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Sono veramente tanti gli spunti che ancora dovrebbero essere approfonditi. Molti sono stati il frutto del lavoro di magistrati tra i quali c'ero anch'io. Tutto viene concentrato sulla vicenda Scarantino: si vuole far credere che il lavoro fatto finora da decine di magistrati non è servito a nulla. Io temo che questo sia controproducente all'accertamento della verità.
Spero che questa mia audizione possa servire anche a stimolare lo sforzo di prosecuzione e completamento del percorso di verità sulle stragi che oggi, lo affermo con molta amarezza ma piena consapevolezza e senza enfatizzazione, è rimasto nel disinteresse generalizzato sulle spalle di pochi magistrati, investigatori ed esponenti della politica.

La presidente interviene evidenziando che per la Commissione Antimafia Scarantino non rappresenta un pretesto per spostare l'attenzione da quello che appare come un vero e proprio depistaggio. La Bindi domanda quindi al dott. Di Matteo se consideri la vicenda Scarantino un errore giudiziario.

Io non penso assolutamente che per la Commissione la vicenda Scarantino possa costituire un pretesto per non indagare in altre direzioni. Per questo motivo, quando dopo le vostre audizioni del 18 e 19 luglio a Palermo si è scatenata quella campagna mediatica, non ho replicato con un'intervista, ma ho chiesto di rappresentare dei dati di fatto, e per me la sede istituzionale più autorevole è questa dove poter rappresentare ciò che avevo già riferito in aula a Caltanissetta.
Non ho mai citato né le interviste né le dichiarazioni di Fiammetta Borsellino. Anche per me è importante che si accerti se nella fase iniziale sia intervenuto un depistaggio, perchè può essere indicativo di mandanti o complicità esterne. Ma c’è una parte della stampa – che da sempre fa riferimento a Giuliano Ferrara, al Foglio, molto spesso ripresa da organi di informazione importanti in Sicilia – che concentra tutto quello che c’è ancora da approfondire sulla strage di via d’Amelio sulla fase iniziale di Scarantino, e ho il sospetto che tragga origine dal fatto che si vuole azzerare tutto. Si vuole dimostrare che nulla è stato fatto per dire che nulla ancora si può fare. Si è scoperto che Scarantino era un collaboratore inattendibile o poco attendibile, sul punto preciso che nel via d'Amelio ter, tra il '97 e il '99, non l'abbiamo nemmeno citato. Nel via d'Amelio bis, nell'istruttoria dibattimentale, le dichiarazioni di Scarantino sono state usate minimamente, noi stessi abbiamo parlato di inquinamento. Abbiamo chiesto chiesto l'assoluzione di parte importante delle persone accusate da Scarantino, e di tutti quelli che erano accusati solo da Scarantino.

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Rosy Bindi © Ansa


La presidente Bindi interviene ulteriormente sulla questione del depistaggio.

E' stato pesante nella prima fase: nel primo processo e solo in parte nel secondo. Poi è stato completamente disatteso dallo sviluppo delle indagini. Sul punto sono stati poi sentiti Cancemi, Ferrante, e la stessa Procura di Caltanissetta dell'epoca non l'ha nemmeno messo nella lista dei testimoni. I processi via d'Amelio bis e ter vengono celebrati nel '96-'97. Non guardate solo alle dichiarazioni di Scarantino. Se lui è il pupo che qualcuno ha vestito bisogna vedere come si è arrivati a individuarlo il 26 settembre ‘92. E quel giorno, ad occuparsi delle stragi in generale, erano altri magistrati, tra i quali i dottori Boccassini, Cardella, Tinebra. Ricorderò male, ma mi pare che al primo interrogatorio di Scarantino ci fosse anche la Boccassini.
Se c'è stato depistaggio, secondo la mia opinione, si è cominciato a concretizzare prima del settembre ‘92. Io entro a far parte del pool stragi due anni e due mesi dopo. È possibile che qualche informatore della polizia avesse indicato in parte la verità, e con un’operazione spregiudicata la polizia abbia trovato una persona che si assumesse e mettesse a verbale la paternità di quelle conoscenze? A me fa paura il dato che Scarantino non accusa solo persone innocenti, ma anche soggetti del mandamento di Brancaccio che anche Spatuzza accuserà, e poi condannate definitivamente. Questo è un altro dato secondo me importante.
Per quanto riguarda la lettera della dottoressa Boccassini anch'io, sotto giuramento da testimone, ho detto prima di oggi queste cose, e cioè che quella lettera l'ho conosciuta soltanto negli ultimi anni a Palermo. Forse non c'è nemmeno contraddizione, a meno che la dottoressa Boccassini non dica di avermene parlato. Ma con me non ne ha parlato. Quella lettera, che ora apprendo non essere nemmeno firmata, non l'avevo mai vista, nessuno me ne ha parlato. E questa è la realtà dei fatti.

La presidente della Commissione Antimafia interviene per chiedere se, al di là di politici, poliziotti e carabinieri implicati in questa vicenda, vi sia anche qualche magistrato.

E' possibile, ma tra i magistrati che in quella vicenda potevano essere implicati non c'era certamente il dottor Di Matteo... Però, presidente, il mio nome è stato fatto e guarda caso da tanto tempo, da prima del 19 luglio, per la vicenda Scarantino è al centro di una continua campagna di stampa, soprattutto di alcuni organi di stampa che notoriamente sono vicini ad alcuni soggetti di cui alle piste investigative che ho delineato.

L'On. Bindi conclude la seduta chiedendo nuovamente al dott. Di Matteo se ritiene la vicenda Scarantino un errore giudiziario.

Se qualcuno ha messo in bocca a un soggetto che non sapeva niente, come ho ipotizzato ora, qualcosa che aveva appreso da altri, non è semplicemente un errore: è un depistaggio e una condotta gravissima. Se qualcuno nella magistratura l'abbia avallata è altrettanto grave. L'errore può essere la valutazione sulla credibilità piena, non piena o parziale. Se questo è avvenuto, ed è l'ipotesi che ritengo più credibile, non si tratta semplicemente di un errore ma di qualcosa di ben più grave, che è certamente opportuno accertare.

* Audizione tenutasi mercoledì 13 settembre 2017

Foto di copertina © Paolo Bassani

Video integrale dell’audizione del pm Nino Di Matteo alla Commissione parlamentare antimafia




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