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di Aaron Pettinari
A Milano la contestazione degli avvocati della Camera penale contro l'ex pm di Mani Pulite

Nei giorni scorsi avevano chiesto ufficialmente al Csm di rivalutare la designazione di Piercamillo Davigo come rappresentante di Palazzo dei Marescialli in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario a Milano. Oggi gli avvocati della Camera penale sono andati oltre nella contestazione rifiutando di ascoltare l'intervento del consigliere togato, ed ex pm di Mani Pulite.
Che sarebbe stata una giornata di particolari tensioni, dunque, era annunciato. Quando il presidente della Corte d'Appello di Milano, Marina Tavassi, nel ringraziare i principali ospiti presenti all'inaugurazione dell'anno giudiziario ha nominato Davigo dicendo che "siamo lieti di accogliere a chi per tanti anni abbiamo avuto protagonista nella sede giudiziaria di Milano", nell'aula si è levato uno scroscio di applausi.
Ma i legali hanno deciso di protestare comunque, sventolando tra le mani cartelli con scritti gli articoli 24,27 e 111 della Costituzione, che a loro dire, sono stati violati dalla riforma della prescrizione che prevede il blocco dopo il primo grado di giudizio. E durante la protesta degli avvocati, dall’Aula Magna è partito l’urlo “si levi il cappello e si vergogni” rivolto al legale Giammarco Brenelli che si era alzato in piedi esponendo uno dei cartelli davanti a Davigo.
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz, ha definito la protesta “gravemente impropria” perché si tratta di “ostracismi preventivi e veti ad personam". E da Catania, a sostegno del collega, è intervenuto anche il componente del Csm Sebastiano Ardita, parlando di un “irricevibile ed inqualificabile atto di ostracismo". “La giustizia - ha aggiunto - ha bisogno di confronto, di dibattito” e non “di censure o di messe al bando".
Da Palermo anche il consigliere togato Nino Di Matteo è intervenuto sul punto, parlando con i giornalisti a latere del proprio intervento: "Tutte le opinioni sono assolutamente legittime e rispettabili. Mi fa specie che da parte di alcuni avvocati venga in qualche modo condannata l’espressione di un'opinione da parte di un magistrato autorevole ed esperto come il dottor Davigo". Poi ha proseguito: "Non mi piace che qualcuno, mi riferisco agli avvocati che hanno inscenato la protesta, in qualche modo censurino l’espressione dell’opinione da parte del consigliere Davigo. Opinione che può essere condivisibile o meno, io personalmente la condivido, ma che certamente non può dare luogo a certi comportamenti e a certe proteste che calpestano il diritto dell’espressione e dell’opinione. Il magistrato, come tutti i tecnici del diritto, ha pienamente diritto ad esprimere il proprio parere su un argomento che riguardi la giustizia e il funzionamento di essa. Il dottor Davigo lo ha fatto e la sua opinione deve essere rispettata anche quando non viene condivisa".

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Riforma prescrizione condivisibile
Di Matteo ha poi parlato della riforma della prescrizione: "Fermo restando che tutte le opinioni sono legittime, tuttavia penso che quella della prescrizione sia un'ottima riforma. Ricordo che per molti anni la magistratura, in molte sue componenti e anche la Anm, ha auspicato un'interruzione del decorso della prescrizione al momento dell'esercizio dell'azione penale. Alcune perplessità di oggi mi lasciano interdetto soprattutto perché contraddicono quello che per molto tempo si è chiesto, anche da gran parte della magistratura". Secondo il consigliere togato del Csm la riforma "ci allinea a tanti altri sistemi processuali giuridici europei. Una riforma che sicuramente creerebbe le condizioni per evitare che si formino ulteriori sacche di impunità, soprattutto di quei reati dei colletti bianchi e dei reati di corruzione che sono diventati una piaga rilevante nel sistema complessivo italiano. Certamente poi si dovrà provvedere a cercare di velocizzare il processo penale attraverso una rivisitazione complessiva del giudizio e del dibattimento penale e soprattutto del sistema delle impugnazioni. La mia opinione è che anche riformando il sistema delle impugnazioni, per esempio abrogando l’attuale divieto della 'reformatio in peius', si eviterebbero una serie di appelli e ricorsi in Cassazione che attualmente e in passato hanno avuto un intento esclusivamente dilatorio. Questa è la mia opinione, con la sorpresa che molti di coloro che in passato hanno auspicato una riforma della prescrizione nel senso in cui va la riforma entrata in vigore da poco, oggi si scoprono improvvisamente perplessi e contrari".

Da politica strisciante tentazione d'attacco alla magistratura
Successivamente Di Matteo ha parlato del rischio di una nuova stagione di attacchi della politica contro la magistratura: "Gli attacchi all’autonomia e all’indipendenza della magistratura sono ricorrenti e non riguardano solo questi o altri governi, ma riguardano, secondo quello che considero essere avvenuto soprattutto negli ultimi 30 anni, un'ampia fetta del potere politico trasversale dei vari schieramenti, che non concepisce come il controllo delle legalità della magistratura possa rivolgersi anche contro di loro. Quindi non la farei una questione di fazioni politiche o partitica, ne faccio una questione di un’ampia fetta della politica che non sopporta l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e che vorrebbe comunque condurre l’azione di essa a un sostanziale controllo della politica e dell’esecutivo". "Ci sono stati dei momenti - ha ricordato - in cui questi attacchi sono stati forti e più manifesti, ma io credo che ci sia la tentazione strisciante di una consistente parte del potere di controllare la magistratura".

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Ancora su correnti e Csm
Infine, tornando a parlare della "svolta etica" necessaria all'interno della magistratura ha dichiarato di credere che "si sta acquisendo gradualmente questa consapevolezza, per il recupero dell’azione da parte di ogni singolo consigliere togato e laico, rispetto a quei sistemi che hanno creato una degnazione del Csm, da parte delle correnti della magistratura, di cordate interne ed esterne di essa e poi da parte dei partici politici. L’esigenza del recupero dell’autonomia decisionale del consigliere è un'esigenza che si pone sia per i laici che per i togati". "La degenerazione del sistema è stato un effetto del consolidarsi di una mentalità per la quale si guardava al Csm e al singolo consigliere come colui il quale doveva perorare la causa dell’amico o del compagno di corrente. Questo è un legame che si deve spezzare come anche è un problema, ho cercato di evidenziare nel corso della mia breve relazione l’aspirazione a ottenere incarichi direttivi. I magistrati si distinguono per funzioni. Non dobbiamo assolutamente cedere alla tentazione di immaginare i magistrati diversi tra di loro, a seconda di quale incarico direttivo ricoprono o meno. Andremmo incontro a chi vuole gerarchizzare la magistratura per controllarla. Ecco perché dal Csm, e dai singoli magistrati, deve partire una svolta per contrastare questa visione. Chi non vuole la magistratura libera e indipendente, la immagina organizzata gerarchicamente con una struttura piramidale, con cui basta controllare i vertici e si controlla tutta la magistratura. Questo è un disegno contrario al nostro assetto costituzionale che invece noi dobbiamo difendere dai nostri comportamenti".

In foto: il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il presidente della Corte d'Appello di Milano, Marina Tavassi, e il consigliere togato del Csm, Piercamillo Davigo © Imagoeconomica

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