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di Claudio Rojas
Dopo la massiva, travolgente e spettacolare mobilitazione dello scorso 24 Ottobre, per il governo cileno e tutti i settori della politica del paese non è stato più possibile nascondere la realtà. Con la loro caratteristica ipocrisia, per non essere travolti dall'onda della protesta, si sono uniti al sentimento popolare, offrendo promesse e soluzioni pur di aggirare e sfuggire al tremendo messaggio di dissenso. Come se lo stesso fosse rivolto ad altri e non a chi governa il Paese.
Una mobilitazione pacifica, dove la contestazione ha visto momenti anche allegri, con canti, cori e la partecipazione di tanti giovani.
Alcuni di questi, in maniera tanto creativa quanto provacatoria, hanno voluto realizzare un nudo artistico di gruppo al monumento della Piazza Baquedano. Il governo ha cercato di mettere fine alle mobilitazioni, dicendo di avere ascoltato il popolo impegnandosi a fare dei cambiamenti in base alle richieste della gente. Ad ogni modo questo fine settimana è stato relativamente tranquillo, c’era gente in strada ma non c’è stata violenza. Lunedì il governo ha avviato dei colloqui con i vari schieramenti politici, gli stessi che hanno escluso il popolo, accelerando gli appuntamenti come se non avesse mai avuto modo di sentirli prima. Ha anche affermato di aver avviato un dialogo con diverse organizzazioni sociali. Organizzazioni che nessuno conosce; un po’ una farsa. Il risultato è presto detto con il popolo che si è ulteriormente indignato di fronte all'ennesimo inganno alla Nazione da parte del Presidente. Un fatto che ha provocato l'ira della popolazione che, sempre più scettica di fronte alle parole riportate dai mass media, ha deciso di proseguire con le mobilitazioni che sono nuovamente proseguite.
2Lunedì, infatti, ci sono stati degli incendi in varie zone del centro della città, alcuni provocati dai manifestanti, sempre dopo le provocazioni delle forze di repressione (una strategia che si ripete in molte parti del paese). Altri invece sono stati provocati dai carabinieri, con tanto di di immagini e video che girano in rete e audio di persone che sono state testimoni dei fatti.
L'indignazione popolare è tale da farci credere che la situazione non rientrerà finché non ci saranno dei cambiamenti reali, o ci sarà un colpo di Stato che ci porterà ad una dittatura militare peggiore di quella di Pinochet, perché conterà su l'appoggio delle forze nordamericane che sappiamo essere genocide. L'Impero non può permettersi il lusso di perdere un paese così servile, plasmabile e instabile come il nostro che oramai non ci appartiene più.
Crediamo che l'unione pacifica sia l'unica arma potente che abbiamo, ma se ci dividiamo o cadiamo nella trappola della violenza possono schiacciarci tragicamente. In ogni caso lo scenario che si delinea è sempre meglio di quello di apparente pace ed apatia di morte che avevamo. Ora il popolo è vivo, specialmente tra i più giovani.

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