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Il pentito su Pittelli, l'ex governatore Calabria, le elezioni a Vibo e la loggia coperta di Tropea

Dopo Luigi Guglielmo Farris è stato il turno di un altro pentito di spessore intervenire in qualità di testimone al processo Rinascita-Scott. Si tratta di Cosimo Virgiglio, ex imprenditore, ex doganalista, ex uomo di fiducia del boss Rocco Molè (elemento di spicco del clan Molè-Piromalli), ex massone, ex collaboratore del Sisde all'interno del Porto di Gioia Tauro. Tutto questo è stato Cosimo Virgiglio, per anni, infatti, figura cardine di quel mondo sommerso che vede unificati ambienti dell’imprenditoria, della politica, della mafia e delle logge. Ed è proprio di quest’ultimo ambiente che Virgiglio ha parlato in aula. Entrato in massoneria a Messina grazie al professore universitario Marcello Caratozzolo, il teste ha raccontato dei primi anni di scalata nelle logge che da Roma lo portarono a Vibo Valentia da lui descritta come “l’epicentro della massoneria legale ed illegale”. “E’ stato il vecchio Domenico Piromalli di Gioia Tauro, fratello dei patriarchi Mommo e Peppino Piromalli, a venire una volta a Messina nello studio di Caratozzolo informandoci che da Palmi era stata avviata una grossa indagine contro la massoneria. Era l’inchiesta di Agostino Cordova ed era Natale del 1992”, ha detto il pentito. “Allora io e Caratozzolo ricordo che bruciammo tutti i documenti comprovanti il nostro inserimento nella massoneria. Da lì - ha affermato Virgiglio - il mio trasferimento a Roma dove conosco l’ambasciatore di San Marino Giacomo Maria Ugolini, uno dei personaggi più importanti della massoneria. Fu lui a dirmi di tornare in Calabria ed affiliarmi ad un’altra massoneria, quella rappresentata a Vibo Valentia dalla Gran Loggia dei Garibaldini d’Italia retta dal gran maestro Giuseppe Francica, un professore. La sede era a palazzo Francica a Vibo Valentia in piazza Morelli”.
Al tempo, però, Cosimo Virgiglio non interruppe i rapporti con le logge Roma entrando anche nell’ordine del Santo Sepolcro il cui gran maestro sarebbe stato un vescovo e fra i personaggi di spicco aderenti il collaboratore ha indicato "Franco Sensi". Quindi il ricordo di alcune date particolari, come il 1993 quando i vertici mondiali della massoneria “fra cui Ugolini, Ligresti e Sensi - ha ricordato Virgiglio - decisero che i magistrati non dovevano mai più essere affiliati alla massoneria ufficiale perché si erano dimostrati inaffidabili dopo lo scandalo dell’inchiesta di Palmi. Al loro posto si decise che sarebbero stati gli avvocati a tenere i rapporti e ad essere affiliati. Fu in particolare l’imprenditore Elio Matacena a proporre di non fare entrare più ufficialmente i magistrati nelle logge. In ogni caso nel 1993 vennero creati i c.d. Sacrati sulla Spada, ovvero venne permesso a personaggi con precedenti penali e appartenenti alla criminalità organizzata di entrare riservatamente in massoneria attraverso logge coperte”. Sul punto Virgliglio, interrogato dal pm Antonio De Bernardo, ha svelato al Tribunale collegiale di Vibo Valentia l’esistenza di una particolare loggia coperta dal nome di “Amor di Patria” ed aveva il numero 1784. “La sua sede era a Tropea - ha spiegato il collaboratore di giustizia - e ricomprendeva anche il territorio di Nicotera, Limbadi e Briatico. Ne faceva parte Giovanni Mancuso di Limbadi, detto Zi Giovanni, un tale Sangianiti della Guardia di Finanza, un tale Schiavone. E’ stato Sangianiti a presentare Giovanni Mancuso ad Ugolini. Mancuso doveva riciclare del denaro sporco e di tale cosa si interessò Giacomo Ugolini per realizzare con tale denaro un centro per anziani a Paravati che doveva essere costruito dall’impresa Restuccia. Io ed altri massoni - ha aggiunto Virgiglio - avevamo chiesto la chiusura di tale loggia di Tropea in cui venivano convogliati i sacrati sulla spada, ma non siamo mai stati ascoltati”. Quindi l’idea di realizzare una loggia del Grande Oriente d’Italia anche a Limbadi, idea che venne bocciata, ma soprattutto il racconto di avvenimenti che pongono ancora una volta la città di Vibo Valentia sotto i “riflettori”. Continuando sulla questione delle logge coperte il collaboratore di giustizia, rispondendo alle domande del pm De Bernardo, ha elencato i nomi di alcuni soggetti politici che, secondo le sue conoscenze, ne avrebbero fatto parte. “A Crotone la loggia Pitagora l’abbiamo affidata a Sabatino Marrazzo che era il nipote del boss di Belvedere Spinello, Guerino Iona, ed il tempio era in un residence nel Crotonese. Un fratello di Sabatino Marrazzo, di nome Agostino, era stato arrestato per omicidio e rischiava l’ergastolo. Sabatino Marrazzo si rivolse in lacrime - ha ricordato Virgiglio - al gran maestro Pino Francica per tirare fuori di galera il fratello. Francica non si scompose e gli disse di segnarsi un nominativo di Cosenza. Agostino Marrazzo ricordo che venne poi assolto. Dei politici facevano parte della massoneria coperta i fratelli Torchia, sia il professore che l’avvocato, Franco Corrado che era il segretario particolare di Chiaravalloti”. Sull’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Calabria, Virgiglio ha poi aggiunto: “Prima del 1993 Chiaravalloti entrò nella loggia coperta, che gestiva, da magistrato, ed insieme a lui c’era anche il procuratore Franco Tricoli. Alcuni incontri riservati avvenivano in un ristorante di Settingiano dove io stesso ho incontrato i fratelli Torchia, Saverio Zavettieri, il senatore Speziali, Franco Corrado. Ricordo che Speziali faceva parte della loggia coperta Pitagora, mentre altro massone coperto era Luigi Sorridente di Gioia Tauro, nipote di Peppino Piromalli. Chiaravalloti è venuto due volte a cena con noi così come Gigi Fedele”.

Elezioni e logge
Tra le varie dinamiche snocciolate da Cosimo Virgiglio, sempre in tema massoneria, c’è quella delle elezioni di Vibo Valentia del 2002. In quell’anno, ha ricordato il teste, “tutte le logge scelsero di sostenere a sindaco di Vibo Valentia Elio Costa. Sono anni importanti per le strategie della massoneria perché nel 2004 - ha spiegato Virgiglio - all’hotel San Leonardo di Vibo Valentia si tenne una riunione importante alla luce del sole, aperta al pubblico. Con la scusa di una borsa di studio da assegnare alla memoria del figlio di Tedeschi, un massone di Vibo, il dottore Petrolo, medico-chirurgo che reggeva una loggia, riuscì a fare scendere a Vibo il Gran maestro del Goi Gustavo Raffi e ostentare così il vero potere delle logge. Arrivò anche Ugolini - ha continuato - e vennero invitati sia il sindaco di Vibo Elio Costa, sia il presidente della Provincia di Vibo Bruni. Il giorno prima di tale riunione, sempre all’hotel San Leonardo alcuni pezzi grossi della massoneria si riunirono per spartirsi i posti di potere: nomine, porto di Gioia Tauro, elezioni, ed era sempre presente l’avvocato Cassodonte di Soverato. Erano presenti anche diversi templari, Emo Danesi ed altri personaggi”.“E’ stato proprio l’avvocato Cassodonte - ha sottolineato il pentito - a dirmi che in una loggia di Catanzaro era iscritto l’avvocato Giancarlo Pittelli che si decise di sostenere elettoralmente alle politiche. Lo stesso Pittelli venne segnalato come soggetto da votare, sempre dall’avvocato e gran commendatore Cassodonte, in altra riunione svoltasi all’hotel 501 di Vibo. Stessa cosa fece pure Pino Francica, gran maestro della Gran Loggia dei Garibaldini con sede a Vibo. Si diceva che Pittelli era in grado di relazionarsi con i magistrati. In tali riunioni si decise anche la nomina del nuovo presidente della Provincia di Reggio Calabria, così come di sostenere elettoralmente a sindaco di Briatico Niglia che faceva parte sia della loggia Morelli del Grande Oriente, che era la più potente di Vibo, sia di quella coperta di Tropea. Ricordo anche - ha spiegato Virgiglio - che da Sinopoli un ispettore di polizia che stava a Tropea ci disse che fra i politici da sponsorizzare c’era pure Gigi Fedele. Per le elezioni di Vibo, in ogni caso, sono stati in particolare i medici appartenenti alle logge ad interessarsi alle votazioni perché solitamente sono quelli che più facilmente possono fare volantinaggio con i loro clienti e chiedere il voto. A seguire c’erano gli avvocati appartenenti alle logge che avevano contatti con la criminalità. Affinchè i massoni ottenessero i voti della criminalità si rivolgevano ai Mancuso, considerando molto meno gli altri clan”.

La tre punte della stella della 'Ndrangheta
Cosimo Virgiglio ha anche ricordato quelle che erano, stando alle sue conoscenze, le tre maggiori figure sul Tirreno nell’ambito della ‘Ndrangheta.Pino Piromalli detto Facciazza, di Gioia Tauro, Nino Pesce detto Testuni, di Rosarno, e Luigi Mancuso di Limbadi erano i tre capi di tutta la ‘ndrangheta della zona. Erano le tre punte della Stella, una terminologia - ha ricordato il collaboratore - che mi venne spiegata anche da Rocco Molè il quale ricordava come tali tre famiglie erano quelle che avevano realizzato il porto di Gioia Tauro e quindi erano superiori a tutte le altre. Delle medesime Punte delle Stelle mi parlò anche i siciliano Pippo Di Giacomo, pure lui collaboratore di giustizia, nel corso di un comune periodo di detenzione”.

Fonte: ilvibonese.it

Foto © ACFB

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