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Il papà Vincenzo: “Felice per la sentenza. Ma ora voglio i responsabili delle istituzioni”

Oltre trentuno anni di attesa per avere giustizia. Le due dita alzate in alto a formare la “V” in segno di vittoria. Gli occhi lucidi e la voce rotta dall'emozione. E' il giorno della festa del Papà e per Vincenzo Agostino, padre del poliziotto Antonino ucciso il 5 agosto 1989 all'ingresso dell'abitazione estiva della famiglia Agostino a Villagrazia di Carini (Palermo) insieme alla moglie Ida Castelluccio (incinta), i motivi per gioire sono molteplici. Perché con la condanna del boss Nino Madonia, condannato all'ergastolo in abbreviato dal Gip Alfredo Montalto (come richiesto dalla Procura generale), finalmente un pezzo di verità e giustizia è stato raggiunto. Quella verità e giustizia per cui si è battuto per anni assieme alla moglie Augusta, deceduta nel 2019, assieme alla sua famiglia e l'avvocato Fabio Repici, a cui si è aggiunto Calogero Monastra.
Serviranno altri passi, è vero, e da questo punto di vista il processo che prenderà il via il prossimo 26 maggio, con il rinvio a giudizio del boss Gaetano Scotto accusato del delitto, e Francesco Paolo Rizzuto (accusato di favoreggiamento aggravato).
“Grazie a tutti. E alla magistratura onesta - ha detto Vincenzo Agostino mentre usciva dall'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo - Oggi è un giorno di grande gioia per me... Mi dispiace solo che oggi non c'è mia moglie con me. E' stata raggiunta una verità importante, ma non taglierò la barba. Voglio aspettare la fine del processo nei confronti di Scotto, l'uomo chiave dei rapporti fra la mafia e pezzi deviati delle istituzioni. La verità sulla morte di Nino e Ida è ancora chiusa in qualche palazzo delle istituzioni”.





"Sui mandanti ci vuole ancora tempo - ha poi aggiunto, circondato dai ragazzi delle associazioni Libera e del Movimento culturale Internazionale Our Voice - mi auguro che anche loro possano essere condannati. Ma intanto per gli esecutori c'è una condanna e l'altro è rinviato a giudizio. La sentenza di oggi è un principio di verità per l'Italia perché le stragi di Palermo sono iniziate a casa mia. Qualche tempo dopo l'omicidio di mio figlio e di Ida c'è stata la strage di Falcone con cui, da quello che emerge dalle carte, mio figlio collaborava. Altrimenti Falcone non sarebbe venuto alla camera ardente di mio figlio e non avrebbe detto: 'Io devo la vita a questi due ragazzi. Mi auguro che dopo questa giornata qualcuno si decida a parlare. Ci sono ancora tre persone in vita che ricoprono ruoli istituzionali importanti in Italia, spero si decidano a parlare". E guardando alle indagini fin qui compiute è anche facile intuire a quali pezzi delle istituzioni fa riferimento. “I nomi non li posso fare, ma sono tre che ricoprono un ruolo istituzionale importantissimo. Loro possono sapere quello che ha lasciato scritto mio figlio, che hanno letto la lettera che era nell'armadio". Un riferimento chiaro anche a quegli appunti che furono fatti sparire dalla casa del poliziotto e che diedero forza sin da subito al depistaggio sulle indagini.





Soddisfatto per l'esito del processo in abbreviato anche l'avvocato Repici che già annuncia di voler andare ancora più a fondo nell'imminente processo in ordinario, chiamando a testimoniare anche quelle istituzioni che per anni si sono trincerate dietro oscuri silenzi: “La sentenza di oggi ratifica quello che noi avevamo già segnalato: c'è la prova che il duplice omicidio Agostino-Castelluccio è stato commesso da due killer, Antonino Madonia e Gaetano Scotto, che erano due importantissimi esponenti di Cosa Nostra.
Importantissimi, perché erano coloro che detenevano il capitale sociale più importante di Cosa Nostra: quello delle relazioni con gli apparati di polizia e dei servizi segreti”.
Poi ha aggiunto: “Quello di oggi non è solo il primo passo, è il passo finale di un percorso difficile e tortuoso in cui la verità si sapeva e gli apparati dello Stato rifiutavano di riconoscerla, perché certi apparati dello Stato erano complici del duplice assassinio. Finalmente grazie ai monumentali sforzi dei genitori di Nino Agostino, della Procura generale e della Dia, per una volta mi viene da dire che oggi la giustizia è riuscita a tenere insieme terra e cielo".





Repici è andato anche oltre la sentenza odierna che certifica le responsabilità di Cosa nostra nel delitto. Perché dietro ai boss muovevano le fila anche altri soggetti. "Insieme con loro - ha proseguito il legale della famiglia Agostino - hanno concorso all'omicidio e per questo motivo si sono adoperati in azioni di depistaggio vergognose fin dal primo momento successivo all'omicidio, con la sparizione e la distruzione degli appunti di Nino Agostino. Fecero sparire gli appunti per nascondere la verità. Noi chiameremo a dibattimento, come testimoni tutti i personaggi della Polizia di Stato, dell'Alto commissariato antimafia e del servizio segreto civile che all'epoca erano operativi e si sono adoperati, molti di loro, per il depistaggio più indegno che si sia svolto sul cadavere di un poliziotto. Chiameremo anche numerosi soggetti istituzionali che, pur a conoscenza dei retroscena del duplice omicidio, per anni sono stati silenti, inclusi coloro che non erano complici della area di contiguità istituzionale rispetto all'omicidio. Mi auguro che dopo si arrivi a questa sentenza, anche per gli sforzi titanici da parte di Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, che hanno tenuto sulle loro spalle l'intera dignità di un Paese che veniva calpestata da anni di depistaggi e di mala giustizia. Spero che coloro che hanno una coscienza, la facciano rivivere e vengano al processo a parlare e pronunciare parole di verità".

Foto/Video by Emanuele Di Stefano


agostino vincenzo sent libera


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