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provenzano bernardo vetro carcereIntervistati dal sito di Michele Santoro sulla sentenza della Corte di Strasburgo
di AMDuemila
"Il ricovero di Provenzano in Ospedale? E' stato trattato come un principe, anche con un notevole dispendio di risorse”. A parlare è Claudio Rognoni, uno dei medici che lo hanno curato presso l'Unità di medicina protetta dell'Ospedale San Paolo di Milano e che oggi dirige il reparto. Il medico è stato intervistato dal sito www.michelesantoro.it per commentare la sentenza della Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo 2016 alla morte del boss mafioso. Secondo i giudici di Strasburgo il boss corleonese sarebbe stato sottoposto a “trattamenti inumani e degradanti”. Il reparto di medicina protetta ha un'area riservata per i detenuti sottoposti al 41 bis ed è una struttura all'avanguardia, inaugurata nel 2012. Qui Provenzano ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita, assistito e costantemente monitorato da medici ed infermieri. "Bernardo Provenzano è arrivato da noi nell’aprile 2014 ed è morto nel luglio 2016. Ed è morto senza una piaga da decubito - ha ricordato il medico - Il personale sanitario lo ha assistito minuto per minuto, gli cambiavano posizione ogni mezz’ora, era costantemente alimentato. Provenzano è stato trattato come un principe, anche con un notevole dispendio di risorse”. Anche tenuto conto della visibilità mediatica del personaggio Provenzano, a detta di Rognoni, avrebbe goduto anche "di una maggiore atenzione del normale". "L’unica differenza tra i degenti detenuti 'normali' e quelli al 41 bis - ha spiegato ancora - consiste nella frequenza delle visite dei familiari, una al mese. Ma queste non sono decisioni che competono ai medici". Il medico ha riferito anche che il rapoprto con i figli "è sempre stato cordiale" e che i familiari erano "sempre tenuti informati sulle condizione del padre e sulle cure a cui era sottoposto". Ugualmente le comunicazioni venivano effettuate verso l'autorità giudiziaria. Rispondonedo all'ultima domanda del giornalista sulla possibilità riconosciuta dalla Corta europea dei diritti umani per cui Provenzano sarebbe dovuto morire nella propria abitazione, ha ribadito: "Il nostro è riconosciuto come un reparto di eccellenza. Se Provenzano fosse passato dalle cure del San Paolo all’assistenza domiciliare, non avrebbe vissuto più di due settimane".

Per leggere l'intervista integrale: michelesantoro.it

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