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Detto-fatto. Così come annunciato già ieri dopo il fallimento delle consultazioni per un Conte ter, il cui mandato esplorativo era stato dato al Presidente della Camera Roberto Fico, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato al Colle Mario Draghi per affidargli l’incarico di “formare un governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili".
Un incarico per formare un governo istituzionale che lo stesso Mario Draghi ha accettato seppur "con riserva" che "scioglierà alla fine delle consultazioni” con le varie forze politiche.
“Con rispetto mi rivolgerò al Parlamento. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti e le parti sociali emerga l’unità”, ha detto alla fine del colloquio di un’ora con il Presidente della Repubblica.


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Nella sua dichiarazione al Quirinale Draghi ha ringraziato Mattarella “per la fiducia” sottolineando che “è un momento difficile”. “La consapevolezza dell’emergenza - ha aggiunto - richiede risposte all’altezza della situazione e con questa speranza che rispondo all’appello. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide”. Quindi ha osservato: “Con grande rispetto mi rivolgerò innanzitutto verso il Parlamento, espressione della volontà popolare. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Ue, abbiamo la possibilità” di operare “con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile”.
Adesso la palla passa ai partiti che dovranno decidere se appoggiare o meno in Parlamento il governo istituzionale.
Quella di oggi, dunque, sarà una giornata interlocutoria tra i vari partiti.


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Tra chi si è detto disponibile a collaborare c’è il Partito democratico. Il segretario Nicola Zingaretti, il primo a commentare la prima dichiarazione di Draghi da premier incaricato, non rinuncia a tenere insieme l’alleanza residua di governo con M5s e Leu, chiedendo un incontro con le due forze alleati ora che “si apre una fase nuova”.
E' tra i Pentastellati che potrebbe aprirsi una vera crisi. Da una parte c'è chi sarebbe pronto a sostenere un governo del Presidente. Dall'altra chi, come il reggente Vito Crimi, a parole ha già espresso il proprio no.
Nel centrodestra, se Forza Italia ha risposto subito presente, Matteo Salvini prende tempo pur lasciando intendere la possibilità di apertura: “Non abbiamo pregiudizi nei confronti di Draghi. Vogliamo parlare di taglio di tasse e apertura dei cantieri con la prospettiva del voto”. Ferma sulla linea delle elezioni anticipate resta Giorgia Meloni. Chiaro il sì di Italia Viva che, come noto, porta in dote soprattutto 18 senatori. Tra i piccoli va verso il no Liberi e Uguali - ma attenderà il discorso di insediamento - e esprime il suo sì Più Europa e Azione (che in Parlamento mette insieme 3 o 4 voti tra Camera e Senato). Intanto, come era da aspettarsi, sul piano economico c'è già stato un primo effetto alla notizia dell’incarico a Draghi con le borse in rialzo e lo spread è sceso a 105 punti base.

Foto © Imagoeconomica


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