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di Aaron Pettinari

La quarta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza con cui lo scorso aprile la Corte d'appello di Palermo aveva riconosciuto a Bruno Contrada la riparazione per ingiusta detenzione, quantificandola in 667mila euro. Una cifra decisamente superiore a quanto Strasburgo aveva stabilito nell'aprile 2015 per i danni morali (una somma di 10mila euro).
La decisione dei Supremi giudici è giunta dopo una camera di consiglio svolta ieri, in cui sono stati esaminati i ricorsi della procura generale di Palermo e dell'Avvocatura dello Stato (per conto del ministero dell'Economia) contro la pronuncia dei giudici palermitani depositata lo scorso aprile. La Corte d'appello di Palermo, dopo che saranno depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione, dovrà quindi riesaminare la questione.
Sul caso Contrada si è dibattuto a lungo negli ultimi anni. In particolare a far discutere è l'affermazione, erronea, diffusa da diversi organi di informazione per cui si sostiene che nel 2017 la sentenza di condanna a dieci anni di carcere contro l'ex Sisde sia stata "revocata" della Corte di Cassazione, ma la realtà è ben diversa.
In realtà, in quel dispositivo dei Supremi giudici non vi era alcun riferimento alla revoca della sentenza divenuta definitiva nel 2007, ma si dichiarava “ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna” in quanto il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, all'epoca dei fatti non era sufficientemente definito con chiarezza dalla giurisprudenza.
Il tutto senza esprimere alcuna valutazione nel merito dei fatti per cui lo stesso Contrada è stato ritenuto colpevole. Episodi certificati, che restano. Piaccia o non piaccia all'ex numero tre del Sisde.

(Prima pubblicazione: 21-01-2021)

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