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Il collaboratore di giustizia sentito al processo sul Depistaggio

In aula anche la testimonianza del poliziotto Maniscaldi

Gaetano Scotto? In Cosa nostra si parlava che lui aveva dei contatti con i Servizi e che lui riportava tutto a Nino Madonia (capomandamento di Resuttana, ndr). C'era questa voce”. A raccontarlo nel processo sul depistaggio della strage di via d'Amelio che vede come imputati i poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, ex appartenenti del gruppo Falcone-Borsellino, che devono rispondere all'accusa di calunnia aggravata dall'aver favorito Cosa nostra, il collaboratore di giustizia Angelo Fontana.
Nel corso della sua breve deposizione l'ex 'picciotto' dell'Acquasanta di Palermo, la cui famiglia è inserita in Cosa nostra "da quattro generazioni", come da lui stesso affermato, ha parlato nello specifico della figura del boss dell'Arenella Gaetano Scotto (in foto), tornato in carcere un anno fa dopo un blitz della Dda contro la famiglia mafiosa dell'Acquasanta.
“Si diceva che Gaetano Scotto avesse contatti con i servizi segreti...", dice Fontana, rispondendo alle domande dell'avvocato Giuseppe Seminara, che difende Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo - Nei primi anni Novanta, diciamo tra il '91 e il '92, Scotto girava con un maggiolone Volkswagen nero. Parlando con Nino Pipitone gli dicevo "'Chissu chi va a fare a Montepellegrino? U guardone?' E Pipitone mi diceva che andava, invece, a trovare degli amici'", facendo capire che si trattava di uomini dei servizi segreti.
Di Scotto, che nel processo di Caltanissetta si è costituito parte civile perché accusato falsamente dal falso pentito Vincenzo Scarantino e che è stato rinviato a giudizio per l'omicidio del poliziotto Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, ha parlato anche l'ex membro del gruppo Falcone e Borsellino, oggi in pensione, Vincenzo Maniscaldi.
Questi ha riferito di avere "partecipato alle intercettazioni sulla strage Borsellino" e di avere seguito "tutte le deleghe della Dia di Caltanissetta e della Dna".
"Vincenzo Scarantino era un tipo molto particolare, ma io non ho mai avuto problemi con lui. Era molto geloso della moglie. Quando ero in servizio a San Bartolomeo al Mare meno stavo in casa e meglio era. E quando la moglie doveva uscire per fare delle incombenze allora preferivo che andasse solo la nostra collega donna", ha ricordato mercoledì Maniscaldi. Nel corso dell'esame il procuratore aggiunto Gabriele Paci ha mostrato a lui alcuni brogliacci delle intercettazioni che furono registrate dal telefono di Scarantino, durante il soggiorno a San Bartolomeo a Mare. “Quell'attività non era costante - ha ricordato - Si andava nella saletta per verificare anche lo stato della macchina di registrazione. Il nastrino partiva quando si alzava la cornetta e registrava anche se non c'erano conversazioni”. Esaminando i documenti l'ex poliziotto ha potuto riconoscere alcune grafie nei documenti, tra cui quella del collega Mattei. “Questa grafia è di Mattei - ha proseguito - aveva una bella grafia, l'ho sempre invidiata. La riconosco perché abbiamo fatto insieme le squadre del fantacalcio".
Nel corso della deposizione l'ex ispettore ha anche raccontato come si venne a sapere che Scarantino avrebbe ritrattato a Como nel 1998. “Noi sapevamo già da maggio che Scarantino avrebbe ritrattato - ha ricordato - Lo scoprimmo per caso. Stavamo facendo delle intercettazioni ambientali a casa di Gaetano Scotto, che era latitante, e ascoltammo una conversazione della moglie di Scotto. Lei diceva che era stata avvicinata dal legale in udienza e che era stata invitata a recarsi nel suo studio. Quindi lamentava di dovere tirare fuori dei soldi per pagare il legale di Scarantino per la sua ritrattazione. E lei non era molto d'accordo. Con quella attività scoprimmo anche che Scarantino si trovava a Padova, che la signora di Scarantino era tornata col marito portandosi la mamma e la sorella, inserite nel programma di protezione”.
Rispondendo ad una domanda su come nacque l'indagine su Gaetano Scotto ha poi aggiunto: “Lui era conosciuto dalla Mobile perché in precedenza era già stato indagato. Nello specifico tutto partì dagli accertamenti sul fratello Pietro. Quest'ultimo sarebbe stato visto da alcuni parenti della famiglia Borsellino che dissero di averlo visto armeggiare nel pianerottolo. Facemmo degli accertamenti su eventuali interventi della Sip e scoprimmo che vi era stato un intervento della ditta dove lavorava Scotto”.
Il poliziotto ha anche parlato dell'indagine condotta sulla “ritrattazione televisiva” di Scarantino: “Il 3 agosto del 1995 su delega di Petralia venne acquisita la cassetta contenente l'intervista rilasciata nel 1995 da Scarantino a Mediaset. Ci fu chiesto di identificare Vittorio Sgarbi, Angelo Mangano, la giornalista che aveva mandato l'agenzia di stampa la mattina del 26, e Paolo Liguori. E di fare degli accertamenti. La cassetta arrivò tramite un corriere. Tutto poi è stato inoltrato alla Procura”.
L'udienza odierna, salvo imprevisti, procederà con l'escussione di altri testi delle difese.

Foto tratta da palermo.repubblica.it

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