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di AMDuemila
Il pm della Trattativa su esclusione dal pool stragi: "Mortificati 28 anni di impegno”

Si tiene questo pomeriggio davanti alla Settima commissione del Csm, preposta all’organizzazione degli uffici giudiziari, l'atteso confronto tra il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ed il sostituto procuratore nazionale, Antonino Di Matteo. Oggetto della discussione è il ricorso presentato da quest'ultimo rispetto all'estromissione decisa da de Raho, in seguito all'intervista rilasciata dallo stesso Di Matteo alla trasmissione "Atlantide" di La7, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.
Secondo il Procuratore nazionale antimafia quell'intervista ha provocato la fine del "rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia”, perché avrebbe fatto delle considerazioni che erano oggetto di valutazioni all’interno del neo pool (che vede anche la presenza dei magistrati Francesco Del Bene e Franca Imbergamo) e nelle riunioni con le Procure competenti delle indagini (Palermo-Caltanissetta e Firenze).
A ben vedere nell'intervista non vi è alcun elemento vincolato dal segreto investigativo e proprio per questo motivo Di Matteo ha deciso di presentare ricorso. Nella memoria del pm di punta che ha condotto il processo sulla trattativa Stato-mafia, Di Matteo, come riportato oggi da Il Fatto Quotidiano, rispetto alla motivazione per cui è stato allontanato dal pool parla di “un giudizio grave, che mortifica 28 anni di impegno professionale speso sul fronte stragi e delitti eccellenti di mafia” ed ha evidenziato proprio di aver parlato nell'intervista solo di atti pubblici e già emersi in diverse sentenze. Rispetto alle considerazioni fatte durante l'intervista ad "Atlantide" Di Matteo ritiene che queste non possono “aver recato alcun pregiudizio all’attività della Dna o di altri uffici”.
Le audizioni, così come era stato annunciato, si terranno a porte chiuse respingendo la richiesta dei giornalisti che seguono le cronache consiliari di poter ascoltare i due magistrati, “per il rilievo pubblico della vicenda”. La Settima Commissione ha votato all'unanimità il proprio "No" all'audizione pubblica trincerandosi dietro il segreto istruttorio.
A loro volta i giornalisti avevano proposto di togliere l'audio in quei punti del confronto in cui si parlerà delle indagini in corso.
A quanto è dato sapere sembra difficile che il Csm si pronuncerà sul caso prima dell'autunno. Due sono le possibilità per la Settima Commissione: prendere atto della scelta di de Raho oppure reintegrare il sostituto procuratore nazionale antimafia all'interno del pool investigativo.
Nelle scorse settimane non sono stati pochi i messaggi di solidarietà e sostegno nei confronti di Di Matteo. L'appello alle istituzioni competenti, da noi lanciato sulla piattaforma change.org, affinché il magistrato non sia delegittimato è stato firmato da 97.744 cittadini. Ma anche addetti ai lavori sono intervenuti in prima persona. Basti ricordare che 118 magistrati hanno sottoscritto un appello indirizzato al presidente del Consiglio superiore della magistratura, il capo dello Stato Sergio Mattarella, al vicepresidente David Ermini e a tutti i consiglieri del Csm "esprimendo forte turbamento" per l'estromissione di Di Matteo, auspicando che venga trovata una soluzione sulla vicenda.

Foto © Imagoeconomica

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