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di AMDuemila
La polizia ha usato lacrimogeni per sedare gli animi. Arrestato il direttore del porto

In una città che è ancora scossa per la doppia esplosione al porto di Beirut che ha ucciso 149 persone e ferito oltre 5 mila (secondo l'ultimo bilancio di ieri sera) monta la la rabbia della popolazione contro la classe politica.
Come riportato dalla Bbc nel corso della notte ci sono stati diversi scontri tra manifestanti antigovernativi e forze di sicurezza nei pressi del Parlamento, nel cuore di Beirut, poche ore dopo la visita del presidente francese Emmanuel Macron. Secondo l'agenzia libanese Nna, che parla di diversi feriti, i manifestanti hanno lanciato pietre e sassi contro gli agenti e le forze di sicurezza hanno reagito con i gas lacrimogeni.
Questa sarebbe solo la prima manifestazione di protesta con una, ancora più grande, prevista per domani. Quanto accaduto al porto per molti libanesi, è stata una tragica prova della putrefazione al centro del loro sistema di governo, che non è riuscito a fermare la più profonda crisi economica dalla guerra civile del 1975-1990 e ha fatto precipitare milioni di persone nella povertà.
Nel frattempo vanno avanti le indagini sulla tragedia: le autorità hanno interrogato più di 18 funzionari portuali e doganali e altri coinvolti nei lavori di manutenzione del magazzino esploso martedì. Il ministro degli Esteri, Charbel Wehbe, in un’intervista alla radio francese Europe 1 ha detto che entro “solo quattro giorni” gli investigatori dovranno fornire un rapporto dettagliato sulle responsabilità di questo “crimine efferato di negligenza”.
Intanto la procura militare ha annunciato l'arresto di sedici membri del personale del porto. Tra questi anche il direttore, Hassan Koraytem, La magistratura, inoltre, ha disposto il congelamento dei conti di 7 persone, tra cui lo stesso direttore del porto e il capo della dogana lbanese, Badri Daher, anch'esso agli arresti. Entrambi mercoledì avevano detto alle emittenti libanesi che diverse lettere erano state inviate nel corso degli anni alla magistratura del paese chiedendo la rimozione di materiale altamente esplosivo immagazzinato nel porto. Secondo le autorità, quasi 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio, utilizzato per i fertilizzanti, ma anche per costruire bombe, erano state tenute per sei anni senza misure di sicurezza nel magazzino esploso.
Intanto si continua a cercare tra le macerie nella speranza di trovare superstiti. Secondo la Croce Rossa libanese mancano ancora all’appello un centinaio di persone.

Foto © Ap

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