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di Aaron Pettinari

Dal lavoro svolto come 007 alla collaborazione con Giovanni Falcone

Distruzione di documenti, depistaggi, reticenze, silenzi istituzionali, una lunga serie di ostacoli che si sono frapposti alla ricerca della verità su un omicidio avvenuto oltre trent'anni fa: è questo il contorno che caratterizza l'omicidio dell'agente Nino Agostino, ucciso il 5 agosto del 1989 con la moglie Ida Castelluccio.
Una vicenda criminale che, come scrisse la Procura generale nella richiesta d'arresto nei confronti di Gaetano Scotto e Nino Madonia (richiesta che fu respinta dal Gip lo scorso febbraio), accusati di essere i due killer, "si svolge e giunge a tragico epilogo in un contesto peculiare". Ovvero "il fronte dei rapporti sommersi tra talune articolazioni delle istituzioni e mondo criminale lungo una linea di confine in cui hanno congiuntamente operato, interfacciandosi tra loro in un pericoloso gioco, talora doppio e talora mortale, soggetti che si relazionavano con esponenti mafiosi per finalità istituzionali di contrasto e di acquisizione di informazioni, ed altri che operavano, a fianco dei primi, per lucro personale o al servizio di finalità antistituzionali, con il pericolo costante di un cortocircuito mortale".
Ed è proprio dalla descrizione di questo contesto che il sostituto procuratore generale Umberto De Giglio ieri, davanti al gup Alfredo Montalto ha iniziato la propria requisitoria nel processo in abbreviato contro Nino Madonia.
Dopo aver rappresentato brevemente la storia delle due vittime il magistrato ha ricostruito quello che era l'ambiente di lavoro in cui operava Nino Agostino, il commissariato San Lorenzo della polizia di stato.
Quel Commissariato, diretto in quegli anni da Elio Antinoro, si era distinto in quegli anni per la professionalità e la dinamicità nell’attività di indagine. Ma secondo l'accusa era anche una “succursale dei servizi di sicurezza”.
Il Sisde, infatti, in quegli anni distribuì al Commissariato di San Lorenzo una lista dove venivano identificati, diversamente prezzati, i principali latitanti di mafia ricercati che portò alla entrata in campo di veri e propri “cacciatori di taglie” preposti alla loro cattura.
È in quel contesto che si formò una squadra di investigatori, di cui Agostino faceva parte, che veniva adibita a “compiti peculiari extra ordinem, entrando in tal modo in relazione con personaggi e confidenti utilizzati dal medesimo Antinoro”.
Le attività di indagine compiute dalla Procura generale hanno fatto emergere il compiuto di Agostino al di fuori dalle attività di servizio ufficiale come agente sotto copertura o infiltrato, lavorando alle volte con Emanuele Piazza, altre con il poliziotto Guido Paolilli (in passato indagato per favoreggiamento in concorso aggravato. L’inchiesta fu poi archiviata dalla Procura di Palermo per avvenuta prescrizione, ndr). Quest’ultimo aveva rapporti personali con l’agente del Sisde Bruno Contrada che, a partire dal 1987, aveva assunto la direzione del Coordinamento dei Gruppi di Ricerca Latitanti.
Quel "lavoro parallelo" emergeva già nel 1989 così come riferito da colleghi come Domenico La Monica (a lui Agostino rivelò di "far parte dei servizi" e di essere impegnato nella ricerca di latitanti, "in particolare Riina e Provenzano"). Ed anche alcuni collaboratori di giustizia avevano fornito indicazioni in tal senso.
Secondo la Procura generale è possibile che proprio durante queste attività, recandosi nelle zone di Vicolo Pipitone in cui abitavano sia i Madonia sia i Galatolo, l'agente Agostino possa essersi imbattuto nell'infedeltà di uomini di Stato.
L'accusa ha anche ricordato le crescenti preoccupazioni manifestate da Agostino, in particolare nell'estate del 1989. Quindi, dopo aver accennato i depistaggi subiti nell'arco del tempo, ha ricostruito i passaggi della collaborazione diretta che il poliziotto ebbe con il giudice Giovanni Falcone.

La collaborazione con Giovanni Falcone
Le indagini compiute prima dalla Procura di Palermo e poi dalla Procura generale, hanno fatto emergere come Agostino nel 1989 sia stato impegnato anche in un delicatissimo servizio di scorta nei confronti dell’ex estremista di destra, Alberto Volo.
Quest'ultimo, dopo essersi rivolto all'allora commissario di San Lorenzo, Elio Antinoro (amico di infanzia) aveva deciso di "vuotare il sacco".
Così, tra il 28 marzo ed il 18 maggio, fu interrogato in gran segreto in Procura dal giudice istruttore Giovanni Falcone.
E fu proprio Falcone a chiedere personalmente quel servizio di tutela.
Il motivo è presto detto.
In quei verbali, finiti all’interno degli atti processuali per i delitti Mattarella, Reina e La Torre, il Volo confermava a Falcone la pista dei killer neofascisti per l’omicidio del presidente della Regione.
Inoltre veniva rivelata per la prima volta l'esistenza di un'organizzazione segreta, chiamata "Universal Legion", che coincideva perfettamente con quanto successivamente emerse su Gladio. Un dettaglio ritenuto importante proprio perché nel 1989 l’esistenza di Gladio non era ancora nota.
Non solo. Ha spiegato il magistrato che Volo era anche “a conoscenza che Agostino era inserito nei Servizi segreti”. Nel 2016, quando fu intercettato dalle indagini della Procura generale, l'ex estremista dichiarava di conoscere “perfettamente” Agostino e che si trattava di cose vecchissime, di quando era “in Gladio e nei servizi”.

Non solo Volo
Ma i contatti tra il poliziotto e il giudice “antimafia” sarebbero stati ancora più stretti. Dalle indagini della Procura generale è emerso che Falcone ed Agostino si sarebbero incontrati in più occasioni e sono emerse anche segretissime missioni a Trapani, dove Agostino, in abiti civili, si sarebbe recato con una valigetta 24h e dove il SISMI aveva aperto il centro “Scorpione”, sede dell’organizzazione Gladio.
Per i pg quella era “l’attività tipica delle cosiddette spugne gli agenti dei servizi incaricati di acquisire informazioni sulla mafia”.
Elementi che fanno capire come dietro al delitto Agostino potessero esservi molteplici interessi.
Nella prossima udienza, in programma il 18 dicembre nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli, sarà il sostituto procuratore generale Domenico Gozzo a proseguire la requisitoria.
L'udienza preliminare per gli altri due indagati, il boss Gaetano Scotto (accusato di duplice omicidio aggravato) e Francesco Paolo Rizzuto (accusato di favoreggiamento aggravato) riprenderà il 14 gennaio.
La Procura generale ha già chiesto il rinvio a giudizio e alla prossima udienza dovranno intervenire le parti civili e le parti offese.

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