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caccia bruno web3di Aaron Pettinari
Bruno Caccia, il procuratore capo di Torino assassinato a colpi di pistola la sera del 26 giugno 1983, buttò fuori dal proprio ufficio alcuni ‘ndranghetisti che “cercavano un approccio per convincerlo ad aggiustare indagini e processi” e per questo motivo lui, che era “inavvicinabile e incorruttibile”, sarebbe stato ucciso. A dichiararlo in aula nel processo milanese in corso di fronte alla Corte d’Assise contro Rocco Schirripa, è il giovane pentito Domenico Agresta.
Schirripa è stato arrestato nel dicembre 2015 accusato di essere uno degli esecutori materiali del delitto, che ebbe come mandante Domenico Belfiore, già condannato in via definitiva all'ergastolo.
Rispondendo alle domande del pm Marcello Tatangelo ha confermato anche i nuovi dettagli sull'uccisione del magistrato, ossia di aver saputo in carcere che ad ammazzare Caccia non fu solo Schirripa, ma anche Francesco D'Onofrio, ex militante di Prima Linea, “con dote di 'crociato' nella locale di Moncalieri" e da poco indagato in una nuova tranche d'inchiesta.
Agresta, dopo aver ripercorso le fasi della sua affiliazione ("la mia famiglia ha sempre fatto parte della ‘Ndrangheta e ho avuto anche la dote di 'padrino’”), e i motivi che l’hanno indotto a collaborare, ha raccontato che tra il 2008 e il 2009, sempre in carcere, Placido Barresi, cognato di Domenico Belfiore, alla presenza anche del fratello Giuseppe Belfiore, gli avrebbe confidato il motivo per cui "avevano ammazzato Caccia". Gli avrebbe detto che "entrarono nel suo ufficio senza appuntamento e il procuratore gli urlò addosso e gli sbatté la porta in faccia. Barresi - ha aggiunto il pentito - disse che lui era incorruttibile ed era stato ucciso su decisione di chi comandava a Torino, 'Ciccio' Mazzaferro e 'Mimmo' Belfiore".
Il pentito, collegato in videoconferenza, ha raccontato cosa gli fu riferito da suo padre Saverio nel periodo di detenzione nel carcere di Torino.
Tra l'aprile e il maggio del 2012, quest'ultimo, parlando alla presenza del boss Domenico Crea, disse che "il procuratore di Torino se lo erano 'fatti' loro due", riferendosi a "Schirripa e D'Onofrio". Poco prima, ha detto ancora Agresta, "Crea aveva fatto il nome di un altro ucciso (il pm ha invitato Agresta a non riferire il nome, essendo le indagini in corso, ndr) e mio padre gli disse subito 'quello se lo sono fatti Schirripa e D'Onofrio e pure il procuratore di Torino se lo sono fatti loro due". E Agresta, poi, ha aggiunto: "Quei due sono persone terribili, ne parlavano tutti, hanno commesso tanti omicidi".
All’udienza di ieri sono stati ascoltati anche Domenico Belfiore, che si è sempre professato innocente, e il fratello Giuseppe che ha negato di aver mai parlato con Agresta e Barresi dell'omicidio Caccia. Un processo “tormentato” quello sul delitto Caccia.
Dopo i vizi di procedura che hanno portato alla chiusura del primo processo ora nuove difficoltà si manifestano con la morte di due testimoni come Rocco Piscioneri e Salvatore Parisi, entrambi deceduti. In aula nelle prossime udienze dovranno comparire anche Domenico Crea e Saverio Agresta per essere sentiti sulle dichiarazioni del pentito.

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