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di Aaron Pettinari

Accanto ai genitori i giovani di Our Voice ed i parenti vittime di mafia

"Caro Claudio, ti scriviamo questa lettera perché la tua storia ci ha insegnato a non avere paura della mafia, a non tacere. Sì perché grazie alla forza dei tuoi genitori, Graziella e Ninni, abbiamo capito che non bisogna abbattersi, ma battersi per la giustizia e per una vita serena". Sono queste le parole scritte nella tradizionale lettera, con il volto del piccolo Claudio Domino, volata in cielo questa mattina in memoria del bambino ucciso ad appena 11 anni.
Un evento organizzato dalla Scuola secondaria di I Grado "Borgese-XXVII Maggio", in collaborazione con il gruppo Paolo Borsellino delle Agende Rosse di Palermo, il Comune, per "fare memoria" ma anche rinnovare l'impegno nella lotta alla mafia che deve necessariamente partire dalle scuole e dalla cultura.


Le limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria del Coronavirus non hanno permesso la tradizionale presenza dei giovani studenti. Accanto ai genitori di Claudio, Ninni Domino e Graziella Accetta, c'erano però dirigenti scolastici, i parenti delle vittime della mafia come Vincenzo Agostino, Massimo Sole, Luciano Traina, Andrea Piazza, D'Angelo, Claudio La Franca, Antonino Vullo, agente della scorta di Paolo Borsellino sopravvissuto alla strage del 19 luglio 1992, ed i rappresentanti di diverse associazioni. Uno alla volta hanno preso la parola per chiedere verità e giustizia non solo per il piccolo Domino, ma anche per tutti quei cari che, purtroppo, non hanno ancora avuto piena verità e giustizia.



Una lotta che li accomuna, non solo per il dolore, ma anche per la rabbia di fronte ad uno Stato che, con il passare degli anni, non è riuscito a fare piena luce sui motivi che hanno portato all'esecuzione di stragi ed omicidi.
Graziella Accetta e Ninni Domino, così come Vincenzo Agostino, lo hanno ripetuto più volte chiedendo che lo Stato abbia il coraggio di liberare i propri scheletri negli armadi. "Anche per questo - ha detto Graziella - vogliamo chiedere ufficialmente che sia riaperto il caso sull'omicidio di nostro figlio. Perché una verità completa non la abbiamo avuta. E la ricerchiamo perché si collega anche ad altre vicende".
Il ricordo di Claudio Domino è anche occasione per fare testimonianza e parlare dei 109 bambini (anche se i numeri sono molti di più) uccisi da tutte le mafie, perché non ci sono vittime di serie A o di serie B.



Graziella da anni vuole sapere il perché è stato ucciso suo figlio e si chiede perché tutto si sia fermato nonostante i collaboratori di primissimo piano che hanno parlato del delitto. "Ne ha parlato Luigi Ilardo nel 1994. Oggi parla anche Nino Lo Giudice, ex boss calabrese che dice la stessa versione di Ilardo ovvero che Giovanni Aiello, anche noto come 'Faccia di mostro', si era vantato di essere presente all'omicidio del piccolo Domino. Quello stesso Aiello che c'entra in qualche modo con il delitto Agostino".
Al grido della famiglia si affianca quello delle giovani generazioni. A parlare è il volto emozionato della piccola nipote di Claudio Domino, ma soprattutto i rappresentanti di Our Voice, presenti per dare il proprio sostegno. "Per noi è un onore essere a fianco a voi - ha detto Sonia Tabita Bongiovanni - Vedendo la vostra forza che avete portato avanti per i vostri figli, i vostri parenti, che sono un po' i figli, i fratelli ed i padri e le madri di tutti, io non posso che ringraziarvi. Vedendo la vostra spinta e prendo spunto per dire quello che tutti i giovani della mia età dovrebbero fare. Non può diventare un'abitudine fare memoria. C'è da creare un cambiamento, una rivoluzione culturale, artistica e sociale per arrivare a pretendere verità e giustizia dal nostro Stato e chiederla come cittadini. Perché noi siamo parte dello Stato, come voi ci dimostrate di essere lo Stato".

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