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cattafi rosariopiodi Aaron Pettinari
A Reggio Calabria il nuovo processo per mafia. Confermata la condanna di calunnia

Dopo diverse ore di Camera di consiglio ieri, in tarda serata, la V sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Maria Vessichelli con relatore il giudice Sergio Gorjan, ha letto il dispositivo di sentenza nei confronti di Rosario Pio Cattafi, ex avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto, nel processo scaturito nell'operazione "Gotha 3", uno dei capitoli dell'inchiesta condotta dalla Dda sulla mafia barcellonese.
La Corte ha disposto un nuovo esame per l’accusa di 416 bis, annullando con rinvio la sentenza d’appello della Corta di Messina che aveva ridotto a 7 anni la pena nei confronti di Cattafi, escludendo l'aggravante del ruolo di capo promotore, e riconoscendolo comunque colpevole, in quanto semplice affiliato, per le condotte tenute sino al 2000.
Dunque è stato rigettato il ricorso della Procura generale che aveva chiesto di confermare la condanna a 12 anni che era stata inflitta con la sentenza di primo grado nel giudizio abbreviato.
Contestualmente, però, è diventata definitiva la condanna che Cattafi aveva subito per aver calunniato l’avvocato Fabio Repici e il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano per cui si dovrà comunque determinare una nuova pena, separata dall’accusa per mafia.
Cattafi era stato arrestato nel 2012 proprio dopo le rivelazioni di Carmelo Bisognano che lo aveva definito “soggetto apicale dell’organizzazione barcellonese e collettore fiduciario dei proventi illeciti conseguiti dai membri apicali e storici delle due citate organizzazioni mafiose”.
Adesso si dovrà tenere un nuovo processo che si terrà presso la Corte d’appello di Reggio Calabria.
La Corte ha invece respinto il ricorso degli altri imputati. Diventano quindi definitive le condanne per la cupola mafiosa barcellonese, inchiodata dal lavoro della Direzione distrettuale antimafia di Messina - in particolare dei pm Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio, e del Ros dei Carabinieri, iniziato nel 2009. Diventano dunque definitive le condanne per Giuseppe Isgrò, 7 anni e sei mesi, Tindaro Calabrese, 6 anni e quattro mesi, Giovanni Rao, 5 anni e otto mesi, e Carmelo Trifirò, 4 anni e otto mesi. Solo per Agostino Campisi i giudici hanno modificato la condanna prevedendo la continuazione con un'altra sentenza.

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