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di matteo riina eff 610“Parte della mafia preme per azioni eclatanti”
di Aaron Pettinari
“La fase del post Riina è molto delicata. Bisogna vedere se nei nuovi assetti dei vertici mafiosi troverà spazio il desiderio di una parte dell’organizzazione di tornare allo stragismo. Ecco perché in questo momento lo Stato farebbe un errore gravissimo se desse dei segnali di allentamento. Sul 41 bis, che ha dato ottimi frutti, sull’ergastolo, sul sequestro dei beni. Segnali che verrebbero interpretati dai mafiosi come un cedimento”. E’ questo l’allarme che il sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, lancia dalle pagine di “La Repubblica”. In un’intervista rilasciata al collega Salvo Palazzolo il magistrato, membro del pool impegnato nel processo trattativa Stato-mafia, non ha dubbi sul fatto che la morte di Salvatore Riina non coincide con la fine dello stragismo mafioso. “C’è una parte di Cosa nostra che preme per il ritorno ad azioni eclatanti” avvisa il pm. Lo stesso Di Matteo è oggetto di una condanna a morte lanciata proprio dal capomafia corleonese quando era detenuto al carcere Opera di Milano. “E allora organizziamola questa cosa! Facciamola grossa e non ne parliamo più” diceva al compagno di passeggio Alberto Lorusso. E poi ancora: “Questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta e allora, se fosse possibile, ad ucciderlo... Una esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo con i militari… Ti farei diventare il primo tonno, il tonno buono”. Le trame del progetto di attentato sono state poi rivelate dal collaboratore di giustizia, Vito Galatolo e il Gip di Caltanissetta, nel decreto di archiviazione delle indagini, analizza proprio quelle dichiarazioni stabilendo che si tratta di “un progetto pienamente provato e ancora operativo”.
“Le conclusioni di questa indagine dovrebbero indurre a maggiore prudenza chi ritiene che Cosa nostra non pensi più a delitti eccellenti - commenta Di Matteo - Nella pancia dell’organizzazione, soprattutto nelle carceri, c’è una generazione di cinquantenni che mostra insofferenza verso i mafiosi che sono fuori, vengono accusati di non essere stati capaci di rapportarsi con le istituzioni e la politica, per indurre lo Stato ad un allentamento della pressione”.
Infine Di Matteo esprime il suo pensiero sulla latitanza di Matteo Messina Denaro: Riina è stato latitante per 24 anni, Provenzano per 43, Matteo Messina è ricercato dal 1993. Non è seriamente pensabile che ciò sia potuto avvenire se non per coperture politico istituzionali di cui questi soggetti, in varie fasi e con varie modalità, hanno potuto godere”.

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