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di AMDuemila - Video
Il vice capo del Dap intervenuto in via d’Amelio

“La storia della strage di via d’Amelio è una storia brutta, tutto quello che ci manca passa intorno al mistero dell’accelerazione. Cioè di chi ha deciso e i motivi che hanno portato Salvatore Riina a decidere di accelerare in quei 57 giorni la realizzazione di un’iniziativa che non era affatto in programma”. A dirlo è il numero due del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) Roberto Tartaglia, parlando con i giornalisti in via d’Amelio, dove si è recato insieme ad altri addetti ai lavori per celebrare il 28esimo anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta (Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Emanuela Loi e Vincenzo Li Muli).



“Quando penso alla vicenda dell’accelerazione
- ha aggiunto il magistrato per anni pm del processo trattativa Stato-Mafia insieme ai colleghi Nino Di Matteo, Vittorio Teresi e Francesco Del Bene - mi viene sempre in mente quello che ha raccontato il collaboratore di giustizia Cancemi”. L’ex boss di Porta Nuova, ha ricordato Tartaglia, fece una riunione poco prima del 19 luglio “alla quale partecipò Riina e subito dopo questo incontro Cancemi disse ‘io ho capito che avevo premura e ho avuto la sensazione che fosse un impegno preso, che lo dovesse fare’”. “Gran parte dei pezzi che ancora mancano su via d’Amelio - ha spiegato il magistrato - sono legati a quell’accelerazione e fino a quando non riusciremo a colmare questo pezzo importante di verità quel nodo allo stomaco che ogni anno sentiamo in questa via non se ne andrà mai nonostante, va riconosciuto, sia stata fatta tanta strada”.

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