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di Aaron Pettinari

"Incontrava anche Faccia da mostro"

"Nel 1997, passando dall’autostrada, mi fece vedere il punto esatto dell’esplosione mi spiegò che si era trovato lì perché aveva fatto dei rilievi per conto del Sisde, dopo la strage". Le parole sono della ex compagna dell'ex poliziotto Giovanni Peluso, indagato come "compartecipe ed esecutore materiale" per la strage in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e i tre agenti della scorta dopo le accuse del pentito nisseno Pietro Riggio. A dare la notizia delle dichiarazioni messe a verbale dai pm nisseni che indagano sulle stragi del 1992, il procuratore aggiunto Gabriele Paci, i sostituti Pasquale Pacifico e Matteo Campagnaro, e il collega Salvo Palazzolo su La Repubblica.
Le dichiarazioni della donna si affiancano proprio a quelle di Riggio nel momento in cui conferma che il suo ex diceva di lavorare per i servizi segreti. Non solo. Ha anche ricordato che Peluso, nei giorni dell'Attentatuni di Capaci, andò via da Roma per un viaggio in Sicilia. "Quel fine settimana me lo ricordo - ha detto ai magistrati - sparì il venerdì e tornò il lunedì pomeriggio a casa".
Questi dettagli, associati alle informazioni sui presunti rilievi effettuati per conto del Sisde, riportano alla memoria un dato già noto agli inquirenti. Il 25 maggio 1992, due giorni dopo l’esplosione lungo l’autostrada Palermo-Trapani, il Sisde inviò personale per “il prelievo di materiale roccioso da sottoporre a successivo esame chimico-esplosivistico”. Di questo ha recentemente parlato nel processo sul depistaggio di via d'Amelio l'ex vice capocentro dei servizi a Palermo (oggi in pensione), Lorenzo Narracci.
Misteri ed elementi che infittiscono sempre più la trama delle stragi che, appare sempre più evidente, non possono essere ricondotte al solo coinvolgimento di Cosa nostra.

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L'ex poliziotto Giovanni Aiello, detto "faccia da mostro"


Da quando nel 2018 è iniziata la "seconda parte" della collaborazione con la giustizia di Pietro Riggio, ex agente della polizia penitenziaria ed ex membro della famiglia nissena dei Madonia, le indagini sulle stragi stanno trovando un nuovo impulso. Delle sue dichiarazioni si stanno occupando la Procura nazionale antimafia, quella di Caltanissetta, di Firenze e di Palermo.
Nella deposizione dei giorni scorsi al processo d'appello sulla trattativa Stato-mafia il collaboratore di giustizia ha raccontato anche di un incontro avuto con Peluso ed un uomo con la faccia deturpata che "diceva di chiamarsi Filippo".
Anche in questo caso un dettaglio che combacia con le dichiarazioni della ex compagna di Peluso. La testimone ha raccontato ai magistrati di un misterioso incontro sulla Palermo-Catania, allo svincolo di Resuttano: "Mi fece accostare sul sedile posteriore entrò un amico di Giovanni, che aveva lavorato nella polizia. Aveva una cicatrice sulla guancia, l’ho riconosciuto di recente in foto, anche se è di molto invecchiato rispetto ad allora".
La foto a cui si riferisce è quella di Giovanni Aiello, oggi deceduto, anche noto come "faccia da mostro", l'ex poliziotto che diversi collaboratori di giustizia hanno associato a stragi come quelle di via D'Amelio e di Capaci, ma anche agli omicidi del vicequestore Ninni Cassarà, del poliziotto Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, o del piccolo Claudio Domino.
"Il mio ex - ha ribadito la donna - lo chiamava Filippo, mi diceva che era soggetto legato ad ambienti mafiosi, in un’occasione mi disse che era protetto dalla famiglia mafiosa di Provenzano, mentre le altre famiglie lo volevano ammazzare, ma non mi ha mai spiegato il motivo".
Tanto sulle dichiarazioni di quest'ultima testimone, quanto su quelle di Riggio, gli inquirenti stanno compiendo tutti gli accertamenti del caso. Un atto dovuto.

Foto di copertina © Shobha

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