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L’intervista del procuratore aggiunto di Firenze al TG2

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“Nel biennio che va dal 1992 al 1994 è stato posto in essere un progetto terroristico-eversivo che ha inciso e condizionato la democrazia nel nostro paese”.
A dirlo è il procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, da anni in prima linea alla ricerca della verità sulle stragi di mafia e i delitti eccellenti, intervistato dal giornalista Francesco Vitale. “Sono state eseguite 7 stragi, due in Sicilia, e 5 nel continente. Un’ottava doveva essere eseguita allo Stadio Olimpico di Roma e fortunatamente il telecomando non funzionò”, ha ricordato il magistrato. Luca Tescaroli, che si è occupato in prima persona delle indagini sulla strage di Capaci di cui domani si ricorda il 29° anniversario, insieme al collega Luca Turco e Giuseppe Creazzo si è recato di recente in Sicilia per condurre dei sopralluoghi volti a fare luce su pagine ancora sbiadite della campagna stragista di inizio anni ’90. “Una campagna - ha ricordato l’aggiunto di Firenze alle telecamere del TG2 - che ha sfaldato un sistema politico e ha creato le premesse perché Cosa Nostra sostituisse i tradizionali referenti politici-istituzionali e si mettesse alla ricerca di altri”. Durante l’intervista il magistrato ha risposto alla domanda sull’esistenza dei cosiddetti “mandanti alti”. “Vi sono spunti investigativi che devono essere approfonditi per ricercare la verità”, ha risposto sul punto Tescaroli. “Bisogna cercare di recidere quel legame che tiene unito lo Stato e la mafia perché è lì che si misura la forza dell’organizzazione mafiosa, in quelle relazioni ibride che devono essere debellate in maniera efficace se si vuole davvero vincere questo scontro”.

VIDEO (TG2 20:30 servizio n. 14 del giorno 22/05/2021)



Perché la mafia ha ucciso Falcone

Questa mattina su Il Fatto Quotidiano è stato pubblicato un articolo sempre di Luca Tescaroli sulle possibili ragioni che, secondo il procuratore aggiunto di Firenze, hanno portato la mafia a uccidere il giudice palermitano.
“Si è appurato che Falcone fu ucciso per tre ragioni”, scrive. La prima ragione è “il sentimento di vendetta che animava i vertici di cosa nostra per quanto aveva fatto a: Palermo quale giudice istruttore, che aveva contribuito soprattutto a istruire il maxiprocesso (che aveva condotto a condanne definitive e al riconoscimento per la prima volta dell’esistenza di cosa nostra e delle sue regole di funzionamento); Roma, quale Direttore generale degli Affari Penali, a far data dal febbraio 1991, per le attività espletate di promovimento legislativo e amministrativo”. La seconda ragione riguarda “la prospettiva di carattere preventivo: la preoccupazione per l’attività che Falcone avrebbe potuto compiere, soprattutto nel settore della gestione illecita degli appalti, tanto più se fosse divenuto Procuratore Nazionale Antimafia. Le affermazioni di Falcone su “la mafia era entrata in borsa” avevano indotto a temere che Falcone avesse capito che dietro la quotazione in borsa del gruppo Ferruzzi vi fosse effettivamente cosa nostra”. Mentre la terza ragione a detta del magistrato “si coglie se la strage si colloca nel più ampio progetto terroristico eversivo, sintetizzato dalle parole di Salvatore Riina: 'Bisogna prima fare la guerra prima di fare la pace', riportate da Filippo Malvagna. A seguito del nefasto esito del maxiprocesso, cosa nostra ha colpito gli acerrimi nemici e i tradizionali referenti politico istituzionali. Con il ricatto a suon di bombe, attuato con otto stragi (due in Sicilia e sei nel continente) e plurimi omicidi, i vertici del sodalizio hanno voluto creare un assetto di potere ritenuto funzionale alle proprie aspettative, condizionando la politica legislativa del governo e del parlamento e riannodando il rapporto politico mafioso sfaldato con altri referenti”. Secondo Luca Tescaroli “rimangono spunti investigativi che impongono di continuare a indagare per verificare se sia dimostrabile sul piano processuale una convergenza di interessi di ulteriori soggetti estranei al sodalizio mafioso nell’ideazione e nell’esecuzione della strage”, ha concluso.

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