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La divulgazione rinviata per almeno sei mesi su richiesta di Fbi e Cia

Dalle preoccupazioni dell'FBI al timore dell'Unione Sovietica che qualche “irresponsabile generale Usa” potesse lanciare un attacco missilistico nei giorni successivi all’omicidio.
Sono questi alcuni degli elementi che emergono dalla lettura degli oltre 2800 documenti
sull’uccisione di John Fitzgerald Kennedy, che ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha reso pubblici.
La morte di Kennedy, ucciso il 22 novembre del 1963 a Dallas, in Texas, mentre si stava spostando su un’automobile scoperta insieme con la moglie Jacqueline, è uno dei casi più controversi della storia americana su cui si sono sviluppate numerose teorie. La versione “ufficiale” vuole che a ucciderlo fu Lee Harvey Oswald, che sparò con un fucile dal sesto piano del Texas School Book Depository.
La rapidità con cui furono condotte le indagini e il fatto che lo stesso Oswald fu in seguito ucciso contribuirono a far nascere molti sospetti intorno alla morte dell’ex presidente Usa.
La speranza è che la pubblicazione di questi file possa in qualche maniera contribuire a chiarire alcuni aspetti anche se Trump ha già accolto la richiesta di FBI e CIA di non rendere pubbliche altre migliaia di documenti, sempre legati al caso Kennedy.
Le agenzie di intelligence hanno chiesto altri sei mesi di tempo per rivederli e determinare se la loro pubblicazione possa influire sulla sicurezza nazionale. Una decisione che ha fatto nuovamente discutere e che alimenta proprio i sospetti su quanto avvenuto.
Davvero non sono bastati 25 anni di tempo per prendere una decisione su cosa fosse o meno Top secret?
Trump, in un memorandum ha scritto che “L'opinione pubblica americana aspetta - e merita - che il suo governo fornisca il maggiore accesso possibile agli atti sull'assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy in modo che la gente possa finalmente essere pienamente informata su tutti gli aspetti di questo evento cruciale”. Quindi ha aggiunto di non avere "alcuna scelta - oggi - se non accettare" le censure proposte dai dipartimenti e dalle agenzie della sua amministrazione "piuttosto di consentire un danno irreparabile alla nostra sicurezza nazionale". Un rinvio temporaneo, ha sottolineato, necessario “per evitare danni alla difesa militare, alle operazioni di intelligence, alle forze dell'ordine, o alla conduzione di relazioni straniere che sono di tale serietà da pesare più del pubblico interesse nella pubblicazione immediata".

Spiegazione Cia
La Cia ha fatto sapere che nei file secretati, alcuni dei quali degli anni Novanta, vi sono i nomi di agenti ed ex agenti segreti, come pure metodi specifici di intelligence e collaborazioni che restano vitali per proteggere la sicurezza del Paese. Tuttavia il dubbio resta. Intanto, storici, giornalisti, politici ed appassionati hanno dato il via alla consultazione e i primi atti hanno già fornito alcuni elementi di novità.
Interessante, tra i documenti, è la deposizione resa alla Rockfeller Commission (che stava indagando nel 1975 sulle attività non autorizzate della Cia) da Richard Helms, vice direttore della Cia ai tempi di Kennedy e poi capo della stessa agenzia federale. Gli avvocati della Commissione indagavano su eventuali capi di Stato stranieri, oggetto di tentati omicidi da parte degli agenti del controspionaggio americano. Un avvocato chiese a Helms: “C’è qualche informazione relativa all’assassinio del presidente Kennedy che in qualche modo mostri che Lee Harvey Oswald sia stato un agente della CIA?”. Il documento si interrompe così, senza la risposta di Helms. Un dato che apre a qualsiasi interpretazione.

Il memorandum J.Edgar Hoover
Nella documentazione c’è un memorandum, datato 24 novembre 1963 (lo stesso giorno in cui venne ucciso Oswald), scritto da John Edgar Hoover, all’epoca potente e temuto direttore dell’FBI, nel quale si ricorda che l’ufficio di Dallas aveva ricevuto una telefonata anonima da una persona che diceva di far parte di un gruppo organizzato per uccidere Oswald: “Abbiamo mandato notifica al capo della polizia e ci ha assicurato che Oswald sarebbe stato protetto a sufficienza. Questa mattina abbiamo chiamato nuovamente il capo della polizia avvisandolo della possibilità di qualche iniziativa contro Oswald, e nuovamente siamo stati rassicurati circa l’adeguata protezione. Tuttavia, ciò non è stato fatto”. Hoover scrisse inoltre di temere che nascessero teorie del complotto dopo l’uccisione di Oswald. “La cosa di cui sono preoccupato e di cui è preoccupato anche il vice attorney general Katzenbach - scriveva J.Edgar Hoover - è che dovremmo rendere pubblica qualcosa che possa convincere il pubblico che Oswald è il vero assassino”.

La reazione dell’Urss
Sempre l’Fbi, in un altro documento, fa riferimento alle reazioni dell’Unione Sovietica che definì Oswald “un maniaco nevrotico” infedele persino alla sua patria. I dirigenti politici sovietici inizialmente temettero una cospirazione, organizzata da gruppi di estrema destra o da Johnson per ottenere il potere. Ci furono anche timori circa la possibilità che la morte di Kennedy potesse causare una guerra con gli Stati Uniti. “La nostra fonte – viene scritto in un rapporto della Cia – afferma che i funzionari sovietici hanno il timore che, senza una leadership, qualche irresponsabile generale degli Stati Uniti possa lanciare un missile contro l’Unione Sovietica”.

La Cia e Fidel Castro
In un altro file del 1975, denominato "sommario dei fatti", si parla di alcuni tentativi della Cia per uccidere il presidente cubano Fidel Castro. Il documento rientra nelle indagini sulla possibilità che dietro l'omicidio di Kennedy vi fosse Cuba, tra le teorie più accreditate tra i cospirazionisti. "La commissione ha determinato che agenti della Cia erano coinvolti in pianificazioni in questo Paese con determinati cittadini e altri per cercare di assassinare il premier Castro", si legge nel documento.
Inoltre vengono svelati alcuni piani come la contaminazione dei raccolti a Cuba con "agenti biologici" per farli apparire come fenomeni naturali oppure la proposta di lanciare volantini sull'isola con i nomi dei funzionari comunisti da uccidere con vicino l'ammontare, differente per ciascuno di questi, della ricompensa.

Le Commissioni sul caso Kennedy
La Commissione Warren, istituita per indagare la morte di Kennedy, concluse che Oswald agì da solo mentre nel 1979, un’altra Commissione parlamentare, scrisse nel suo rapporto conclusivo che Kennedy era stato “probabilmente assassinato in seguito a una cospirazione”.
In quel documento vengono escluse le teorie che riguardavano Cuba, l’Unione Sovietica, la criminalità organizzata e agenti deviati nelle agenzie di intelligence statunitensi anche se si apre alla possibilità che singoli individui appartenenti a una o più di queste organizzazioni potessero avere partecipato autonomamente alla cospirazione.

La diffusione dei file
Il dibattito sulla morte di Kennedy riprese con il film di Oliver Stone, “JFK”. Il Congresso Usa approvò persino una legge (“President John F. Kennedy Assassination Records Collection Act”) sulla diffusione dei documenti secretati. Quella legge, firmata dal presidente George Bush il 26 ottobre 1992, prevedeva che tutta la documentazione fosse resa pubblica entro 25 anni dalla data della sua approvazione, quindi entro ieri, salvo ulteriori valutazioni del presidente su temi di sicurezza nazionale.
In questi anni gli Archivi nazionali degli Stati Uniti hanno già reso pubblici e consultabili circa l’88 per cento dei documenti che riguardano la morte di Kennedy a cui è da aggiungere un ulteriore 11 per cento di documentazione con alcuni omissis per motivi di sicurezza nazionale. I documenti diffusi ieri sono appena l’1 per cento e solo 53 sui 2.891 non erano stati mai resi pubblici, mentre gli altri erano stati diffusi con modifiche per nasconderne alcuni passaggi.

Foto © Reuters/Abbie Rowe

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