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di Davide de Bari
I consiglieri Ardita e Di Matteo: “Un segnale su contrasto mafie”

Dopo un anno dal pensionamento dell’ex procuratore capo di Torino, Armando Spataro, il Consiglio Superiore della Magistratura ha nominato un nuovo procuratore e per la prima volta si tratta di una donna. Il suo nome è Anna Maria Loreto, che da 16 anni è procuratore aggiunto a Torino ed è stata la titolare dell’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta, che qualche giorno fa hanno portato alle dimissione del presidente Antonio Fosson. Loreto è passata con 12 voti, 7 invece i voti ottenuti dal suo diretto concorrente, il procuratore di Siena Salvatore Vitello. Quattro gli astenuti. In favore della Loreto hanno votato i togati di Area, Autonomia e Indipendenza, e l'indipendente Nino Di Matteo e i laici Alberto Benedetti (M5S) e Michele Cerabona (Forza Italia). Mentre per l’altro candidato, Salvatore Vitello, capo della procura di Siena - che in Commissione aveva ottenuto la maggioranza - hanno votato invece i togati di Magistratura Indipendente e di Unicost. Si sono astenuti il primo presidente Giovanni Mammone, il Pg della Cassazione Giovanni Salvi e i laici Stefano Cavanna (Lega) e Filippo Donati (M5s).
E’ stata una sfida tra due candidati sicuramente di alto valore, tra uno “esterno”, anche se Vitello è stato anche a Torino come giudice, e uno “interno” già a conoscenza delle potenzialità della procura. Da un lato c’era la Loreto, con una grande esperienza di 12 anni nella Dda, anche avendo incarichi direttivi, guidando un pool da 8 a 10 magistrati. Mentre il capo della procura di Siena dirigeva sette sostituti. La pm Loreto ha anche coordinato inchieste importanti, che hanno sicuramente evidenziato le sue “spiccate capacità investigative” contro il fenomeno della criminalità organizzata, come l’operazione “Alto Piemonte”, che nel 2016 ha portato alla luce i rapporti tra la ‘Ndrangheta e gli ultras della Juventus con l’arresto di 18 persone, per passare poi all’operazione Barbarossa sulle cosche dell’astigiano. La pm si è anche occupata di “fotografare” la mafia nigeriana presente nel territorio torinese, grazie al lavoro del pool da lei guidato.
La V Commissione decise di portare al voto i due candidati lo scorso 19 settembre: Vitiello ricevette 4 voti (Magistratura Indipendente e Unicost), più i due laici, mentre la Loreto due preferenze, quelle di Piercamillo Davigo e Mario Suriano.
Secondo i consiglieri togati Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo, con la nomina di Anna Maria Loreto a capo della procura di Torino è un "segnale di attenzione per il contrasto alle mafie". Durante il loro intervento in sostegno alla pm torinese, Ardita e Di Matteo hanno evidenziato la sua esperienza antimafia, invitando a non minimizzare il fenomeno mafioso al Nord; poi rilevando come la città di Torino sia stata già negli anni '80 la capitale della mafia importata dai catanesi. "Si tratta dell'unica città del Nord in cui la mafia ha ucciso un procuratore - ha detto Ardita in plenum - proprio dai magistrati di Torino già il 1 dicembre 1984 era partito il blitz che portò all'arresto di centinaia di mafiosi e di tre magistrati, del direttore del carcere e del comandante dei carabinieri del capoluogo etneo". Di Matteo ha poi evidenziato che "la nomina di un magistrato che si è occupato per più di 12 anni di indagini e processi di criminalità organizzata è molto importante perché rappresenta una vera e propria memoria storica dei fenomeni mafiosi sul territorio di Torino che da anni rientra nel progetto di espansione di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta”.

plenum csm c imagoeconomica

Il plenum del Csm © Imagoeconomica


Per l’ex pm della trattativa Stato-Mafia, la Loreto “sarà un punto di riferimento importante per tutti i colleghi e le forze di polizia impegnati sul campo. L'efficacia delle azioni di contrasto delle mafie, infatti, passa necessariamente dalla valorizzazione di quei colleghi che, come Loreto, hanno concentrato gran parte del loro impegno professionale sulle indagini e i dibattimenti di mafia”. Per il consigliere togato Piercamillo Davigo, che è stato il relatore della proposta di nomina della Loreto in commissione, "vedere per la prima volta una donna a capo di una Procura della Repubblica di grandi dimensioni come Torino, un bel segnale e un premio al suo merito”. E poi ha concluso: "Si tratta di un magistrato di straordinaria competenza in materia antimafia, con un'esperienza di lungo corso sul territorio".
Prima di arrivare alla nomina della Loreto, il Csm ha nominato anche il capo della procura di Brescia votando Francesco Prete, attualmente procuratore a Velletri e con una lunga esperienza alla procura di Milano, con una maggioranza di 12 voti.
E’ quella della Loreto la prima nomina importante del plenum dell’autogoverno della magistratura, dopo la bufera dell’inchiesta di Perugia, nella scorsa primavera, che ha scatenato le dimissioni di cinque consiglieri. Proprio oggi il Csm è tornato alla sua formazione completa, dopo le elezioni suppletive che hanno visto l’elezione, prima ad ottobre dei pm Nino Di Matteo e Antonio Amato, e poi a inizio dicembre della giudice torinese Elisabetta Chinaglia, ultimo togato che mancava per ripristinare il numero completo. Oltre ai 16 membri togati, compongono il Csm anche 8 membri “laici”, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione insieme al vice presidente. Dopo l’ultima elezione suppletiva, c’è stato un cambio di maggioranza dei gruppi all’interno del plenum visto che Area e Autonomia&Indipendenza hanno ora ben cinque membri ciascuno, mentre si sono ridotti quelli di Unicost e Magistratura Indipendente.

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