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di AMDuemila
"Finché indaghi su nomi e cognomi noti della 'Ndrangheta tutti ti dicono che sei bravo, che hai coraggio. Ma se vai a toccare i centri di potere oliati che si interfacciano con la 'Ndrangheta e la massoneria deviata allora diventi scomodo. E cominci a dare fastidio".
E' l'amara considerazione del Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, in un'intervista a 'La Stampa', in merito al maxi-processo contro la 'Ndrangheta di Vibo Valentia, finiti sotto accusa nell'ambito dell'inchiesta "Rinascita-Scott", che vede imputati circa 500 persone.
A settembre nell’ex area Sir di Lamezia Terme, si terrà l'udienza preliminare, poi, una volta scelti i vari riti, avrà luogo quello che può essere già considerato come un processo storico.
Perché alla sbarra ci sono i mafiosi della cosca Mancuso, ramificata in 13 "locali" autoctone con proiezioni in 12 regioni italiane e rapporti a doppio filo con quell’area grigia formata da colletti bianchi ed obbedienze massoniche deviate.
E nelle indagini sono finiti nomi eccellenti come l’arcinoto avvocato ed ex senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, che si trova a rispondere dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma a giudizio potrebbero finire anche altri suoi colleghi, esponenti delle forze di polizia, amministratori pubblici, e massoni deviati.
Nell'intervista Gratteri ha spiegato la trasformazione della criminalità organizzata calabrese, divenuta oggi "la mafia più potente, l'unica presente in cinque continenti". "Un'organizzazione solida al suo interno e credibile all'esterno. Ma è nelle relazioni con la società civile, col potere, con il mondo delle professioni che ha fatto il salto più importante". "Se prima le relazioni esterne col mondo delle professioni e del potere massonico deviato erano viste come una condizione patologica del sistema mafioso, adesso sono diventate una componente fisiologica", ha aggiunto. 'Ndrangheta e massoneria, secondo il magistrato, interagiscono tra loro "in una logica di mutuo soccorso, in una perfetta sinergia si toccano, si parlano e fanno affari per interessi. Una aiuta l’altra mettendo a disposizione il suo know how, la sua rete di rapporti e i propri strumenti che si completano". E proprio "le relazioni esterne - ha concluso - portano la mafia lontano dai suoi territori di origine e sono queste a rappresentare il capitale sociale che fa crescere l'organizzazione".

Foto © Imagoeconomica

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