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Questi sono i dati oggettivi su quelle vicende che qualcuno vuole falsamente e strumentalmente utilizzare nei miei confronti. Non voglio fare dietrologia, so benissimo che c'è anche una gran parte di persone, politici, giornalisti, che aspira alla verità e pensa che questa sia la questione centrale dell'accertamento della ricerca della verità su via d'Amelio. Ma temo che ci sia invece qualcuno che voglia azzerare, delegittimare e buttare al vento tutto quello che si è fatto: i 26 ergastoli definitivi, dire che su via d'Amelio non sappiamo niente, per non andare avanti. Abbattere anche le parti solide dell’impianto probatorio per non ripartire mai più.
E invece ci sono degli spunti, delle parti solide per dire che quei processi quelle indagini, soprattutto il via d'Amelio ter l'ha iniziato a tracciare, che oggi meriterebbero l'approfondimento, su cui oggi si dovrebbe appuntare l’attenzione, non solo della magistratura e degli organi investigativi ma anche della politica, della Commissione parlamentare antimafia e dell’opinione pubblica in generale.
Uno dei principali protagonisti della stagione delle stragi del '92, Mario Santo Di Matteo, nel momento drammatico del primo colloquio con la moglie dopo il rapimento del figlio viene in maniera disperata pregato di non parlare della strage di via D’Amelio. Nell'ambito delle indagini su via d'Amelio ter io li ho poi posti a confronto: hanno negato la valenza di quelle intercettazioni, che però pesano come un macigno.
Per me è un momento liberatorio poter dire che questi 25 anni proprio persi non sono stati. E che in questi anni qualcuno si è esposto in maniera particolare per queste indagini, per cui leggere 25 anni di insabbiamenti fa molto male.
C'è uno spunto che è stato sempre trascurato: il giorno dopo la strage di via d’Amelio un ufficiale molto stimato del Ros dei Carabinieri, l'allora capitano Sinico, si presentò in procura a Palermo e ad alcuni magistrati – Antonio Ingroia e un altro – disse che aveva saputo che nel momento immediatamente successivo all’esplosione in via d’Amelio era stato visto il dottor Contrada allontanarsi dal teatro della strage, non ricordo se disse o meno con un’agenda in mano. Il collega Ingroia riferì immediatamente a verbale questi fatti a chi conduceva le indagini all'epoca. La dottoressa Boccassini, in particolare, prese a verbale il dottor Ingroia. Io lo leggo quando, nel '95, comincio a sfogliare le carte delle indagini precedenti. Sinico era stato chiamato dalla dottoressa Boccassini e aveva detto: “Si tratta di un mio amico fraterno, e non lo voglio esporre, non le dico chi è la persona”.

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Salvatore Cancemi


Dal '92 fino a quando il giovane pubblico ministero nel '95 prende queste carte e legge il verbale, questa affermazione di Sinico bloccò le indagini su quel punto. Io andai dal procuratore dell'epoca e dissi che questo ufficiale non poteva invocare il diritto di non rivelare la fonte della sua informazione, non si trattava di un confidente ma di un amico. Richiamai quell'ufficiale, particolarmente efficace ed esposto nella lotta alla criminalità, che era stato indicato dal confidente D'Anna come il possibile oggetto di un attentato insieme al dottor Borsellino. Mi disse a verbale: “Lei ha ragione ed ha coraggio, però io mi faccio incriminare, non rivelo i nomi di chi ha saputo che Contrada era in via d'Amelio”. Io lo iscrissi nel registro degli indagati per false informazioni al pm. Quando lo stavo per rinviare a giudizio si presentò spontaneamente e mi disse: “Ho deciso di fare il nome”. Nel frattempo altri ufficiali dei Carabinieri avevano detto di aver saputo da Sinico la stessa informazione. Io avevo messo a confronto gli ufficiali ed in una prima fase Sinico aveva detto a Canale che si stava inventando tutto, poi mi disse che Canale non si era inventato niente. Il soggetto che gli aveva detto di aver saputo che Contrada era lì era un funzionario di polizia, dottor Di Legami, prima sottufficiale del Ros, poi vinse il concorso in polizia e passò alla Squadra Mobile. Di Legami aveva riferito a Sinico che la stessa sera del 19 luglio alla Squadra Mobile degli agenti di polizia sopraggiunti per primi sul luogo della strage avevano visto Contrada in via d’Amelio, avevano preparato una relazione di servizio che attestasse questa circostanza ed era stato intimato loro di distruggerla. Sinico dice: “E' stato il mio amico, il dottor Di Legami, a dirlo, e ve lo può confermare anche un altro ufficiale del Ros, tenente Del Sole, che era con me quando me lo disse”. Io disposi dei confronti tra ufficiali dei carabinieri e funzionari di polizia, tutti stimati, da una parte e dall'altra. Uno diceva “tu mi hai detto che c'era Contrada”, l'altro, il dottor Di Legami, disse “tu stai dicendo una bugia e io so perché”. Un contrasto su una circostanza che non è proprio di poco momento. Avevamo da una parte due ufficiali di Carabinieri, dall'altra un funzionario della Polizia di Stato, che dicevano il contrario. Tanto che nel momento in cui venni trasferito a Palermo, scelsi di esercitare l'azione penale. Si è fatto un processo che è passato completamente sotto silenzio, nei confronti del dottor Di Legami per falsa informazione al pubblico ministero, concluso con un’assoluzione. Ma il dato di fatto è che se non ha mentito Di Legami l'avrebbero fatto gli ufficiali del Ros. Tutti questi spunti sono nelle indagini.

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