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grasso valeria c liborio martorana seniordi Francesca Mondin
Erano le 14.00 circa quando agli uffici di Roma, dove lavoro, si è presentato un soggetto abbastanza inquietante chiedendo se dentro ci fossero dei pentiti perché doveva fare una segnalazione”. Un fatto abbastanza singolare se si pensa che a raccontarlo è la testimone di giustizia Valeria Grasso e che l'ufficio a cui fa riferimento non è aperto al pubblico e ci lavorano alcune persone che, come lei, hanno deciso di denunciare la mafia da cittadini, diventando così testimoni di giustizia (ben diversi dai collaboratori di giustizia, comunemente chiamati pentiti, che della mafia ne hanno fatto parte, ndr). Ciò che ha allarmato la testimone di giustizia però, sono state soprattutto le parole di questo strano soggetto che è stato fermato dagli uomini di scorta all'entrata: “Ha detto che doveva fare una segnalazione perchè aveva letto in una mail che lì c'erano dei pentiti e siccome alcune persone del Clan Madonia erano uscite voleva dare questa notizia perchè sarebbe potuto succedere di tutto”.
Valeria Grasso ha deciso di denunciare il fatto alle autorità capitoline e palermitane dal momento che i soggetti che anni fa ha avuto il coraggio di sfidare e far arrestare con le sue denunce, appartengono proprio al clan Madonia. Una coincidenza che ha preoccupato non poco l'imprenditrice antiracket che nei mesi scorsi aveva denunciato lo scarso livello di protezione nei suoi confronti: “Non è una cosa che succede tutti i giorni - ha detto - sembrava che quest'uomo volesse dare un qualche messaggio” inoltre “dalle ricerche è emerso che ha precedenti penali”.
Il fatto risalirebbe ad un mese fa circa ma ancora Valeria Grasso non ha ricevuto alcuna notizia e il livello di protezione è rimasto lo stesso. “Sono stufa che la politica usi la mafia come uno strumento per avere consensi - ha detto sfogandosi la Grasso - ora vogliamo segnali seri non solo parole”. “E' tutto il sistema che mi indigna e ammetto che diventa difficile parlare di giustizia ai ragazzi - ha spiegato la testimone di giustizia che spesso viene chiamata nelle scuole per raccontare la sua scelta coraggiosa - se ci scontriamo poi quotidianamente con fatti di ingiustizia”. E il riferimento si estende al tragico caso di Emanuele Morganti, massacrato fuori da una discoteca nella notte tra venerdì 24 e sabato 25 marzo. Tra gli indagati per l'omicidio c'è Mario Castagnacci che sarebbe emerso essere stato fermato a Roma giovedì 23 marzo perché in possesso di droga ma che il Giudice del Tribunale di Roma, riconoscendo la tesi difensiva del "consumo di gruppo", il giorno dopo avrebbe deciso di rilasciarlo. “Non capisco perché continuano a succedere queste cose” ha detto Valeria Grasso che da madre ha sottolineato: “Non è possibile che i ragazzi non possano andare in discoteca perché gli può accadere qualsiasi cosa”. “Vorrei lanciare un appello alla società civile alle Istituzioni affinché prendano una posizione su questa storia perché la gente continua ad avere paura di fare delle scelte determinanti nella propria vita anche perché temono che la giustizia non funzioni”.

Foto © Liborio Martorana senior

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