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La protesta di Ida Bonfiglio, Luana Ilardo e Sonia Bongiovanni



Abbiamo un disperato bisogno di tanti Luoghi della Memoria, sparsi in tutta Italia, legati gli uni agli altri come delle sinapsi che creano conoscenza e coscienza, memoria collettiva indelebile di ciò che è stato affinchè non accada mai più.
E mentre a fatica avanziamo e controvento urliamo la nostra Resistenza, ci capita di leggere questi commenti, che attenzione! vengono da cittadini onesti ed integerrimi, normalissime persone per bene:

“Orribile! …Un parco inteso come luogo ludico, ricreativo e aggregativo non dovrebbe essere intitolato ad una giovane vittima di terribile violenza, LO RITENGO INFELICE.”

“…un parco giochi dovrebbe portare un nome di allegria, non ricordare una brutta tristezza.”

“…che senso ha rappresentare, da sempre, la Sicilia come popolo mafioso?”

“…distrarre la gente per futili motivi, non rende grazia. La storia non appartiene ad una villa”.

“Quanta fuffa.”

“Che tristezza.”

“Ma perché a stu picciriddu? Non n’apparteni! Casomai c’era Carmelo Quagliata ca stava ccà!”

“C’è già una targa a San Giuseppe Jato.”

“Ma se qua non c’è neanche una via Falcone Borsellino?”

Queste parole e molte altre, amarissime e corrosive come il più potente degli acidi, sono il nuovo “fusto” in cui si tenta di sciogliere, ancora una volta, il piccolo Giuseppe Di Matteo.

L’odore acre prende alla gola e la stringe, salgono le lacrime agli occhi.

Una Amministrazione Comunale che accetta di dedicare il suo Parco a Giuseppe Di Matteo è una boccata di aria pulita e fresca, una speranza per noi che, disperati, combattiamo coi nostri miseri mezzi un mostro enorme e potentissimo. Preghiamo, inveiamo, litighiamo, urliamo “ammazzateci tutti” ma non uccidete i nostri Giudici, facciamo Memoria in ogni modo, parliamo con tutti, soprattutto con i ragazzi e i giovanissimi affinchè ognuno sappia che COSA E’ LA MAFIA per poterla riconoscere e negarle il diritto di esistere.

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo” ha detto Paolo Borsellino, e queste parole sono per noi sacre, perché ne comprendiamo il potere e l’auspicio.

Cittadini e ragazzi entusiasti della scelta del nome di Giuseppe Di Matteo per il parco di Calatabiano, rinfrancano dalle amarezze, danno speranza e poi sì, certamente vi sono opinioni diverse, ed ognuna deve essere rispettata anche quando non è condivisa; è il sale della democrazia ed uno dei fondamenti delle libertà sacrosante di ognuno di noi, ma…

Ma la politica e le sue manovre e convenienze, le piccole miserie ed i rancori paesani, sono una cosa, il rispetto per la memoria di chi è morto per mano mafiosa è un’altra, soprattutto se era un bambino.

Assistiamo basiti e disgustati a continue strumentalizzazioni e passerelle sui luoghi e sui nomi dei nostri Martiri, sciacallaggio ed esaltazione di questo o quel nome utile o negazione del loro diritto ad essere ricordati.

Nauseanti photo opportunity o dichiarazioni di ineguagliabile miseria ci piovono da ogni parte.

E poi, nel nostro piccolissimo, accade che il nome di un grande Papa venga contrapposto strumentalmente a quello di un povero bambino nato in una famiglia di mafiosi e ucciso dalla mafia stessa, dopo 779 giorni di segregazione in catene e in un buco sottoterra.

Oppure comparato e soppesato, avendone la peggio, con un altro piccolo martire innocente, ma della furia nazista in ritirata. Abbiamo le gerarchie pure nel martirologio, i morti seppure innocenti a quanto pare, non sono tutti uguali.

Non mi importa la politica del paese dove vivo, non me ne sono mai interessata, ma non posso permettere che venga ancora offesa la memoria di questo bambino.

In quanti altri modi e maniere deve essere cancellato dalla faccia della terra Giuseppe Di Matteo?

Ho chiesto pubblicamente ma non ricevo risposte. Vorrei mi si spiegasse, argomentando, magari non come delle comari da Facebook e senza creare un pollaio o fomentare come in uso ultimamente, per quale motivo il Parco Comunale non avrebbe dovuto essere intitolato, come da decreto di S. E. il Prefetto di Catania, a Giuseppe Di Matteo, e per quale motivo in certi ambienti lo si continua a denominare come “dedicato” a Papa Giovanni Paolo II, lo stesso che ha scomunicato i mafiosi.

“Dedicato”, come le canzoni alla radio di tanti anni fa…

“Il nome di Giuseppe Di Matteo dovrebbe essere presente in ogni paese e città, ogni ragazzino dovrebbe almeno per una volta nella sua vita pensare a Lui mentre gioca felice e libero, col vento nei capelli ed il sole sul viso, nella certezza che nessuno mai! Mai potrà rinchiuderlo in buco schifoso, ucciderlo e scioglierlo nell’acido.

Una volta almeno dovranno pensare a Lui, e odiare e disprezzare la mafia con tutte le loro forze, in ogni suo aspetto e forma.

Almeno una volta dovranno sentire un nodo in gola e le lacrime bruciare gli occhi pensando a Giuseppe Di Matteo, o il nostro Paese mai potrà liberarsi da questa immonda piovra che l’opprime.”

Sarebbe bello se qualcuno, con dignità e rispetto, riuscisse a chinare il capo davanti a Giuseppe, a Giuseppe non ai vivi ma Lui, e a dirgli: “Mi dispiace piccolo per quello che ti hanno fatto. Non ti dimenticheremo mai, vivrai in qualche modo anche qui da noi, nel nostro Parco, in un paesino dove non sei mai stato, ma finalmente libero.”

Ida Bonfiglio



Ancora una volta ci troviamo davanti un episodio di denigrazione sociale dove non si può rimanere indifferenti. Sapere che ci sono persone che non trovano giusto un atto di solidarietà nei confronti di un povero innocente angelo caduto in una impietosa guerra di mafia, mette tristezza nell’animo e nel cuore.

L’unica “colpa” di Giuseppe Di Matteo essere figlio di un criminale malavitoso, l’unica colpa di Giuseppe Di Matteo essere nato in una famiglia sbagliata.

Chi meglio di me, può conoscere questa sensazione che ancora oggi, nonostante il mio impegno attivo per la legalità porta addosso quel “marchio” che non ha mai chiesto di avere e nulla ha fatto per meritarlo, essendo solo vittima di una becera cultura che non permette ad un singolo individuo di essere catalogato un cittadino onesto solo perché i nostri genitori hanno sbagliato.

Parliamo sempre di legalità, predichiamo dissociazioni per avere esempi concreti che si può cambiare, che si possono prendere le distanze dagli ambienti malavitosi, dalle stesse famiglie di appartenenza, ma puntualmente poi ci ritroviamo a fare i conti con una mentalità bigotta che nonostante i sorrisi di circostanza fatti in presenza, hanno bisogno di pochi secondi per rilegarci in quel mondo che non abbiamo mai chiesto o scelto ma al contrario pagato a carissimo prezzo.

Credo che sia davvero sconfortante e ingiusto dover ancora contestualizzare il povero Giuseppe Di Matteo in tale ambiente, individuarlo ancora con etichetta “mafiosa, perché il povero Giuseppe, in prima persona non ha mai fatto nulla contro la legge e la giustizia ma ha solo pagato un altissimo conto di una vita e di una famiglia a cui lui, non ha mai chiesto l’origine e la provenienza.

La sua vita è stata sacrificata come il più degno dei martiri, perché 779 giorni di lucido, consapevole, inferno e la morta indegna che ha vilipendiato per sempre il suo esile e inerme corpo da bambino si fa fatica anche ad augurarla ai peggiori dei nemici.

Invito chiunque avesse da ridire su un parco giochi donato alla sua memoria di riflettere e pensare attentamente su tale negazione espressa, soprattutto prima di andare in chiesa la domenica mattina a battersi la mano sul petto, ma chiedere scusa al buon Dio solo per aver maturato dentro di se, tali pensieri.

Non si può invitare nessun soggetto ad una dissociazione familiare da contesti criminali e malavitosi se comunque quel peso e quel marchio non gli verrà mai tolto dalle spalle senza offrirgli nessuna degna vita e rispetto sociale, non si può accusare di nessuna partecipazione o compartecipazione mafiosa un bambino innocente di tredici anni.

Non cambieremo mai un sistema e una cultura mafiosa, se prima non cambieremo da dentro le nostre case, noi stessi e i nostri pensieri.

Luana Ilardo



Come Direttrice a nome di tutti i giovani attivisti del movimento OUR VOICE ringrazio da parte nostra il Sindaco di Calatabiano per aver accettato la richiesta fatta da Ida Bonfiglio nel donare il nome del piccolo Giuseppe Di Matteo ad un parco giochi del paese.

Il piccolo Giuseppe Di Matteo era solo un bambino. E’ stato brutalmente e disumanamente ucciso dalla crudeltà della mafia ma anche dall’omertà, dall’indifferenza e dalla complicità di una parte delle Istituzioni del nostro Stato.

Tutto questo è inammissibile. Oggi, di fronte alle parole di molti cittadini che si sono opposti a questo dono alla sua memoria, affermando che si stratta sempre di “un figlio di un mafioso”, provo solo tanta vergogna.

Sono dichiarazioni imbarazzanti di un popolo che confonde i colpevoli con le vittime e che non esige giustizia dei veri responsabili. La morte di un solo bambino nel mondo dovrebbe sconvolgere le nostre vite e invece il piccolo Giuseppe Di Matteo sembra non essere abbastanza degno per essere ricordato.

Sonia Bongiovanni e Our Voice

(12-01-2021)
Rielaborazione grafica: Paolo Bassani

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