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Così nel blitz “'Ndrangheta stragista” fu perquisita l'abitazione dell'ex uomo del Sisde

L'ex numero due del Sisde Bruno Contrada si era preoccupato di informarsi sulle indagini di Reggio Calabria su Giovanni Aiello. Sarebbe per questo, scrive La Repubblica, che nel blitz “'Ndrangheta stragista” scattato a luglio la Squadra Mobile reggina ha perquisito l'abitazione di Contrada, che pur non risultando indagato è considerato “soggetto di grande interesse investigativo” proprio per i suoi rapporti con Aiello. L'ex poliziotto, recentemente deceduto e indicato da alcuni pentiti come il “faccia da mostro” che sarebbe coinvolto in molti omicidi eccellenti, era finito nell'inchiesta sul ruolo delle cosche calabresi negli attentati del '94 contro i carabinieri, che ha portato all'arresto dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, accusati di esserne i mandanti.

All'inizio del 2016 il nome di Aiello era stato attenzionato dal pm di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, che stava interrogando chi avrebbe potuto sapere di un possibile ruolo ricoperto dall'ex poliziotto in alcuni attentati degli anni '90. Tra questi anche Guido Paolilli, ex poliziotto ed ex collaboratore di Contrada. Sia “faccia da mostro” che Paolilli erano stati indagati a Palermo per l'omicidio dell'agente Agostino e della moglie. Per Paolilli, che rispondeva di favoreggiamento, la procura chiese ed ottenne l'archiviazione, ma nel decreto i pm sottolinearono come l'indagato abbia contribuito alla negativa alterazione del contesto nel quale erano in corso di svolgimento le investigazioni inerenti all'omicidio di Antonino Agostino e Ida Castelluccio.

Contrada avrebbe avuto contatti con Paolilli subito dopo che l’uomo era stato sentito dai pm reggini su “faccia da mostro”. Un interesse per il quale, stando a fonti investigative, l'ex numero due del Sisde avrebbe manifestato la sua preoccupazione.
Secondo le indagini Aiello avrebbe obbligato l'ex capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi – la cui abitazione era stata ugualmente sottoposta a perquisizione – “a rendere dichiarazioni false in ordine ai suoi rapporti con Aiello, nonché in ordine alla posizione ed al ruolo criminale del predetto nel contesto della ‘ndrangheta reggina”. Proprio Tracuzzi, in passato, era stato condannato per i suoi rapporti con la famiglia di ‘Ndrangheta Lo Giudice.

Ora tutte le domande che potevano essere poste ad Aiello resteranno senza risposta. Lo scorso agosto l'ex poliziotto, mentre portava a riva la sua imbarcazione a Montauro, si era accasciato a terra e a nulla erano serviti i soccorsi dei presenti. La causa più probabile del decesso resta quella dell'infarto, ma al fine di fugare ogni dubbio la Procura di Catanzaro aveva disposto l’autopsia, mentre la Procura antimafia di Reggio Calabria, in attesa degli esiti, aveva ordinato il sequestro probatorio della casa, della barca e del telefono cellulare. Nelle carte di “'Ndrangheta stragista” i pm hanno messo nero su bianco che Contrada, anche se non indagato nell'inchiesta, “è risultato essere la persona più strettamente legata ad Aiello nella Polizia di Stato”. Condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2007, recentemente la Cassazione ha dichiarato che per Contrada la sentenza è “ineseguibile e improduttiva di effetti penali”, fermo restando che, scrivevano i Supremi giudici, “non vi è in effetti alcuno spazio per revocare il giudicato di condanna”. Parole che per l'ex uomo del Sisde restano nella memoria storica e giudiziaria, anche a seguito del suo recente reintegro in polizia.

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