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di AMDuemila
“L’uccisione di Rocco Chinnici? Fu il primo attentato con il sistema delle autobombe; il giorno successivo i quotidiani nazionali titolarono 'Palermo come Beirut per le modalità devastanti dell’attentato’. Credo che oggi sia la volontà di tutti ricordare il consigliere Chinnici: ebbe per primo l’intuizione del pool antimafia e creò il primo pool antimafia a Palermo. Sua fu la costante e intelligente difesa di tutti i colleghi del pool a partire da Falcone e Borsellino dagli attacchi e dagli ostacoli frapposti anche da colleghi ai vertici degli Uffici giudiziari palermitani e romani. Chinnici li difese sempre a spada tratta”. E’ così che il consigliere togato indipendente, Nino Di Matteo, ha ricordato in apertura del plenum del Csm il consigliere istruttore di Palermo ucciso il 29 luglio del 1983 insieme alla sua scorta (il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta). Secondo il pm antimafia Chinnici “fu il primo ad intuire l’importanza dell’apertura alla società civile, fu il primo a parlare nelle scuole e nelle fabbriche, e per questo subì anche l’accusa di essere politicizzato. Nella sentenza che nel 1998 affermò la responsabilità di 18 esponenti di Cosa Nostra si afferma una cosa fondamentale: l’input dell’attentato provenne dall’esterno, non dalla struttura militare della mafia, ma da due soggetti, i cugini Nino e Ignazio Salvo, che rappresentavano all’epoca un grosso potentato economico - politico in Sicilia e a Roma e un tramite importante tra Cosa nostra ed esponenti politici nazionali. Oggi dobbiamo ricordare il giudice Chinnici con intensa partecipazione e onorare un magistrato così libero e così saldo nei propri valori”.
Anche il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi è intervenuto in plenum associandosi al ricordo del giudice Chinnici ed ha anche ricordato l’omicidio del procuratore Gaetano Costa, avvenuto il 6 agosto del 1980, di cui a poco ricorrerà l’anniversario. “L’omicidio di Costa - ha sottolineato il Pg Salvi - ci impone di ricordare una personalità straordinaria, che prese parte alla resistenza, fu più volte decorato al valore militare e fu insignito alla memoria della medaglia d’oro al valore civile. Dal suo coraggio, come da quello di Amato, assassinato pochi giorni prima, abbiamo dovuto imparare l’importanza della solidarietà nell’ufficio, perché il magistrato in pericolo non sia mai isolato”.

Foto © Imagoeconomica

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