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In questi anni si è detto di tutto, a proposito del movente e delle motivazioni del depistaggio, presunto o reale non spetta a me dirlo. Per prima cosa è stato scritto, da parte di tutta la stampa e degli orientamenti politici e culturali, che coinvolgere Scarantino nell’inchiesta e pilotare il suo pentimento fosse stato finalizzato a tenere fuori i fratelli Graviano (in foto) e il mandamento di Brancaccio dalla fase esecutiva del delitto. Questa ipotesi, contrabbandata ormai come una certezza, cozza con un dato obiettivo: Scarantino nelle sue dichiarazioni obiettivamente false in gran parte, indicò subito i Graviano e loro principali uomini come Francesco Tagliavia e Lorenzo Tinnirello, come partecipi alla fase esecutiva della strage. Non è possibile, quindi, che il depistaggio Scarantino abbia avuto la finalità di tenere fuori i Graviano perchè erano i detentori principali di determinati rapporti di tipo politico.
Ancora, si è ipotizzato che arrestare Scarantino e pilotare le sue dichiarazioni possa essere stato finalizzato ad escludere ogni possibile coinvolgimento di apparati deviati dei servizi nella preparazione ed esecuzione della strage. Anche questo dato cozza con un altro: Scarantino fu il primo ad accusare nella fase di preparazione della strage Gaetano Scotto, che secondo molti collaboratori di giustizia ritenuti ora attendibili ha costituito per molti anni il principale punto di collegamento tra le cosche mafiose più sanguinarie di Palermo, i Madonia di Resuttana e i Galatolo dell'Acquasanta, e apparati deviati dei Servizi. Recentemente anche uno degli avvocati costituitosi parte civile nel cosiddetto Borsellino quater ha affermato che il ruolo di Scotto come membro di collegamento tra mafia e servizi sia particolarmente evidente, ed io sono assolutamente d'accordo. L'indagine che partì dalle dichiarazioni di Scarantino coinvolgeva Scotto, tanto che quest'ultimo fu condannato per concorso in strage, ma non solo sulla base delle dichiarazioni di Scarantino. Oggi Scotto è tra i soggetti revisionati ed è tornato in libertà a Palermo.
Non si tratta di difendere le dichiarazioni di Scarantino, smentite inequivocabilmente da Spatuzza e dalle successive indagini. Ma di capire qualcosa di più difficile: come mai queste dichiarazioni, false perchè fatte da un soggetto non coinvolto nella strage, in parte coincidono con quelle, ritenute attendibili, di Spatuzza?

graviano filippo giuseppe eff 610

Per esempio, nel coinvolgimento della fase esecutiva della strage del mandamento di Brancaccio, dei fratelli Graviano, di Francesco Tagliavia, di Lorenzo Tinnirello, nel ruolo attribuito a questi soggetti da Scarantino e Spatuzza c’è una sostanziale ed incredibile coincidenza. Il che lascia ipotizzare che alcune informazioni vere erano arrivate a chi, per sfruttarle, ha fatto un errore gravissimo mettendo in bocca a un soggetto che non sapeva nulla informazioni che chi le aveva ricevute riteneva attendibili.
Il dato di fatto è che Scarantino è un soggetto sottoposto a ordinanza di custodia cautelare per concorso in strage con ordinanza del gip di Caltanissetta il 26 settembre 1992. Quindi le presunte indagini depistanti vengono condotte dal 19 luglio, un minuto dopo l'esplosione, al 26 settembre. Scarantino non è un soggetto che dal nulla si presenta ai magistrati per farsi arrestare. Quelle indagini che portarono al suo arresto mossero da dichiarazioni e indagini precedenti. Quindi si tratta di capire chi condusse quelle indagini e i motivi degli errori o dei possibili depistaggi dal 19 luglio al 26 settembre '92.
Ed è qui che crolla miseramente l’assunto di chi a tutti i costi, per screditare il mio lavoro di oggi, vuole coinvolgermi in vicende che non ho vissuto e di cui altri sono stati protagonisti. Quando vennero avviate le prime indagini dopo la strage non avevo nemmeno la funzione di magistrato. In quel momento ero un uditore giudiziario presso la Procura della Repubblica di Palermo. Divenni sostituto procuratore a Caltanissetta a fine settembre ‘92, proprio nei giorni in cui il gip sottoponeva a custodia cautelare Scarantino. Essendo neo arrivato, mi occupavo solo di procedimenti ordinari fino al dicembre del 1993. Solo il 9 dicembre ‘93 entrai a far parte della Direzione distrettuale antimafia, ma con il compito esclusivo, che ho mantenuto fino al novembre del ‘94, di inchieste e processi che riguardavano la mafia e la stidda di Gela. Entrai a far parte per la prima volta del gruppo di magistrati che seguivano le indagini e i processi per le stragi solo nel novembre del ‘94: 2 anni e 4 mesi dopo la strage, 2 anni e 2 mesi dopo l'arresto di Scarantino avvenuto sulla base di accuse di pentiti – Candura, Valenti e Andriotta – che io non ho mai interrogato, e di intercettazioni telefoniche che all'epoca non ho mai avuto modo di leggere o ascoltare. Sono entrato a far parte del pool che si occupava delle stragi del '92 sei mesi dopo l'inizio della collaborazione di Scarantino, ben dopo quei colloqui investigativi della polizia che solo nei mesi scorsi, dalle cronache processuali, ho appreso che avevano anticipato e accompagnato quei primi interrogatori.
Questa è la verità oggettiva. Non mi sono mai a nessun titolo occupato del primo processo per la strage di via d'Amelio, nel quale era imputato Scarantino. Nel processo Borsellino bis ho rappresentato l’accusa solo in dibattimento, ed anche nell'udienza preliminare i magistrati che rappresentavano l'accusa erano altri. L'unico troncone che ho seguito in ogni fase è quello del ter. Questi sono dati di fatto che mi dispiace vengano sistematicamente ignorati.

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