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Deputati chiedono al governo chiarimenti: "Necessaria revisione del Trattato del 1954 tra Usa e Italia sull’utilizzo delle basi americane in suolo italiano"
di Karim El Sadi

L'uccisione del potente generale iraniano Qassem Soleimani potrebbe riguardare l'Italia più di quanto si possa pensare. Nelle ultime ore sui principali quotidiani siciliani si sta parlando molto del drone che ha sganciato i missili sul convoglio in Irak venerdì scorso nel quale si trovava il comandante della Forza Quds del Corpo di guardie della rivoluzione islamica iraniana (IRGC). L'MQ-9 Reaper, questo il modello del velivolo senza pilota di ultima generazione impiegato dagli statunitensi, sarebbe decollato dalla base USA di Sigonella, in provincia di Catania.
Il drone sembra essere partito inizialmente per una delle tante missioni esplorative successivamente trasformatasi in offensiva. Un attacco che, in pochi sottolineano, è da ritenere senza alcun dubbio un atto di guerra ingiustificabile sul piano del diritto internazionale compiuto da una potenza estera (gli Stati Uniti) nel territorio di un Paese sovrano.
E in tutto ciò l’Italia sembra aver "subito" la decisione americana senza essere stata minimamente coinvolta o anche semplicemente informata dell’uso che si sarebbe fatto della base militare sul suo territorio. Per questo motivo alcuni deputati stanno chiedendo al governo chiarimenti sulla questione.
"Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiariscano immediatamente il ruolo che la base americana di Sigonella, in Sicilia, ha giocato nell’attacco militare mediante l’utilizzo dei droni che ha portato all’uccisione del generale iraniano Soleimani” ha chiesto in una nota il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli. “Ove fosse confermato un coinvolgimento, nel mezzo di una crisi internazionale di tale portata - ha proseguito - riteniamo necessario una revisione del Trattato del 1954 tra Usa e Italia sull’utilizzo delle basi americane sul suolo italiano, riconducendole all’interno di strategie comunemente adottate dall’Alleanza Atlantica e non per un uso non concordato da parte degli Stati Uniti”. Critiche giungono anche dal fronte di sinistra per voce di Luca Cangemi della segreteria nazionale del Partito comunista italiano (Pci).
Può l’Italia consentire che il suo territorio venga coinvolto in un omicidio extragiudiziale e in azioni di guerra senza che le sue istituzioni vengano consultate e probabilmente neanche informate? - si è chiesto Cangemi - Di fronte ad una crisi internazionale straordinariamente pericolosa non sarebbe necessario bloccare le attività dei droni che rappresentano tra l’altro un pericolo quotidiano per il traffico civile dell’aeroporto di Catania, pericolo che in questi giorni sarà moltiplicato da attività militari intensissime? Non è il caso di aprire una riflessione sul ruolo della base di Sigonella - continuamente rafforzata (insieme alla proiezione rappresentata dal Muos di Niscemi) - e sulla sua compatibilità con la Costituzione Italiana e con gli stessi interessi nazionali dell’Italia? Il ricercatore Antonio Mazzeo, che da anni ci informa sul gravissimo sviluppo in dotazione e ruolo della base di Sigonella, ci ha illustrato il forte dibattito che è aperto da anni nel Parlamento tedesco sulla stazione gemella di Ramstein - ha concluso l’esponente comunista -. In Italia invece l’afasia assoluta di rappresentati istituzionali subalterni e spesso, ignoranti. Uomini di governo e di stato che di fronte ad un gesto criminale ed irresponsabile, come quello compiuto dagli Stati Uniti a Baghdad, balbettano e annaspano”.

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La base americana di Sigonella © Ansa / Orietta Scardino


Secondo alcuni esperti militari, però, il drone potrebbe essere, invece, partito da una base in Kuwait molto più vicina all’area dell’attacco. Un velivolo armato di quel tipo, a detta loro, non ha abbastanza autonomia per compiere il viaggio da quasi 2800 chilometri e tornare se a pieno carico missilistico. Tuttavia, anche se non fosse Sigonella la base dalla quale è decollato, il potente sistema di comunicazioni satellitari Muos, che si trova a Niscemi (in Sicilia), sarebbe stato lo stesso utilizzato in funzione di analisi della situazione e geolocalizzazione. Quindi l'Italia risulterebbe comunque coinvolta, o quanto meno non estranea, al grave atto di forza posto in essere dagli States.
Al momento non è ancora chiara quale sarà la reazione dell'Iran, ma in queste ore si stanno valutando i possibili scenari che potranno palesarsi nel futuro prossimo. Quel che si teme è che si verificheranno atti di guerriglia su obiettivi mediorientali e di azioni terroristiche in occidente ma non è escluso, anche se meno probabile, un attacco simultaneo a più basi Usa in territorio europeo. Quindi anche quelle localizzate in suolo italiano come la stazione radar Muos o la stessa base Naval Air Station siciliana.

Velivoli nella base di Sigonella
Non sarebbe né la prima né l'ultima volta che un drone parte da Sigonella per delicate missioni militari all'estero. Solo pochi giorni prima del bombardamento in Irak, il 29 dicembre, un altro velivolo a conduzione remota è stato fatto partire da Sigonella in missione Isr lungo i confini russi. Il drone aveva prima raggiunto le regioni del Donbass circumnavigandone i confini, per poi dirigersi verso sud, in Crimea e Mar Nero.
A Sigonella, principale base per le operazioni americane nel Mediterraneo, sono ospitati, tra l’altro, i droni MQ-9 'Reaper' come quello usato per uccidere Soleimani, aerei senza pilota tipo Hale (High Altitude Long Endurance) e Male (Medium Altitude Long Endurance), Global Hawk (Falco Globale) per la sorveglianza strategica ad alta quota, aerorifornitori e velivoli da trasporto. Sempre a Sigonella a fine novembre era atterrato dalla base aerea di Palmdale in California, il primo drone del sistema Ags (Alliance Ground Surveillance) della Nato, versione potenziata del drone Usa Global Hawk.

Foto di copertina © Virin

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