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borsellino salvatore palcodi Francesca Mondin
De Raho: “Primo punto eliminare il segreto di Stato dai fatti di strage”

“Abbiamo bisogno dell'aiuto del Governo, abbiamo bisogno che si aprano gli archivi dei servizi segreti, che si sappia dove è finita l'agenda rossa di Paolo”. E' la voce di Salvatore Borsellino che dal palco di via d'Amelio si diffonde nella via per chiedere ancora una volta Giustizia e Verità alle Istituzioni oggi presenti all'evento organizzato dalle Agende Rosse. “E' la prima volta che in questo luogo, solitamente disertato dai rappresentanti delle istituzioni, siedono dei rappresentanti dello Stato - ha detto il fondatore delle Agende Rosse - vuol dire che la svolta c’è e ora c’è una strada che non possiamo più percorrere da soli”.
Una strada che porti “ad asciugare il sangue su cui si è fondata la seconda Repubblica - ha ribadito il fratello di Paolo Borsellino - Non possiamo più aspettare! Sono passati 26 anni in cui si è cercato di ostacolare e occultare la giustizia, ora siamo ad una svolta grazie anche alla sentenza che accerta che c'è stato un depistaggio di funzionari istituzionali nelle indagini della strage e alla sentenza del processo trattativa Stato-mafia”. “Ma noi vogliamo una giustizia totale, mio fratello è come fosse andato in guerra ed è stato ferito a morte non dal nemico ma da un fuoco alle spalle che lo ha tradito, forse tanti amici e colleghi lo hanno tradito” ha ribadito Salvatore.
Ad unirsi all'appello di Salvatore è stato Stefano Mormile, il fratello dell'educatore carcerario Umberto Mormile ucciso dalla 'Ndrangheta: “C'è bisogno di scoperchiare gli archivi segreti che nascondono tanti buchi neri” come quelli che circondano il caso del fratello Umberto “la cui morte fu decisa perché avrebbe assistito ad incontri segreti in carcere fra boss della criminalità e servizi segreti”. Un omicidio che richiama alla memoria il famoso Protocollo farfalla che sanciva un accordo, all'oscuro della magistratura, tra il Dap e il Sisde e “su cui, quando sono state aperte le indagini, subito sono state soffocate imponendo il segreto di Stato”.

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Le risposte delle Istituzioni presenti
Alle istanze dei famigliari delle vittime il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, presente alla manifestazione di commemorazione, a cui hanno partecipato anche molti giovani impegnati come il gruppo OurVoice, ha risposto garantendo di farsi “promotore di vagliare la richiesta per dare risposte".
"Oggi il Governo ha come priorità la lotta alla mafia e verrà data una risposta”, ha quindi promesso a Salvatore aggiungendo che “lo Stato in via D'Amelio c'è, ed ora, che stanno emergendo ombre che dicono che è stato forse complice di quello che stava accadendo non si può più esitare: uno stato di diritto deve cercare la verità”.
“Si elimini il segreto di Stato dai fatti di strage, io credo che è il primo punto che deve fare uno Stato che vuole fare chiarezza” ha quindi consigliato alla politica il procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho dal palco. Dal canto suo, per quanto compete la Direzione nazionale antimafia, il procuratore ha assicurato che “nell'ambito del nostro ruolo certamente verranno riletti e acquisiti tutti gli elementi delle indagini sull’intero territorio nazionale sulle stragi quant’altro al fine di chiarire se esiste un quadro parallelo”.
“Abbiamo una democrazia che potrebbe fare da capofila al mondo intero per la nostra Costituzione, non possiamo certamente venir meno all’obbligo primario di verità e giustizia, io credo che tutte le magistrature devono collaborare per chiarire i punti oscuri di cui fanno riferimento anche le sentenze”.

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Sarti: “Si apra una commissione d'inchiesta sulle stragi”
“La politica potrebbe fare una commissione d’inchiesta che si occupi solo di stragi”. Ha invece proposto sul palco di via d’Amelio Giulia Sarti, Presidente della Commissione Giustizia alla Camera. Secondo l’onorevole M5S ci sono infatti “responsabilità politiche e morali che non sono reati, ma restano comunque gravi” da individuare “perché devono essere riconosciuti come moralmente discutibili e deplorevoli da tutta l’opinione pubblica” magari, ha aggiunto la Sarti, “partendo da quel fallito attentato all’Addaura” contro Giovanni Falcone, o “dal delitto Mormile”. Ci sono, ha proseguito il Presidente della Commissione Giustizia alla Camera, persone che “possiamo richiamare alle loro responsabilità di quegli anni”.
La Sarti ha quindi ricordato che “oltre agli errori sul depistaggio Scarantino” di cui parla la sentenza del processo Borsellino quater, “oggi possiamo dire che la trattativa non è più presunta”, dopo la sentenza del dibattimento sulla trattativa Stato-mafia. L’onorevole M5S ha quindi ringraziato pubblicamente i pm di questo processo: “Di Matteo, Teresi, Del Bene e Tartaglia hanno dato la vita per arrivare a questo risultato. Quante volte ci siamo sentiti dire che quei processi non servivano? Invece - ha concluso - questo è un punto di partenza per una commissione d’inchiesta parlamentare”.

Foto © Emanuele Di Stefano


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