La Costituzione non è a compartimenti stagni
Viviamo in un tempo certamente caratterizzato da modalità di comunicazioni molto particolari, quelle per spot, io adesso non mi occupo, se non citandolo per sdrammatizzare un po’, di quelle comiche, perché ci sono quelle comiche, ce lo chiedono da settant’anni, cioè da prima che fosse approvata la Costituzione, “se non è approvata questa non ne approveremo nessuna per trent’anni”, una preveggenza talmente incredibile tanto più che abbiamo casi, dopo la bocciatura della riforma con il referendum del 2006 abbiamo avuto già delle altre riforme di articoli costituzionali, oppure la mia esperienza professionale di Pubblico Ministero si è esaurita in gran parte, ancora continua, nel settore nel terrorismo, quando ho letto della Ministra Boschi che questa riforma favorisce la sicurezza e la lotta al terrorismo, ho cercato con frenesia una norma che questo mi consentisse di credere. E non l’ho trovata, potremmo continuare. Ma altri spot che devono essere invece esaminati e sembrano apparentemente più seri, devono essere esaminati perché dimostrano anche, a mio avviso, la difficoltà di rendere credibili dei contenuti seri, per cui si agisce per spot. Per esempio, “non tocca la prima parte”, l’ho già detto, “dei diritti”: già si è soffermato qualcuno su questo tema, ma non è affatto vero intanto che la Costituzione sia a compartimenti stagni, pensare questo significa ignorare quanto la ripartizione di competenza e di iter procedurali possano poi avere ricadute, positive o negative a seconda dei casi, sul sistema e sull’efficacia della tutela dei diritti. Ho già detto delle cosiddette leggi vergogna, molte di quell’epoca caddero o finirono su un binario morto... Oggi, pensate, la unica Camera che è destinataria della richiesta di fiducia è la Camera che poi vedremo, per il sistema elettorale dell’Italicum, è nelle mani dell’Esecutivo, quindi quelle leggi oggi sarebbero tutte quante in vigore.
Ma io vado ancora avanti, cambio regime, penso che sia interessante per tutti anche quanto viene dal mondo dell’istruzione, perché abbiamo a che fare con un settore pubblico, il nostro, penalizzato, non solo quello della giustizia, dell' istruzione, della sanità, della ricerca, perché ovviamente il premio di meno tasse e maggiore partecipazione alla vita sociale passa sempre, quasi sempre, attraverso sacrificio del settore pubblico. Bene, c’è, dovete sapere, un decreto che non è stato ancora emanato, non è ancora in vigore, a causa di un parere contrario del Consiglio di Stato, che si chiama Decreto Cattedre Natta. Prevede che il Presidente del Consiglio dei Ministri nomini lui i Presidenti delle commissioni universitarie che devono nominare quelli che mancano, cinquecento professori universitari. Tra l’altro i Presidenti di queste commissioni possono ancora loro nominare alcuni membri. Questo ha suscitato il parere negativo del Consiglio di Stato e dimostra che l’idea di una centralizzazione e di un controllo, che potrebbe attraverso il Parlamento come quello che si va a prefigurare passare attraverso una legge approvata da un solo ramo della Camera, ha evidenti ricadute in questo caso sull’indipendenza del mondo dell’istruzione, sull’autonomia delle università ed è curioso anche vedere un professore come Santino Cassese, sostenitore fervido del Sì, che nega la tendenza alla centralizzazione di questa riforma, che è intervenuto sul Corriere della Sera attaccando il Presidente del Consiglio per il Decreto Natta, dicendo che esprime una tendenza alla centralizzazione.
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