpo di arma da fuoco. L'unico che sente un colpo di arma da fuoco secco è De Caprio. Come fa il sottotenente a non sentire a 30 m di distanza il colpo mentre De Caprio che era a 70 metri di distanza lo sente?". "Nessuno ha visto entrare mio padre, un fantasma insomma - ha proseguito Fabio Lombardo - C'è un vuoto dalle 20.30 alle 22.30”.
Quindi ci sarebbero le testimonianze di figure che sulla carta figurerebbero come presenti in quella sera in Caserma, ma che a distanza di anni hanno raccontato di essere estranei.
Poco più di un anno fa, infatti, sul profilo facebook di Fabio Lombardo, è pervenuto il messaggio di un carabiniere che affermava di non essere in servizio la notte del decesso del Maresciallo, pur se dagli atti la sua presenza fosse data per accertata. Sarà lo stesso, dal suo profilo, a scrivere e chiarire, dopo la nota diretta facebook del figlio del militare.
Tornando alla richiesta di riapertura del caso il legale della famiglia ha voluto evidenziare ogni punto oscuro della vicenda. Ed infine ha concluso: “Si è dovuto accettare e si deve ancora accettare, senza riscontri adeguati, che ogni tassello di quel puzzle faccia parte dell'affermato epilogo suicidario, pur in assenza di rilievi tecnici, gli unici adeguati e necessari a far luce su un decesso; anche a tutela di quei familiari che attendevano per cena una parte fondamentale della loro vita affettiva. Ma nessuna autopsia, non appare necessaria, neppure per cercare eventuali tracce di sostanze o accertare l'arco temporale in cui far intervenire, con ragionevole probabilità, il decesso”.

In foto: Fabio Lombardo guarda il quadro del padre Antonino

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