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Sono stato chiamato in causa, anche da molti articoli di stampa, per quello che non ho fatto. Allora devo ricordare il contributo minimo che ho dato a queste indagini, e a questo accertamento dei fatti che continua e continuerà per sempre a rimanere uno dei punti principali del mio impegno. Io sono orgoglioso, e la considero un'esperienza professionale e umana unica, di un dato oggettivo. Ho seguito, tra quelli per la strage, un solo processo dall’inizio dell’indagine alla conclusione della sentenza di primo grado: il cosiddetto Via d’Amelio ter. In quel processo sono state irrogate 20 condanne per concorso in strage. Quel processo prescinde completamente dalle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino (in foto), che non era stato chiamato neppure a testimoniare. Nelle sentenze e negli atti del processo non c'è alcun suo riferimento. Quelle 20 condanne per strage sono state il frutto di un lavoro particolarmente complesso e delicato, sia nella fase delle indagini che in dibattimento, presieduto con una professionalità e un impegno eccezionali dal presidente Zuccaro. Quelle indagini e quel processo, in primo grado conclusosi con sentenza del 9 dicembre del '99, sono stati la sede dove per la prima volta sono emerse con un grado di approfondimento notevole molte e concrete circostanze che anche oggi mi inducono a ritenere che la strage non fu solo di mafia, e che il movente non è stato esclusivamente mafioso.
L'allora giovane pubblico ministero ha fatto emergere in quella sede le piste che portano al possibile collegamento tra l’accelerazione della strage di via d'Amelio e la trattativa Ciancimimo-Ros dei Carabinieri. Qui, per la prima volta, Salvatore Cancemi, pentito già appartenuto alla commissione provinciale di Cosa nostra, affermò che nello stesso contesto temporale, giugno '92, nelle stesse riunioni in cui Riina di fronte agli altri membri della commissione si assumeva la responsabilità e la paternità di uccidere subito, a meno di 60 giorni di distanza da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Riina citava Berlusconi e Dell’Utri come soggetti da appoggiare ora e in futuro, e rassicurava gli altri componenti della Cupola che fare quella strage sarebbe stato alla lunga un bene per tutta Cosa nostra, anche per i soggetti già all'epoca detenuti.

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Sono solo due spunti, ma ce ne sono tanti altri recentemente alimentati da numerose altre acquisizioni, che a mio avviso dovrebbero portare ad una immediata riapertura delle indagini sui mandanti esterni a Cosa Nostra e a un rinnovato impegno collettivo di tutte le istituzioni nel completamento del percorso di ricerca della verità.
Da magistrato e uomo delle istituzioni mi preoccupa il fatto che molti vogliono concentrare il dibattito e l'interesse esclusivamente sulla questione Scarantino, che nel compendio del lavoro dell'autorità giudiziaria di Caltanissetta, nel periodo '92-'99, è questione solo inizialmente centrale, e via via sempre più marginale. Affermare che tre processi sono stati fondati sulle dichiarazioni di Scarantino è un falso, ed è assolutamente infondato.
Affermare che anche il via d'Amelio bis si sia fondato esclusivamente sulle dichiarazioni di Scarantino è un altro dato falso, tanto è vero che molte condanne inflitte da quella Corte – Salvatore Riina, Pietro Aglieri, Salvatore Biondino, Carlo Greco, Francesco Tagliavia, Giuseppe Graviano – sono state confermate e mai successivamente messe in discussione nonostante le dichiarazioni di Spatuzza. Ecco perchè nel fare questa affermazione significa non conoscere gli atti, adeguarsi ad una prospettazione che molto abilmente qualcuno sta instillando, anche nella mente di persone in buona fede. Significa non avere letto la requisitoria, fingere di non ricordare che lo stesso pubblico ministero, già nel via d'Amelio bis, aveva sostenuto che le dichiarazioni di Scarantino erano state inquinate dopo i primi 3 interrogatori, e che potevano essere utilizzate solo se confortate in maniera particolarmente significativa da altri e forti elementi di prova. Per questo motivo lo stesso pubblico ministero, in assenza di altri elementi di prova diversi dalle propalazioni di Scarantino, già nel via d'Amelio bis chiese ed ottenne l’assoluzione per il delitto di concorso in strage di Giuseppe Calascibetta, Gaetano Murana e Antonino Gambino. Soggetti poi condannati perchè altre fonti di prova in appello – in processi che non seguivo io né la Procura di Caltanissetta, ma l'organo inquirente della procura nissena – e le assoluzioni si trasformarono poi in condanne, ecco il perchè della revisione.

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