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mannino calogero 610di Aaron Pettinari
Possibile effetto della legge Orlando. Ieri è ripreso il dibattimento in appello

E' iniziato ieri il processo stralcio in abbreviato del processo sulla trattativa Stato-mafia nei confronti dell'ex ministro della Dc, Calogero Mannino (in foto), accusato di violenza a corpo politico dello Stato. Si riparte dopo che la sentenza di primo grado ha visto l'assoluzione nei confronti dello stesso “per non aver commesso il fatto”. La Procura di Palermo ha presentato ricorso e ieri davanti alla Corte d’appello, presieduta da Adriana Piras, si sono costituite le parti. E non sono mancate le sorprese. I sostituti procuratori generali Giuseppe Fici e Sergio Barbiera hanno sottolineato come la nuova legge sulle “modifiche al codice di procedura penale”, in vigore dal 3 agosto, stabilisca la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, quando l’appello è proposto dal pm contro la sentenza di proscioglimento. Proprio la scelta di questo rito pone un problema alla luce della nuova legge che recita: “Nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa, il giudice dispone la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale”. Poiché il procedimento ha luogo in abbreviato in primo grado non sono stati escussi testimoni, alla luce della nuova normativa si dovrebbe procedere con l'audizione di quelli indicati dal giudice in sentenza e dalle parti civili: in totale una cinquantina di persone tra politici, collaboratori di giustizia e altri testi. La Procura generale ha chiesto “di escludere che l'articolo in questione si applichi anche ai processi celebrati in primo grado nella forma del rito abbreviato; e, pertanto, che in questo giudizio a carico di Mannino non deve necessariamente procedersi ad alcuna rinnovazione istruttoria, per nessuna delle fonti dichiarative valutate dal primo giudice soltanto da un punto di vista cartolare”. L'incostituzionalità sarebbe dovuta alla violazione della norma secondo cui la legge assicura la ragionevole durata del processo, la violazione di non introdurre maggiori oneri finanziari, poi l'eventuale violazione dei diritti della difesa.
Gli avvocati difensori di Mannino (Nino Caleca, Marcello Montalbano, Grazia Volo) hanno chiesto di applicare in questo caso la vecchia norma visto che i motivi d'appello sono stati presentati prima dell'entrata in vigore.
Nel frattempo la Procura generale ha anche chiesto l'acquisizione di nuovi atti come le dichiarazioni del collaboratore Francesco Onorato e alcune intercettazioni in carcere dei colloqui tra Salvatore Riina e il suo compagno di socialità Alberto Lorusso.
Proprio Onorato potrebbe essere sentito in aula come teste. Nel processo che si celebra di fronte alla Corte d'Assise Onorato ha dichiarato che “dopo il maxiprocesso Riina chiamò alla Perla del Golfo Lima, Mannino, Vizzini, i Salvo. Seppi da Biondino che Lima aveva dato buca”. Degli altri politici, invece, Onorato non sa se effettivamente andarono all'incontro. Pochi giorni dopo la deposizione del pentito Riina e Lorusso commentarono le sue parole.
Prima di rinviare l'udienza al prossimo 24 ottobre il presidente Piras ha anche chiesto all’ex ministro Dc se intende rinunciare alla prescrizione ma il politico ha risposto in maniera negativa. Per sapere quella che sarà la decisione si dovrà comunque aspettare.

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