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Trent'anni fa l'omicidio dell'educatore carcerario
di Aaron Pettinari - Videoconferenza

11 aprile 1990. Trent'anni sono passati da quella data in cui l’educatore carcerario Umberto Mormile fu ucciso da due killer con sei colpi di pistola. Era un giorno come altri e stava viaggiando a bordo della sua Alfa 33 per andare al lavoro, presso il carcere milanese di Opera. L’auto venne affiancata da un'Honda 600 con a bordo due sicari (Nino Cuzzola e Tonino Schettini, ndr), e per Mormile non ci fu scampo. Erano troppo ravvicinati quei colpi per poter fallire.
In via definitiva per quell'omicidio sono stati condannati come mandanti Domenico e Antonio Papalia e come esecutori materiali Antonio Schettini e Nino Cuzzola. Sul delitto si è scavato per anni ma, nonostante la celebrazione di tre processi, le reali motivazioni che hanno portato alla morte dell’educatore carcerario non sono mai state veramente chiarite.

mormile umberto auto omicidio

L'auto in cui fu assassinato Umberto Mormile


Una vicenda su cui la Procura di Milano è tornata a lavorare partendo dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (Vittorio Foschini, Salvatore Pace, Antonino Fiume ed Antonino Cuzzola), sentiti nel processo 'Ndrangheta stragista, che di fatto ribaltano quanto fu accertato nei precedenti processi.
Pentiti che saranno sentiti anche nel processo Stato-mafia. Il motivo è presto detto.
L'omicidio dell'educatore carcerario fu anche il primo rivendicato dalla misteriosissima sigla della Falange Armata. La stessa che fu utilizzata da "diverse componenti" e nel corso degli anni divenuta "ad uso e consumo" anche dai mafiosi con una lunga serie di rivendicazioni di stragi e delitti eccellenti. Dagli omicidi del politico Dc Salvo Lima e del maresciallo Giuliano Guazzelli, alle bombe di Capaci e via d'Amelio, per poi passare alle stragi "continentali" di Roma, Firenze e Milano nel 1993. Ma sarà utilizzato anche per rivendicazioni politiche, e delitti come quelli della Uno Bianca.
La Corte d'Assise di Palermo ha dedicato ad essa un intero capitolo delle motivazioni della sentenza.
Ma perché fu ucciso Mormile?

mormile umberto figlia daniela

Umberto Mormile assieme alla figlia Daniela


Secondo le dichiarazioni del pentito Vittorio Foschini, killer legato alle cosche calabresi, che alcuni mesi fa ha dichiarato al procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo ed al sostituto procuratore nazionale antimafia Franco Curcio che l’educatore non venne ucciso perché rifiutò 30 milioni di lire per redigere una relazione favorevole in vista di un permesso di libera uscita al boss ergastolano Domenico Papalia (la “versione” messa nero su bianco nelle sentenze e raccontata da Schettini, ndr), ma perché l’educatore (“che non era un corrotto”) aveva scoperto che Papalia aveva degli incontri con agenti dei servizi segreti in carcere senza l’autorizzazione dei magistrati. Non solo. Foschini sostiene anche che i Servizi, informati dallo stesso Papalia, avrebbero dato una sorta di “sta bene” all’omicidio Mormile, e sempre gli apparati avrebbero raccomandato di rivendicarlo con la sigla terroristica della “Falange Armata”.
Ecco che il delitto Mormile, dunque, si inserisce nell'elenco dei misteri di Stato. Ne abbiamo parlato, in questa videoconferenza con il fratello, Stefano Mormile, con Fabio Repici, legale della famiglia, e David Gentili, Presidente Commissione Antimafia del comune di Milano, che per primo ci ha lanciato la proposta di dedicare questo spazio per i trent'anni passati dall'omicidio.
Abbiamo anche un contributo di un attore, Max Liotta, che recita un monologo scritto da Stefano, in cui dà voce a Umberto e alla sua richiesta di verità.

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