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report puntata csmdi Aaron Pettinari
C'è un filo che collega l'inchiesta sulla fondazione Open e l'inchiesta di Perugia che vede coinvolto l'ex Presidente dell'Anm Luca Palamara e che ha scosso l'intero organo di autogoverno della magistratura? E' quello che si è chiesta la trasmissione Report, condotta da Sigfrido Ranucci. Ieri sera è stato trasmesso il servizio di Luca Chianca "L'affaire Csm" partendo proprio dall'inchiesta aperta dalla Procura di Firenze, diretta da Giuseppe Creazzo.
Nata nel 2012 e chiusa nell'aprile 2018, in sei anni la fondazione Open ha raccolto circa sei milioni di euro per finanziare le iniziative politiche di Matteo Renzi, tra cui anche la Leopolda.
Gli inquirenti hanno messo sotto indagine l'ex presidente della fondazione Alberto Bianchi e Marco Carrai, già componente del cda di Open e amico di Renzi.
Nello specifico Bianchi è accusato di traffico di influenze illecite e di finanziamento illecito ai partiti. Reato, quest'ultimo, contestato anche a Marco Carrai, considerato dagli inquirenti il contatto tra Open e alcuni finanziatori che lui stesso avrebbe presentato alla fondazione.
Così sia lo studio di Bianchi che quello di Carrai sono stati perquisiti dalla Guardia di Finanza. I magistrati ipotizzano che il denaro arrivato nelle casse di Open sarebbe stato utilizzato senza rispettare la legge sul finanziamento ai partiti.
L'ex Premier, intervistato, ha contestato la pubblicazione della chat, delle perquisizioni su imprenditori che hanno finanziato regolarmente Open ed ha ribadito la regolarità del denaro ricevuto non solo dalla madre dei Maestrelli, imprenditori nell'ortofrutticolo, utilizzato per comprare una casa ed anche restituito, ma anche quello ottenuto grazie alla partecipazione con i suoi discorsi in giro per il mondo.
Quindi sono state riportate le parole di Renzi, in conferenza stampa, quando attaccando la magistratura disse: "Non è lei che deve decidere cosa è partito e cosa no".
"La separazione dei poteri è cosa sacra perché significa il funzionamento di una macchina democratica di un Paese - ha ricordato il conduttore Ranucci introducendo il caso delle ingerenze della politica sul Csm - Tuttavia andrebbe evocata anche quando attorno ad un tavolo si siedono dei politici con dei magistrati per condizionare le nomine delle Procure più importanti d'Italia. Sono il suo ex braccio destro Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ex Ministero dello Sport, e con lui c'è Cosimo Ferri, magistrato ex Csm, ex sottosegretario al Ministro della Giustizia in vari Governi, deputato ex Pd oggi in Italia Viva. Parlano con cinque membri del Csm su come condizionare le nomine delle Procure italiane. C'è Roma, molto delicata perché svolge indagini sulla politica e la pubblica amministrazione, poi c'è Perugia, competente sui magistrati di Roma, Firenze competente sui magistrati di Perugia e Genova a sua volta competente sulla Procura di Firenze. La Procura di Roma è particolarmente delicata perché conduce un’inchiesta bollente, quella su Consip. I magistrati hanno chiesto l’archiviazione per la posizione del papà di Matteo Renzi, Tiziano. Hanno rinviato a giudizio invece Luca Lotti con l’accusa di favoreggiamento. Al posto di Pignatone potrebbe arrivare Giuseppe Creazzo, che è il capo della Procura di Firenze, l’uomo che ha indagato i genitori di Renzi con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Oggi ha aperto anche le indagini sulla Fondazione Open indagando Bianchi e Carrai. I parlamentari parlano anche con l'ex Presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, indagato anche lui per corruzione".
Report ha ricostruito anche come, per l'inchiesta sul CSM, sarebbe saltata la partita del cuore a San Luca, dopo le scorse elezioni comunali.

report ranucci affaire csm

Luca Palamara era presidente dell'ANM, promotore dell'iniziativa a San Luca: assieme a Lotti e Ferri e ad altri consiglieri del CSM, si discuteva delle nomine dei futuri capi delle procure a Roma e Firenze. Tra i papabili Viola, assieme a Creazzo e Lo Voi: dalle conversazioni sembra emergere una guerra per bande, per mettere il cappello sulla Procura della Capitale.
Nell'inchiesta Luca Chianca ha intervistato il massmediologo Klaus Davi, ha incontrato lo stesso Luca Palamara, l'ex Presidente Anm Pasquale Grasso, l'ex segretario di "Magistratura indipendente" Angelantonio Racanelli, e gli stessi Ferri e Lotti, con il primo che ha anche contestato l'uso del Trojan nell'indagine.
La ricostruzione ha mostrato come su Creazzo abbia ricevuto un esposto da parte della procura di Genova che di fatto ne poteva pregiudicare la nomina.
Il problema delle intercettazioni, guarda caso in discussione proprio in queste settimane sul piano politico, è da sempre al centro del dibattito. Come ha ricordato Ranucci "non è la prima volta che la politica cerca di condizionare la magistratura e la magistratura è stata spesso accusata del contrario. Questo perché chi ha un potere non ama essere sottoposto a giudizio. Qui non siamo di fronte a una separazione di poteri ma ad una convergenza di interessi".
Proseguendo nell'inchiesta Report si è dunque posta domande sull'operazione che fu portata avanti per la nomina alla Procura di Roma dove era stata trasferita l'inchiesta Consip, dove Lotti è stato rinviato a giudizio dalla procura retta da Pignatone. Un'inchiesta costata il posto a Marroni, ex AD di Consip che ha confermato ai magistrati il fatto che fosse stato Lotti a raccontargli delle cimici ambientali messe nel suo ufficio dai pm di Napoli. Secondo l'avvocato di Marroni, Luigi Li Gotti, erano arrivati dei segnali per farlo ritrattare.
L'intricatissimo caso Consip è entrato nelle vicende delle nomine?
Palamara ha anche raccontato di incontri tra Pignatone e Lotti con Renzi: per discutere di cosa?
Tutto si complica ulteriormente quando il procuratore aggiunto di Roma Ielo di fatto invia le carte d'indagine su Palamara a Perugia. Palamara a quel punto parla con un altro pm per contrastare Ielo, usando il fratello avvocato per Eni, per l'inchiesta che ha toccato l'AD Descalzi (che avrebbe fornito delle carte a Lotti).
Eni smentisce, Lotti ha smentito le ricostruzioni emerse dalle intercettazioni.
L'inchiesta ha anche mostrato sms tra Lotti ed Ermini, vice presidente del CSM; avvicinamenti tentati col consigliere laico Lanzi, sempre per forzare le nomine. La ricostruzione arriva all'intervento al Plenum del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, rispetto a quanto emerso nelle indagini giudiziarie, parlò di "quadro sconcertante".
Il terremoto ha coinvolto cinque consiglieri del Csm ma anche il Pg della Cassazione Fazio, amico di Palamara che firmerà i procedimenti contro i consiglieri coinvolti nello scandalo, ma a luglio dovrà lasciare l'incarico quando si apprende che era indagato per “rivelazione di segreto d'ufficio”.
Il servizio è proseguito raccontando anche il caso Amara, il sistema corruttivo che ha minato il funzionamento della magistratura.
E poi ancora una serie di rapporti tra magistrati, imprenditori e politici dove è difficile comprendere quanto siano o meno opportuni.
Il quadro finale è desolante. E forse ha ragione Ranucci che ha così commentato: "E' possibile immaginare un mondo con una magistratura indipendente senza le correnti? Oggi sono diventate la cruna dell'ago dove un magistrato deve passare per fare carriera. Hanno mortificato la meritocrazia e l'indipendenza da dentro. Noi siamo concreti e pensiamo che è impossibile la magistratura senza correnti perché appartiene alla debolezza umana, quella di cercare di aggregarsi e gestire il potere. Se correnti devono essere che almeno servano a pulire dalle mele marce, non che diventino strumento di qualche mela marcia. Altrimenti assistiamo allo spettacolo indecente che abbiamo visto. Quello dove la giustizia viene considerata 'roba loro'".

VIDEO Guarda la puntata integrale di Report: rai.it/programmi/report

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