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Oggi si decide su procedimento disciplinare

La pena richiesta è quella massima possibile: "La rimozione dall'ordine giudiziario". E' così che la Procura generale di Cassazione, rappresentata dall'avvocato Pietro Gaeta, ha concluso la propria requisitoria davanti al collegio della sezione disciplinare del Csm, nei confronti di Luca Palamara.
L'accusa per Luca Palamara è di aver tenuto comportamenti gravemente scorretti nei confronti dei colleghi candidati per il posto di procuratore di Roma e, in particolare, di una strategia di discredito nei confronti del procuratore aggiunto Paolo Ielo.
Nel suo intervento la Procura generale ha sottolineato l'assoluta "gravità degli illeciti", con "condotte molteplici e plurioffensive". Secondo l'accusa Palamara con i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Ferri ha "pilotato la nomina del procuratore di Roma" e ha messo in atto una strategia per arrivare a un procuratore di Perugia "addomesticato", agendo come i suoi interlocutori per puri "interessi personali" e con ciò concretizzando "un indebito condizionamento" delle funzioni del Csm.
Dunque il magistrato romano sarebbe stato "organizzatore, regista e sceneggiatore della strategia" messa in atto, con un "ruolo primario". Palamara inoltre, ha sostenuto l'avvocato generale, "non ha fornito elementi idonei ad attenuare la gravità delle accuse" e "non ha interloquito con il suo giudice naturale".
Se la richiesta del Pg venisse accolta sarebbe una vera batosta per Palamara, già sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. La sua difesa non demorde e pensa di portare la battaglia sino alla Corte europea dei diritti dell'uomo, in particolare sulle intercettazioni che sono alla base di questo processo e del procedimento penale di Perugia dove è imputato di corruzione.
Difesa che non solo ha minimizzato il contributo di Lotti, ma ha anche sostenuto che "l'attività del Csm sulle nomine non resta impermeabile all'interlocuzione con soggetti esterni". Per questo motivo, dunque, "Palamara e Ferri avevano titolo di legittimazione a interloquire" con i togati. Secondo il difensore Stefano Guizzi, "l'attività di nomina a incarichi direttivi è un'attività di tipo politico. La quinta commissione del Consiglio non è una semplice commissione giudicante di concorso. Le decisioni della quinta commissione hanno valenza politica e la scelta del capo di una procura dipende anche da una valutazione politica tra i togati e i rappresentanti delle correnti in cui il Csm si articola".
La sentenza potrebbe arrivare già oggi dopo le repliche di accusa e difesa e le dichiarazioni spontanee di Palamara, che parlerà per la prima volta.

Foto © Imagoeconomica

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