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L’intervento integrale del consigliere togato del Csm alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo

Rivolgo al Presidente della Corte d'Appello, al Procuratore Generale, a tutte le autorità religiose e civili, agli avvocati e a tutti i colleghi, il saluto rispettoso del Consiglio Superiore della Magistratura che oggi ho l'onore di rappresentare. Vivo una forte emozione nel ritornare in questo palazzo di giustizia. Il mio palazzo di giustizia; quello al quale già facevo ideale riferimento quando, giovane studente universitario, coltivavo il sogno di poter supere il concorso in magistratura. Quello nel quale ho svolto il tirocinio, indossando la prima volta la toga alla mera arena allestita per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i valorosi poliziotti della loro scorta. Delle vicende di questo distretto, anche le più tragiche e complesse, mi sono occupato a lungo da Sostituto Procuratore della Repubblica di Caltanissetta. Questo, ancora, è il palazzo di giustizia nel quale per 18 anni ho suasivamente vissuto l'entusiasmante speranza di lavorare alla procura della Repubblica di Palermo. Sono convinto che voi tutti che avete il privilegio di lavorare in questa sede Distrettuale dovete esserne orgogliosi. Sentirete sempre la grande responsabilità di rappresentare uffici che, nel panorama nazionale e internazionale, hanno rivestito straordinaria importanza; questo è il distretto di Pietro Scaglione, di Cesare Terranova, di Gaetano Costa, di Gian Giacomo Ciaccio Montalto, di Rocco Chinnici, di Alberto Giacomelli, Antonino Saetta, Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, valorosi magistrati che hanno saputo onorare la toga fino al sacrificio della loro vita. Questo è il distretto che ha sopportato sulle sue spalle l'urto immediato della violenza mafiosa e le innumerevoli insidie delle complicità polizia ed istituzionali di Cosa nostra. Da questi Uffici, pur tra mille difficoltà e resistenze anche interne, è partita, nella immediatezza delle stragi del 1992, una splendida reazione che, nella consapevolezza che la lotta alla mafia è condizione essenziale di libertà e democrazia, ha trasformato Palermo nell'avamposto del contrasto alla criminalità organizzata. Questi uffici hanno, per molto tempo, rappresentato un insostituibile punto di riferimento, anche sociale e culturale, per quella parte del Paese che non si rassegna al predominio di metodi predatori e correttivi nella gestione del potere. Voi tutti, oggi, avete la grande responsabilità di perpetuarne il ruolo e l'importanza strategica. Sono certo che saprete soffocare sul nascere il pericolo di un ritorno al passato, a quegli opachi contesti nei quali trovarono terreno fertile stragi e delitti eccellenti. Spero che Palermo abbia la volontà e la capacità di continuare e rappresentare l'esempio trainante di una giurisdizione che non ha paura di estendere ai potenti il controllo di legalità. Avete la grande responsabilità di sconfiggere la tentazione, sempre strisciante quando come in questo momento non si viene incalzati dall'emergenza, dell'obblio, dell'appiattimento alle logiche del quieto vivere, del falso e solo formale efficientismo burocratico. Spero che quello spirito del '92 che animò la riscossa contro il sistema mafioso, venga gelosamente custodito nell'animo di ogni magistrato e continui a sostenere anche oggi l'impegno quotidiano.
A fronte di questa grande responsabilità, dovete nutrire la sacrosanta aspettativa di sentire vicino il Consiglio Superiore della Magistratura, di percepirlo come reale baluardo dell'Indipendenza della Magistratura nel suo complesso e di ciascun magistrato. Di considerarlo uno scudo contro quegli attacchi che a quella indipendenza vengono quotidianamente mossi dall'esterno e dall'interno dell'ordine Giudiziario. E' per questo che il Consiglio Superiore della Magistratura deve dimostrare con i fatti di volere cambiare pagina, abbandonando per sempre quelle logiche che lo hanno trasformato in un centro di potere lontano, quando addirittura non ostile ai magistrati più liberi, indipendenti e coraggiosi.

Quello che è appena trascorso non è stato un anno come gli altri; i fatti emersi con l'inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia, ci devono indignare ma non ci possono sorprendere. Non possiamo permetterci di essere ipocriti, rappresentano uno spaccato, una fotografia nitida, ma pur sempre parziale, di una grave patologia che rischia di minare l'intero sistema di autogoverno della Magistratura. Una malattia che si è diffusa come un cancro con la prevalenza di logiche di clientelismo, appartenenza correntista o di cordata, di collateralismo con la politica, anche attraverso scelte sempre più spesso dettate dalla mera opportunità piuttosto che dalla doverosità dell'agire.

Logiche perverse che hanno allontanato il Consiglio Superiore della Magistratura dalla funzione immaginata dal Legislatore Costituente e che sono state alimentate, fuori dal CSM, dal comportamento di molti magistrati sempre più pervasi dal male oscuro del carrierismo ed impegnati in una folle corsa al conseguimento di incarichi direttivi.
Le correnti all'interno della Magistratura hanno subito negli anni una involuzione che ne ha snaturato la funzione; da ossatura importante della democrazia interna della Magistratura, da portatrici di idee e modelli differenti sulla funzione giurisdizionale ed il modo di esercitarla si sono trasformate in ambigue articolazioni di potere dedite alla propria autoconservazione. La loro influenza sul Csm sia nella fase elettorale che in quella del funzionamento concreto dell'organo consiliare, è divenuta nel tempo tanto penetrante da poter dire, che, le correnti svolgono ormai un'attività impropria espropriando di fatto il CSM dalle decisioni più importanti.
Ciò che è emerso dalle recenti vicende ha provato un generalizzato discredito ma nello stesso tempo costituisce una occasione irripetibile per ripartire con un nuovo spirito, per cambiare prima che altri, mossi dal malcelato intento di ridimensionare il controllo di legalità della Magistratura, cambino loro le regole e le volgano in direzione di una compressione delle prerogative costituzionali di autonomia e indipendenza. In questo difficile percorso di non più rinviabile cambiamento, possiamo trovare un punto di sicuro riferimento negli auspici che il Presidente della Repubblica ha indirizzato con chiarezza a tutti i magistrati italiani intervenendo al plenum il 21 giugno 2019. Il Presidente Mattarella ha tra l'altro affermato: “Quel che è emerso nel corso di un'inchiesta giudiziaria ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile, ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e l'autorevolezza dell'intero ordine giudiziario la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere la fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica". Ha aggiunto ancora: “Oggi si volta pagina nella vita del CSM, la prima di un percorso di cui non ci si può nascondere difficoltà, fatica e impegno".

Dobbiamo ripartire da questo autorevole e accorato monito. E' il momento della svolta, del coraggio, della responsabilità. Non sarà solo attraverso nuove leggi che si potrà porre rimedio alle cordate, alle cooptazioni dall'alto e in definitiva alla vera e propria occupazione delle istituzioni che si intravede chiaramente dai fatti che emergono dall'inchiesta di Perugia.
Anche la migliore delle riforme del sistema di designazione di membri togati del CSM non servirebbe a nulla se non si accompagnasse ad una svolta radicale nell'etica individuale e di corpo della Magistratura. Se si continua a ritenere accettabile ciò che è sempre avvenuto, come se sempre dovesse avvenire, se non ci sarà una rivalsa forte e diffusa dell'etica, non potremmo mai uscire dal "cul de sac" nel qual siamo precipitati.
Anche in questo contesto così difficile, e per certi versi, drammatico, il Csm nel 2019 ha comunque svolto un'attività importante della quale è doveroso tracciare per sintesi le linee fondamentali.

Nell'ambito dei rapporti istituzionali, appare centrale l'attività consultiva del Consiglio concretizzatasi in pareri e proposte.
Nel corso del 2019 il Consiglio Superiore ha dedicato una costante attenzione alle novità normative in materia di giustizia e di organizzazione giudiziaria.
Tra i pareri più significativi voglio ricordare: quello sulla proposta di legge relativa alla "inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo".
E' stato evidenziato come la preclusione al giudizio abbreviato avrebbe prevedibilmente comportato un incremento del carico di lavoro delle Corti di Assise e una maggiore incertezza rispetto alla scelta di collaboratori di giustizia che usualmente privilegiano il ricorso al rito abbreviato per la definizione dei procedimenti a loro carico; vanificato l'effetto deflativo proprio nel settore - quello dei reati puniti con la pena dell'ergastolo - nel quale statisticamente è risultato più utilizzato.
Veniva evidenziato, infine, come il risultato di evitare trattamenti sanzionatori troppo distanti dalla pena edittale massima per reati di rilevante gravità, avrebbe potuto essere utilmente conseguito rivedendo i criteri di determinazione della pena.

Il parere sul disegno di legge relativo a: "Modifiche al Codice Penale, al Codice di Procedura Penale in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di gente".
L'intervento normativo è stato valutato nel complesso in maniera positiva, ponendosi peraltro nella stessa direzione di precedenti risoluzioni adottate negli ultimi anni. In particolare, con favore è stata valutata l'introduzione delle nuove ipotesi delittuose dello sfregio permanente al viso, del cd. "revenge por" e della costruzione e induzione al matrimonio o all'unione civile, venendo in tal modo completato il "catalogo" dei reati di violenza di genere e domestica e avendo reso, con dette previsioni, l'ordinamento italiano conforme alle fonti sovranazionali.
In un'ottica prepositiva è stata però segnalata la seria criticità, in concreto poi effettivamente riscontrata dagli uffici giudiziari, connessa alla previsione dell'obbligo per il pubblico ministero di procedere all'esame della persona offesa nel termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato ed i rilevanti effetti negativi di tale previsione.

Il Consiglio ha reso un parere anche sulla proposta di legge riguardante l'istituzione presso la Corte di Cassazione del Tribunale superiore dei conflitti, quale organo a composizione mista (con la partecipazione di sei magistrati della Corte di Cassazione, tre del Consiglio di Stato e tre della Corte dei Conti), presieduto a turno dai magistrati di tre ordini, cui devolvere la risoluzione delle questioni di giurisdizione insorte nei giudizi civili, penali, amministrativi, contabili, tributari e dei giudici speciali. E' stato evidenziato come l'istituzione del Tribunale Superiore nella composizione proposta sia inidonea a delineare un unico giudice dell'intera materia giurisdizionale, mentre la sua composizione allargata ai soli giudici amministrativi e contabili risulti incongruente rispetto ai conflitti di giurisdizione che coinvolgono gli altri giudici speciali.
Assorbenti rispetto alle criticità di natura processuale, sono, tuttavia, apparse le problematiche ordinamentali, connesse alla dubbia compatibilità del Tribunale dei conflitti con la Costituzione avuto riguardo alla sua connotazione più vicina a quella di un giudice speciale, la cui istituzione è vietata dall'art.102 Cost.

L'articolato intervento del Consiglio nel settore degli interventi a supporto dell'organizzazione degli Uffici Giudiziari è il frutto dell'azione congiunta di più Commissari consiliari.
Per quanto attiene al settore della mobilità il Consiglio ha orientato le sue decisioni nell'ottica di contemperare contrapposte esigenze: quella di evitare disservizi conseguenti alle scoperte negli uffici di provenienza e quelle di soddisfare le legittime aspettative di mobilità dei magistrati.
Nella scelta delle priorità si è tenuto conto: della maggiore incidenza delle scoperte sulla funzionalità degli uffici di piccole dimensioni; dei maggiori fabbisogni degli uffici distrettuali, in considerazione delle loro più ampie competenze; dell'esigenza di garantire la funzionalità anche di quegli uffici che, al di là del dato della scoperta degli organi, per ragioni legate alla qualità e quantità delle domande di giustizia, risultano in situazione di particolare criticità.

Sulla base di questi criteri il Consiglio ha dato copertura a 421 posti su 556 vacanti. Al fine di limitare il disagio agli uffici di provenienza dei magistrati trasferiti, il Consiglio ha dato puntuale applicazione all'art.10 bis dell'O.G. il quale prevede che venga sospesa l'efficacia del tramutamento quando lo stesso comporti una scoperta superiore al 35% e sempre che l'altro ufficio interessato non abbia uguale o maggiore copertura.
Il Consiglio, per fronteggiare le disfunzioni conseguiti alle carenze di organico nelle sedi giudiziarie giudicanti e requirenti di primo e secondo grado in condizione di particolare sofferenza ha approvato la pubblicazione di 145 posti in sedi disagiate, avviando al contempo una riflessione mirata a superare le criticità manifestatesi nell'applicazione dell'istituto, connesse sia alla carenza di vocazioni, sia alle frequenti richieste di trasferimento da sedi con gravi scoperture ed altre in condizioni analoghe ovvero di minor disagio.
Sempre in tema di implemento degli organici degli uffici giudiziari, il Consiglio, nel rendere il parere sul Disegno di legge istitutivo del c.d. piante organiche flessibili, ha valutato positivamente l'intento, sotteso alla novella, di superare le carenze di istituto del magistrato distrettuale, con l'introduzione di uno strumento flessibile funzionale all'obiettivo di offrire agli uffici giudiziari una "task force" di magistrati da destinare non solo alla sostituzione dei colleghi temporaneamente assenti, ma anche a far fronte con applicazioni di magistrati della pianta organica distrettuale alle criticità di rendimento dei singoli uffici connesse a cause strutturali o di carattere emergenziale.
Il Consiglio ha, tuttavia, effettuato rilievi critici in ordine: alla mancata indicazione dei criteri sulla base dei quali sarà individuata la dotazione della pianta organica flessibile nazionale e di quelle distrettuali; all'attribuzione al Ministero della Giustizia, sentito il CSM, del potere di individuare le tipologie astratte di situazioni destinate a integrare le condizioni critiche di rendimento degli uffici, alla previsione che condiziona l'efficacia del provvedimento consiliare di assegnazione dei magistrati all'ufficio in condizioni critiche di rendimento al parere favorevole espresso dal Ministro della Giustizia.

Con riguardo al conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi, la V Commissione, nell'ottica di una maggiore trasparenza nell'esercizio della discrezionalità attribuitagli in questo settore, ha adottato, quale criterio di calendarizzazione delle pratiche da trattare, quello cronologico di anteriorità della vacanza del posto da assegnare, disponendo, inoltre, l'indicazione nell'ordine del giorno settimanale delle pratiche che saranno oggetto di trattazione prioritaria, con pubblicazione sul sito Internet anche di tale dato. Per meglio apprezzare i profili dei candidati, frequente è stato il ricorso ad attività istruttorie consistite principalmente nell'audizione degli aspiranti.

Un importante contributo all'effigia dell'azione degli uffici giudiziari è stato fornito dai lavori svolti dalla Settima Commissione. Grande impegno è stato dedicato anche all'organizzazione degli uffici giudiziari, come testimoniato dall'elevato numero delle pratiche evase - 8672 - con significativo abbattimento dell'arretrato relativo ai fascicoli aventi ad oggetto variazioni tabellari.
Quanto agli uffici requirenti, il Consiglio ha esaminato numerosi progetti organizzativi delle Procure alla luce delle disposizioni della Circolare sugli uffici requirenti del 16 novembre 2017 che, nel rispetto del dato normativo primario, ha promosso un metodo partecipato di esercizio della funzione dirigenziale.
Quanto agli uffici giudicanti, con delibera del 15 maggio 2019, sono state approvate le linee guida operative relativamente all'Ufficio del processo al fine di coadiuvare i dirigenti nelle procedure per l'adozione di decreti istitutivi.
In data 12 novembre 2018 la Quarta Commissione, al fine di concludere la pratica relativa agli standard di rendimento, aperta fin dal 2007, e di aggiornare l'attività già svolta in materia nelle precedenti consiliature, aveva segnalato la necessità di costituire un gruppo di lavoro ad hoc, con il compito di riesaminare tutte le attività già svolte in questo decennio. Il gruppo ha terminato il lavoro e depositato le relazioni.

Con riferimento ai procedimenti disciplinari, che hanno sempre un impatto non trascurabile sulla carriera del magistrato, va rilevato che il numero di procedimenti pendenti presso la Sezione disciplinare alla data del 1°gennaio 2019 era di 41, mentre al 30 novembre è risultato pari a 77.
Si è registrato un incremento delle iscrizioni. Il numero delle definizioni ha comunque superato quello delle sopravvenienze.
Quanto all'esito dei giudizi in questione, si evidenzia come siano state n.34 le assoluzioni nel merito, n.58 le ordinanze di non luogo a procedere; n.4 le sentenze di non doversi procedere e n.27 quelle di condanna con applicazione delle varie sanzioni previste dalla legge.

Il Consiglio ha coltivato, anche nel corso del 2019, rapporti con organi e istituzioni internazionali. In questo settore occorre in particolare rammentare l'attività svolta nell'ambito della Rete Europea dei Consigli di Giustizia, nonché quella svolta nel contesto della Rete Europea di Formazione Giudiziaria (REFG).
Il Consiglio ha, poi, proseguito la partecipazione alle attività del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCJE), organismo competente in materia di indipendenza, imparzialità e ruolo dei giudici negli Stati membri del Consiglio d'Europa ed a quelle del Consiglio Consultivo dei Procuratori Europei (CCPE - Consultative Council of European Prosecutors).
Il Consiglio Superiore ha inteso, inoltre, dare nuovo slancio e rafforzare l'impegno nei quadranti internazionali di particolare interesse strategico con quei Paesi nei quali è maggiore la necessità di un'assistenza nel campo della organizzazione del sistema giudiziario, partecipando direttamente a numerosi progetti in Montenegro, Albania e Kosovo.
Il quadro che vi ho fornito sacrifica alla necessaria sinteticità la sua completezza. Mi avvio alla conclusione dell'intervento non prima di formularvi una mia personale promessa: quella del massimo impegno e della costante vigilanza per cercare di rendere l'attività consiliare più lineare e trasparente, attenta a tutelare i magistrati più liberi ed esposti, libera da ogni condizionamento nell'esclusivo interesse della giurisdizione e di ciascun magistrato che la esercita.

ANTIMAFIADuemila
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