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schirripa rocco ilfattodi Francesca Mondin
I famigliari: “Una brutta sorpresa e un'ulteriore beffa”

Si torna indietro e si riparte dalle indagini per l'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia. Chiuso il processo a carico di Rocco Schirripa, accusato di essere l'esecutore materiale. La sentenza di "non doversi procedere", emessa dalla Corte d'Assise presieduta da Ilio Mannucci Pacini, si basa sull'errore procedurale della Procura di Milano che non aveva chiesto la riapertura delle indagini non essendo a conoscenza di un precedente fascicolo archiviato. Un errore per il quale ora cadono nel vuoto le quattro udienze del processo iniziato quattro mesi fa e si allontana, ancora una volta, la risposta di verità che la famiglia Caccia da oltre trent'anni attende.
Un'“angosciosa tragedia degli equivoci”, come l'ha definita ieri in aula l'avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Caccia, che ha chiesto con fermezza che i suoi “assistiti non vengano più buggerati dalla giustizia con l’apertura di procedimenti che poi vengono buttati al macero”.
Una "brutta sorpresa e un'ulteriore beffa dopo tanti anni di sofferenza che ci hanno molto provato” ha infatti dichiarato una delle figlie di Caccia nel commentare la sentenza.

In aula
In sostanza “l’azione penale non poteva essere iniziata” perché, come evidenziato dal pm Marcello Tatangelo all'udienza di ieri, mancavano le “condizioni di procedibilità”.
E' stato lo stesso pm Tatangelo infatti a chiedere alla Corte di procedere con la chiusura del processo: “Chiedo scusa alla Corte. Questo processo contro Schirripa è illegittimo e deve chiudersi” ha detto ieri in aula. “Ma a nostro avviso le conseguenze della mancata riapertura non sono affatto letali per il processo - ha specificato il magistrato - le prove che c'erano rimangono valide, almeno tutte quelle antecedenti al 25 novembre 2015, giorno dell'iscrizione al registro degli indagati”. L'avvocato Fabio Repici ha invece chiesto che sia la Corte ad esprimersi sull'utilizzabilità o meno delle prove raccolte prima dell’iscrizione di Schirripa nel registro degli indagati, alla luce delle nuove indagini riaperte dai pm: “Io voglio sapere da voi (giudici della Corte, ndr) che avete la podestà sugli atti raccolti in questa sede se il nuovo processo che si va formando non è solo una toppa a un gravissimo errore commesso".
A riguardo i giudici hanno affermato di non potersi esprimere respingendo, allo stesso tempo, la tesi della difesa di Schirripa (che chiedeva l'assoluzione, ndr) in quanto non può esserci una sentenza di “proscioglimento” perché “non tutti” gli elementi probatori “sono inutilizzabili”.
Del canto suo, l'imputato, sostenendo la sua innocenza, durante una pausa del processo ha dichiarato: "Io non c'entro niente con questo giudizio. Voglio che il processo continui perché voglio dimostrare la mia innocenza. Posso giurare davanti a Dio che non scappo".

Repici: “Un fallimento della Procura”
“La sentenza di oggi è dichiarativa del fallimento della Procura di Milano - ha commentato l'avvocato Repici - Vedremo quali saranno le conseguenze”. caccia figli c reportersIntanto a margine dell'udienza il difensore ha spiegato che “i congiunti del dott. Caccia hanno diritto al risarcimento da parte di tutti i responsabili dell'omicidio Caccia, se c'è qualcuno che, per gravissima colpa, rende impossibile queste domande risarcitorie è ovvio che secondo la legge italiana anche egli deve rispondere”. Ora non resta che attendere la decisione del Gip sulla convalida o meno del fermo e sulla misura cautelare per Schirripa dopo che le indagini sono state riaperte due giorni fa. Nel mentre non si può che constatare la paradossale condizione che i famigliari di Bruno Caccia si trovano a vivere. Un omicidio sul quale non è chiaro ancora il movente e che potrebbe vedere coinvolti vari ambienti, oltre a quelli mafiosi. Un processo sofferto dall'inizio in quanto più volte i famigliari hanno sottolineato la sensazione che il procedimento fosse concentrato esclusivamente su Schirripa e non avesse interesse ad approfondire il movente del delitto. Ed infine, quando finalmente si scorgeva la possibilità di andare oltre l'imputato ed ascoltare i testimoni chiamati dalla parte civile, un errore dei pm azzera il procedimento.
Nonostante l'amarezza ed il paradosso di un processo mancato, la figlia di Bruno caccia non perde la speranza: “Mio padre credeva ed è morto per la giustizia, bisogna avere fiducia”.

Foto di copertina: Il Fatto Quotidiano
Foto a destra: La Stampa

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