di Armando Spataro
Le ragioni del “No” al Referendum costituzionale
Per prima cosa bisogna intendersi su che cosa è la governabilità, perché non è affatto, per superare i problemi che esistono anche sul campo economico, affidare le chiavi del sistema ad un uomo solo o un partito di maggioranza relativa, che usufruirebbe di una maggioranza gonfiata e non rispondente alla volontà degli elettori... Stamattina il Corriere della Sera mi ha fatto l’onore di pubblicare questo articolo in cui ho messo, in sintesi ovviamente, le strane tesi che ho sentito in giro, da costituzionalisti e politici, in genere da sostenitori del Sì. Ve le riassumerò, permettetemi di dire però che di certo sono d’accordo con chi mi ha preceduto sul fatto che dobbiamo guardare al contenuto della riforma e non ai risvolti politici o alla strumentalizzazione politica che prima il leader del partito di maggioranza relativa ha messo in campo e che oggi altri sfruttano in un reciproco gioco di vera e propria strumentalizzazione. Stiamone lontani. Invito voi, che siete un uditorio qualificato, a leggervi la riforma, leggerla attentamente. Oltre a quello che avete visto proiettato io ho redatto uno specchio simile su tre colonne, che contiene anche principi non modificati, a dimostrare quanto sia falso lo spunto che questa riforma interviene solo sulla seconda parte e non mette in pericolo il sistema dei diritti della prima, dirò anche come.
In questo prospetto sono evidenziate le differenze. Leggere è importante perché la riforma, come è stato già ricordato, di una costituzione non può dividere un Paese, assolutamente, questa è la riforma più divisiva che si immagini.
Mi meraviglio che qualcuno, in modo particolare l’onorevole Volante, dica: “Va beh, abbiamo già visto divisioni di questo tipo, per esempio al tempo del referendum tra Monarchia e Repubblica. Questa è una occasione di confronto simile, per importanza storica, a quella”. Io ho qualche dubbio. Ma se la costituzione non deve dividere deve essere comprensibile per i cittadini, anche per i non giuristi, se non lo è questo è già un argomento per orientare il voto. Ne sono assolutamente convinto, quindi leggete. L’impegno del magistrato, chi vi parla ovviamente non è né un costituzionalista né un politico, è lo stesso che un qualsiasi cittadino appassionato dei principi della Costituzione può mettere in campo. L’ho fatto nel 2006 contro una riforma ancora peggiore di questa, sento di doverlo fare in questo momento, mi meraviglio che qualcuno che all’epoca sosteneva anche il nostro intervento oggi lo critichi, ma non mi interessa manco questo.
Finisco con il dire, in questa brevissima premessa, che però è vero ciò che è stato già detto, il 4 dicembre siamo tutti quanti chiamati a un esame di democrazia, vinca il Sì vinca il No, chi non era d’accordo con il voto resterà. Ne prenderà atto e si andrà avanti, si spera in maniera positiva, in un confronto positivo che questo partito di maggioranza relativa ha rifiutato, perché di questo non possiamo non parlare.
Il controllo del Parlamento da parte dell'esecutivo
Però mi permetto di dire, garbatamente e con tutto il rispetto possibile, ai sostenitori del Sì che hanno parlato... Dico a voi, lo dico con rispetto, che sono un po’ rimasto meravigliato delle vostre affermazioni, l’onorevole Lauricella, al di là dell’essersi soffermato molto su ciò che è stato eliminato e non su ciò su cui dobbiamo votare, dice per esempio che il voto a data certa che viene introdotto da questa riforma è improprio, diciamo, anche perché sarà disciplinato perché ci sarà un regolamento alla Camera che stabilirà quante volte all’anno questo si potrà fare.
È la prima volta che lo sento, ho parlato anche con molti suoi colleghi politici, senatori e deputati, è la prima volta che sento di che si tratta, del voto a data certa, è addirittura una dimostrazione di quanto l’esecutivo controllerà il Parlamento imponendogli anche un ordine del giorno.
Chiederà cioè che la Camera valuti l’importanza del disegno di legge presentato alla valutazione (inc) di governo e, in caso positivo, deve pronunciarsi entro settanta giorni, prorogabili al massimo in quindici. Il senato potrà chiedere di esprimere un parere che però dovrà fare in pochi giorni, addirittura dimezzato rispetto all’ordinario.
Ha ricordato Gustavo Zagrebelsky – guai a pronunciarlo perché si rischia di essere accomunati a professoroni archeologi della Costituzione – che questo potere dell’Esecutivo di interferire sull’ordine del giorno del Parlamento esisteva durante il fascismo, grazie a una legge del ’22. Eppure c’è qualcuno che dice, in uno degli spot pubblicitari di cui francamente non abbiamo più bisogno, che il Parlamento viene rivalutato da questa riforma, mentre è ridotto a un ruolo di mera ratifica delle decisioni dell’Esecutivo, dico - se voglio usare anch’io dei termini non proprio tecnici – a una sorta di tappetino rispetto alle decisioni del Parlamento. Ancora, e mi sorprende l’onorevole Lauricella che rispetto ai procedimenti legislativi ne indica solo due, è sufficiente elencare, leggere non soltanto quanto previsto dall'articolo 70, ma anche l’articolo 71, 72 , 73, 77, per vedere perché gli studiosi si dividono su un numero diverso, o otto o dieci nuovi procedimenti legislativi.
Per quanto riguarda il professor Verde, lei ha fatto un lunghissimo riferimento al nuovo sistema elettorale che dovrebbe caratterizzare l’elezione del Senato e devo dire però che se l’è inventato completamente, perché non c’è da nessuna parte scritto, e le dirò anche quanto mi hanno detto. Lei ha dichiarato che ci sarà la scheda con il cittadino che esprima la preferenza sul consigliere regionale, senatore... quello che lei ha detto non sta nella riforma. La frase che è nella Costituzione, per quanto riguarda l’elezione al Senato, la esaminerò tra poco ed è quella che divide tutti anche all’interno del fronte del Sì.
Non guardiamo ai sistemi stranieri per argomentare
Stiamo attenti a evocare i sistemi di altri Paesi a sostegno delle nostri tesi, sia che si voglia sostenere quella del Sì che quella del No. Perché dico questo? È ovvio che dobbiamo guardare al di là delle Alpi, io dico anche al di là del Mediterraneo, però ogni sistema straniero è evidentemente parte di una storia e di una cultura diversa e anche se si tratta di sistemi che prevedono i Parlamenti hanno una struttura diversa, le monarchie per esempio dalla Repubblica Parlamentare a quella nostra e in Gran Bretagna e in Spagna. La Repubblica presidenziale, quella francese, è inutile evocare il fatto che lì i senatori vengono eletti con doppia procedura, ma lì ci sono i grandi elettori, formalmente previsti. È inutile evocare il sistema federale tedesco per dire che in Germania c’è il senato che rappresenta le regioni, è uno stato federale... Stiamo attenti a evocare i sistemi stranieri. Mi permetterete di fare un riferimento al nostro settore, quello della giustizia, chi può dimenticare che fino a pochi anni fa, durante l’epoca delle cosiddette leggi vergogna, così definite dagli accademici, non dai magistrati, si diceva: “Ma noi dobbiamo modificare il sistema della giustizia italiana. Il Pubblico Ministero è dipendente come il Giudice. L’obbligatorietà dell’azione penale esiste solo da noi, in Europa non c’è, perché in altri Paesi Europei”, in tutti si diceva da parte di qualcuno sbagliando, “il Pubblico Ministero dipende dall’esecutivo, l’azione penale è facoltativa”. Vero, il fatto è che noi dobbiamo difendere con le unghie e i denti il nostro sistema e in quel caso addirittura fu il Parlamento europeo ad approvare una mozione in cui auspicava che gli stati europei si conformassero al sistema italiano, perché l’indipendenza del Pubblico Ministero garantisce l’eguaglianza di cittadini di fronte alla legge. Quindi facciamo tutti i riferimenti, ma non serve questo argomento per dire “quanto è bella questa riforma”. Andiamo avanti.
La Costituzione non è a compartimenti stagni
Viviamo in un tempo certamente caratterizzato da modalità di comunicazioni molto particolari, quelle per spot, io adesso non mi occupo, se non citandolo per sdrammatizzare un po’, di quelle comiche, perché ci sono quelle comiche, ce lo chiedono da settant’anni, cioè da prima che fosse approvata la Costituzione, “se non è approvata questa non ne approveremo nessuna per trent’anni”, una preveggenza talmente incredibile tanto più che abbiamo casi, dopo la bocciatura della riforma con il referendum del 2006 abbiamo avuto già delle altre riforme di articoli costituzionali, oppure la mia esperienza professionale di Pubblico Ministero si è esaurita in gran parte, ancora continua, nel settore nel terrorismo, quando ho letto della Ministra Boschi che questa riforma favorisce la sicurezza e la lotta al terrorismo, ho cercato con frenesia una norma che questo mi consentisse di credere. E non l’ho trovata, potremmo continuare. Ma altri spot che devono essere invece esaminati e sembrano apparentemente più seri, devono essere esaminati perché dimostrano anche, a mio avviso, la difficoltà di rendere credibili dei contenuti seri, per cui si agisce per spot. Per esempio, “non tocca la prima parte”, l’ho già detto, “dei diritti”: già si è soffermato qualcuno su questo tema, ma non è affatto vero intanto che la Costituzione sia a compartimenti stagni, pensare questo significa ignorare quanto la ripartizione di competenza e di iter procedurali possano poi avere ricadute, positive o negative a seconda dei casi, sul sistema e sull’efficacia della tutela dei diritti. Ho già detto delle cosiddette leggi vergogna, molte di quell’epoca caddero o finirono su un binario morto... Oggi, pensate, la unica Camera che è destinataria della richiesta di fiducia è la Camera che poi vedremo, per il sistema elettorale dell’Italicum, è nelle mani dell’Esecutivo, quindi quelle leggi oggi sarebbero tutte quante in vigore.
Ma io vado ancora avanti, cambio regime, penso che sia interessante per tutti anche quanto viene dal mondo dell’istruzione, perché abbiamo a che fare con un settore pubblico, il nostro, penalizzato, non solo quello della giustizia, dell' istruzione, della sanità, della ricerca, perché ovviamente il premio di meno tasse e maggiore partecipazione alla vita sociale passa sempre, quasi sempre, attraverso sacrificio del settore pubblico. Bene, c’è, dovete sapere, un decreto che non è stato ancora emanato, non è ancora in vigore, a causa di un parere contrario del Consiglio di Stato, che si chiama Decreto Cattedre Natta. Prevede che il Presidente del Consiglio dei Ministri nomini lui i Presidenti delle commissioni universitarie che devono nominare quelli che mancano, cinquecento professori universitari. Tra l’altro i Presidenti di queste commissioni possono ancora loro nominare alcuni membri. Questo ha suscitato il parere negativo del Consiglio di Stato e dimostra che l’idea di una centralizzazione e di un controllo, che potrebbe attraverso il Parlamento come quello che si va a prefigurare passare attraverso una legge approvata da un solo ramo della Camera, ha evidenti ricadute in questo caso sull’indipendenza del mondo dell’istruzione, sull’autonomia delle università ed è curioso anche vedere un professore come Santino Cassese, sostenitore fervido del Sì, che nega la tendenza alla centralizzazione di questa riforma, che è intervenuto sul Corriere della Sera attaccando il Presidente del Consiglio per il Decreto Natta, dicendo che esprime una tendenza alla centralizzazione.
Quale interesse dell'Ue
Quindi vedete quante ricadute sono possibili sul sistema dei diritti? Semplificazione del linguaggio, ve lo risparmio, leggete e non soltanto vi indico l’articolo 70; semplificazione degli iter legislativi, dovremo affrontare a poco questo argomento, mentre mi interessa molto fermarmi qualche secondo in più su un altro dei temi più praticati. Ce lo chiedono più o meno ogni giorno, un giorno sì e l’altro pure, abbiamo il Ministro del nostro governo che dice “mi ha confidato il mio collega Ministro che sono molto preoccupati per il No”, oppure, al di là delle istituzioni finanziarie internazionali, tutti sono preoccupati e si dà l’idea di un’Europa preoccupata che dipende dalle nostre scelte. Ha detto il professor Mazzella, con assoluta chiarezza, “questa è un questione soltanto italo-italiana”, nel senso che all’Europa intesa come istituzioni, quelle in cui crediamo, all’Europa intesa come istituzioni non interessa quella che è la sorte della riforma costituzionale.
Piuttosto, io non mi soffermo su questo punto, vista la lunga disamina che ha fatto il collega Scarpinato, forse interessa al mondo finanziario. Qui io non sono tra quelli, vorrei che fosse chiaro, che ritiene che l’economia non debba essere motivo di interesse e di attenzione da parte di chi governa, non l’ha detto neanche Scarpinato, è sicuro come lui ci ha detto e letto che nella prima pagina della prima colonna le prime ragioni che vengono indicate nella relazione di accompagnamento al decreto di riforma costituzionale, decreto legge di riforma costituzionale, sono esattamente le regole del mercato finanziario. Le ha già lette, quelle frasi non le ripeto. Serve questo a comprendere perché, per esempio, attraverso le parole di seri economisti, per lo meno sedicenti seri, che gli Stati, attenzione, indipendenti e sovrani, devono oggi comprendere che la loro sovranità non può più essere piena, perché deve fare i conti con le regole del mercato finanziario. Allora attenzione però, che questo è un passaggio delicato, che viene ripetuto molto spesso addirittura come allarme, si dice “attenzione, se non votate Sì le conseguenze sul piano finanziario saranno disastrose e il mondo ci marginalizzerà”. Non è così perché se l’attenzione all’economia e anche al (inc) del sistema politico europeo sono importanti, non potremo mai accettare che sia l’economia a dettare la strada alla politica e né possiamo accettare che sia l’economia o la logica finanziaria a dettare i principi costituzionali.
Per un governo democratico non c’è la scorciatoia, perché questo è purtroppo lo scenario in cui ci muoviamo.
Formazione delle leggi
Ho sentito politici dire che l’essenza della riforma sta in questo: che si passa dal plurale al singolare, dove c’è scritto Camere adesso si deve leggere Camera, è una logica che continua a ritornare, mi permetto di dire in qualche parola oggi sentita e affiorata, quella secondo cui quando si fa una legge spesso chi ha la maggioranza e la responsabilità di governo è costretto in qualche modo a trattare, è costretto a rinunciare e persino ad assecondare delle spinte non proprio commendevoli. Come a dire un panorama di formazione delle leggi che rimanda la necessità invece che il governo attui ciò che ha deciso di attuare in base alle responsabilità che gli sono conferite dal voto.
Ma scusate, noi possiamo davvero pensare che questa serie di problemi che non sono più solo economici ma anche di formazione leggi, come ha chiesto Scarpinato, siano addebitabili a colpa della Costituzione e all’assetto nostro costituzionale? O non invece a una crisi della politica e dei partiti, e sono più di duecento i parlamentari che hanno fluttuato da una forza all’altra. Badate bene, io non sono affatto favorevole a nessun giudizio e nessun linguaggio populista e qualunquista e devo dire che mi meraviglio che nessun parlamentare del PD abbia preso distanza, devo dire che se io sostenessi le ragioni del Sì mi sentirei offeso dall’aver letto, come io ho fatto, su un pullman di Torino, l’abbiamo visto anche circolare sui giornali, la foto, sul retro di un bus, “Volete meno politici? Basta un Sì”, questa è proprio l’esaltazione del qualunquismo, “volete che tutti i politici vadano a casa”.
Io francamente credo alla funzione alta della politica, dunque ecco che il modello europeo, io mi muovo sotto altra prospettiva, perché si dice: da un lato le costituzioni di altri Paesi Europei sono come quella che la nostra dovrebbe essere o cui tende ad assomigliare, però anche in quei paesi stanno vivendo momenti di crisi economica, allora vuol dire che non è un problema di Costituzione. Per di più in quei Paesi nessuno si sogna di chiedere il cambio della costituzione, qual è allora l’alto livello che la politica sa produrre in quei Paesi? È la capacità fra partiti, anche di maggioranza o di diversa estrazione, di minoranza e così via, la capacità di pervenire alle grosse coalizioni, che sono quelle che consentono di mettere in campo delle scelte legislative nell’interesse dei cittadini, questo è a mio avviso. Qui, invece, appunto, con una riforma, non si è parlato della genesi forzata, si sceglie – come ho già detto – la strada del più potere al partito politico di maggioranza relativa.
Riforma fatta da un Parlamento eletto in base ad una legge incostituzionale
Questa riforma, non è stato detto prende origine da un Parlamento che è stato eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale. Attenzione, poi torneremo sulle ragioni di incostituzionalità, la consulta con la sentenza numero 1 del 2014 ha anche detto però che il Parlamento proseguiva con le sue attività per il principio di continuità degli organi dello Stato, che prevedeva non solo di attuare una nuova legge elettorale ma prevedeva evidentemente, chiamiamola con un termine non tecnico, la ordinaria amministrazione. Questo Parlamento, invece, sceglie di modificare quarantasette articoli della costituzione, cioè un terzo, la precedente riforma che aveva modificato più articoli ne ha modificati diciassette, un terzo della Costituzione, grazie a un premio d maggioranza gonfiato dichiarato illegittimo, perché il partito di maggioranza avrebbe avuto, senza il porcellum, 170/180 seggi alla Camera, non 340. Nella commissione affari costituzionali del Senato credo, non quella della Camera, sono stati sostituiti due membri del partito di maggioranza che non erano d’accordo sul indirizzo della riforma. Questo non possiamo negarlo. E, attenzione, nella seconda lettura alla Camera per l’approvazione della riforma abbiamo avuto questo esito: 361 voti favorevoli, 7 contrari, 2 astenuti, su 630 deputati. Poco più del 50% per una riforma, una riforma che quindi, inevitabilmente, non si può non giudicare imposta, si dice: “Ma per carità, questo l’ha approvato il Parlamento” ed è del tutto ovvio, ma noi stiamo parlando di altro, stiamo parlando della necessità di pervenire ad una riforma che sia condivisa, come la Costituzione deve essere, altrimenti – scusate faccio anch’io una citazione – si va a riprodurre le teorie di Gianfranco Miglio, ideologo della Lega, che disse (testuali parole): “È sbagliato dire che una Costituzione deve essere voluta da tutto il popolo, una Costituzione è un patto che i vincitori pongono ai vinti, basta la metà più uno dei voti del Parlamento, poi si tratta di mantenere l’ordine nelle piazze”.
Rischio Italicum
Io dico altro e passo all’Italicum, è stato già illustrato dal dottor Scarpinato qual è l’insieme delle caratteristiche di questo sistema, qui vorrei dire anche, smentendo clamorosamente quanto è stato detto, che se è vero che noi non votiamo sull’Italicum, l’Italicum è il perno della riforma e persegue esattamente lo stesso obiettivo, quello del premierato assoluto. Ho partecipato a vari dibattiti, in modo particolare anche con professori costituzionalisti, professor Ceccanti, ritenuto un (inc), o professor D’Alimonte, ritenuto un grande conoscitore delle tecniche elettorali. D’Alimonte ha detto: “Io sono l’ispiratore di questa legge e devo dirvi che è completamente sbagliato pensare che sia separata dal referendum, non ci potrebbe essere la riforma senza il premio di maggioranza, tutto può essere modificato ma non il premio di maggioranza, cadrebbe la riforma”. Allora, intanto dire, per tranquillizzare tutti “state tranquilli che c’è un accordo per cambiare” non è argomento tecnico, non sappiamo che dialogo si vuole cambiare, si tratta di una legge che è stata approvata con tre mozioni di fiducia, voi sapete che significa attuare una mozione di fiducia, o “la approvate o me ne vado a casa”, ma improvvisamente tutti dicono “la mozione è cambiata, forse non era un gran che”. Eppure è stato detto che era la legge ideale per i sistemi europei. Non mi pare che sia questa la realtà dinanzi alla quale ci troviamo. Una legge che prevede che ci sia il capo della forza politica, indicato così lessicalmente, la maggioranza gonfiata e superficiale è quella che deriva da un sistema che premia con 340 seggi non solo chi eventualmente dovesse raggiungere tra i partiti il 40% del primo turno, dei consensi, cosa che si sa nessuno potrà raggiungere, ma fatto il primo turno e una volta che i due partiti con maggior numero di consensi vanno al ballottaggio, il partito che vince, quindi anche se nel primo turno, come sarà normale, avrà raggiunto il 24 o il 25%, otterrà i 340 seggi. Ecco com’è la maggioranza gonfiata. Io dai costituzionalisti però vorrei che si dicesse come è possibile accettare questa idea posto che la Corte Costituzionale, con sentenza 1/2014 ha detto quali solo le ragioni dell’incostituzionalità del porcellum. Uno, un premio di maggioranza di 340 seggi inaccettabile, sproporzionato anche rispetto sia alla governabilità che si vuole perseguire, ma (inc), nessuno dice niente. Secondo, la mancata previsione di un quorum (inc), non c’è, perché è inutile fare il gioco delle tre tavolette, dire “No, ma c’è quorum al secondo turno perché si vince al 50%”, no, conta il quorum per cui si va al ballottaggio. Terzo, è stato detto dal Porcellum, quella legge sul Porcellum, quella legge vanifica il principio di rappresentanza dell’elettore, cioè non esprime preferenze. Quindi, per come ha detto Scarpinato, non solo i capi lista vengono nominati dai capi della forza politica, e non solo di maggioranza, di ogni partito, ma c’è un altro meccanismo, normalmente (inc), che cioè chiunque tra i capi lista può essere capo lista in dieci collegi diversi, il che significa che dovrà rinunciare al nome e in quel modo si favorisce l’elezione dei primi dei non eletti. Quindi vedete come è stato dimostrato tecnicamente che oltre il 50% dei parlamentari non saranno eletti dai cittadini, ma da tavolo della forza politica. 340 deputati messi in mano al tavolo della forza politica che controlla tranquillamente la Camera di Deputati.
Come cambia il Senato
Passiamo al Senato. Le fonti attualmente disponibili sono: i principi generali, che sono nella riforma, che non dicono assolutamente ciò che è stato detto dal professore Verde. Secondo, una normativa transitoria che potete andate a leggere, che è di una confusione e illeggibilità assoluta, che non aggiunge nulla sul sistema politico. Terzo, c’è un rinvio di una legge futura. Il Senato viene oggi a diventare di 100 membri, a parte i Presidenti della Repubblica quando scadono il mandato, in luogo degli attuali 315. Di questi 100, 5 sono eletti, o meglio designati, dal Capo dello Stato, 74 sono consiglieri regionali, 21 sono sindaci. Di Consiglieri regionali almeno due devono essere di ogni regione e due sono… per la provincia Autonoma di Trento e di Bolzano sono previsti.
Intanto è curioso vedere che nella riforma si dice che i senatori non rappresentano la nazione, perché l’articolo 55 dice che solo i membri della Camera rappresentano la nazione. Ma non possono formalmente neppure qualificarsi rappresentanti dei territori, perché non hanno vincolo di mandato, i senatori non hanno vincoli di mandato. Se voi andate a vedere l’articolo 55 comma quarto, scusate se per ragioni di tempo non ve lo leggo, troverete un elenco di funzioni legislative che però poco o nulla hanno a che fare con la natura della competenza territoriale, ma hanno competenze legislative di carattere statale. E qui cade l’asino, perché quando si dice se saranno eletti in conformità alla volontà degli elettori al momento del Consiglio Regionale, si dice una frase talmente generica che è sbagliata persino nell’interpretazione lessicale. Perché non è previsto in alcun modo nella riforma che ci possa essere una elezione diretta da parte dei cittadini con il sistema che è stato ipotizzato poco fa, anzi ho sentito molti politici del Partito di maggioranza relativa, ne cito una, l’onorevole Serracchiani per esempio, hanno escluso che l’elezione possa essere frutto della scelta del cittadino in quanto la riforma dice che sono frutto della scelta di consiglieri regionali. Allora noi ci troviamo di fronte a un sistema che chiaramente rimanda alla maggioranza politica di un consiglio regionale, che indurrà quindi il consigliere regionale, a seconda del numero di senatori che da quel collegio devono promanare, ad applicare queste regole di maggioranza per l’elezione e quindi avremo una elezione di due passi tra i cittadini e i consiglieri regionali, dal consiglio regionale al Senato, che è incostituzionale. Il nostro sistema non lo prevede, a partire dall’articolo 1 sul diritto di rappresentanza dei cittadini. Ci sono sentenze, non solo quella del 2014, ma anche altre, che dicono che la principale espressione della democrazia è il fatto che i cittadini eleggono direttamente i loro rappresentanti. La funzione del cittadino non può essere affidata a chi viene eletto con una procedura di secondo grado.
Telegraficamente, avremo senatori part time che facciano insieme sindaci e consiglieri regionali e senatori. È sufficiente andare a vedere i tempi delle navette, non delle leggi, delle navette di senatori tra un compito e l’altro, per vedere come è impossibile seriamente pretendere che un Senato eserciti la funzione di esprimere un parere su leggi portate in dieci giorni . Avremo una macroscopica e illogica differenza, 630 deputati e 100 senatori che portano alla conseguenza che in tutti i casi in cui le camere voteranno, appunto riunite, il Senato sarà totalmente irrilevante, 630 a 100. E questo viola un principio che è nella nostra costituzione, quello che viene definito il principio di ragionevolezza. Tanto più che abbiamo poi questa strana conseguenza: intanto ci sono alcuni statuti regionali che non prevedono che chi fa parte del consiglio regionale possa essere senatore, ma si dice che lo modificheranno, va bene, in Sicilia. Poi ecco un altro dato. Senatori si può diventare a 18 anni che è il limite previsto per sindaci e consiglieri regionali, deputati a 25. Si inverte l’attuale situazione nonostante il Senato rimanda, come tutti sappiamo, all’antica Roma, è l’assemblea degli anziani di origine patrizia, che assicurava il governo della città. Il Senato non avrà un ruolo di contropotere esterno, pensate gli è negato persino il potere di designare le commissioni di inchiesta se non sulle materie di interesse territoriale. Il Senato e la Camera, dunque, saranno in mano ad una maggioranza e si dovrebbe ipotizzare, in un contesto simile, che vi sia una qualche regola per garantire le opposizioni, perché è del tutto ovvio che con 340 seggi al partito di maggioranza, con quelli dello stesso partito del Senato, la maggioranza relativa, è quello che si vuole per altro, viene proposto ogni giorno, potrà dirigere il Parlamento.
Che cosa dire? I conflitti ci saranno, perché l’elencazione delle competenze legislative è talmente generica per quanto riguarda le competenze dello Stato che è pacifico che ci saranno conflitti. Cosa prevede allora la riforma? Che i conflitti di competenza sui rispettivi interventi vengono decisi dai due Presidenti delle Camere. Però sono due, se non si mettono d’accordo non è ancora precisato se si farà testa o croce o varrà la forza fisica, lo risolvono in due anziché far intervenire la Corte Costituzionale un conflitto di questo tipo. Avremo poi che lo Statuto, pensate, delle opposizioni, che avranno anch’esse da reclamare, è affidato al regolamento della Camera. Cioè la Camera in mano alla maggioranza che diventa competente per elaborare lo statuto delle opposizioni.
* Trascrizione dell'intervento al Seminario di studi sulla Riforma della Costituzione al Palazzo di Giustizia di Palermo il 22 novembre 2016 a cura di Cristina Pinna
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