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grasso valeria c liborio martorana senior
di Francesca Mondin
La testimone di giustizia denuncia la mancanza di mezzi per i servizi scorte

“Non voglio essere complice di un sistema che cerca di risparmiare sulla tutela delle vite umane”. E ancora: “Se non viene data la macchina blindata alla scorta preferisco non gravare sulle spalle degli italiani e soprattuto non avere le vite di chi mi scorta sulla coscienza ma rimanere coerente con le mie scelte rinunciando alla tutela”.Valeria Grasso, testimone di giustizia, imprenditrice palermitana che non si è piegata al pizzo e continua a condurre la sua battaglia quotidianamente a Palermo, chiede a gran voce che i militari incaricati di tutelarla vengano messi nella condizione di farlo.
La chiave di volta sarebbe quella di prevedere, per la testimone di giustizia, un livello di protezione maggiore all'attuale: “Passare dal quarto al terzo livello comporterebbe la sostituzione del mezzo e farebbe sentire tutti più sereni” spiega Valeria Grasso.
“Il quarto livello dovrebbe essere eliminato come dispositivo di tutela - racconta l'imprenditrice - perché si tratta di avere due uomini armati senza auto blindata che però sono alla mercé di qualsiasi cosa. Come può un testimone di giustizia che per due anni è stato tenuto in località segreta, ora avere un dispositivo di quarto livello? Io mi sento presa in giro.” Tanto più che da quando Valeria Grasso ha deciso di tornare sulla sua terra ha ricevuto più volte intimidazioni e minacce ed “ora - aggiunge - una delle persone che ho fatto arrestare è a piede libero”.
Prima di lanciare un appello pubblico l'imprenditrice palermitana ha cercato di manifestare la sua preoccupazione in maniera riservata ma l'ultimo atto che l'ha convinta definitivamente a denunciare tutto pubblicamente è stato “la sostituzione della macchina con un mezzo ancora più piccolo e sempre non blindato”. Quello che “mi ha portato all’esasperazione è stato vedere le difficoltà di movimento dei due militari che mi scortano per cui ho sentito il dovere morale di fare appello ed avvisare gli organi competenti”. Ora la testimone di giustizia chiama la politica e le Istituzioni a dimostrare concretamente la volontà di combattere l'illegalità e la mafia: “Io mi aspetto delle risposte perché voglio continuare a credere nelle Istituzioni, però si parla tanto di legalità, di combattere la mafia ma c'è bisogno di parlare anche di quello che serve a chi lo vuole fare in maniera seria e diligente”.
“Faccio appello soprattutto al Ministro Alfano - continua Valeria Grasso - dal quale mi aspetto tempestivamente un segnale innanzitutto per le forze dell’ordine che troppo spesso si sentono abbandonati con mezzi fatiscenti e macchine che spesso rimangono a piedi”.
Come cittadina che ha scelto, consapevole delle conseguenze, di stare dalla parte della giustizia Valeria Grasso sottolinea: “Se io devo essere parte integrante dello Stato devo esserne orgogliosa e sentirmi protetta non complice di un sistema non corretto”. E spiega: “Il servizio scorta è un servizio di misura di protezione non di privilegio, il compito degli agenti non è fare gli autisti ma proteggere persone a rischio di vita” altrimenti “se non corro rischi lo Stato mi convochi e mi revochi il servizio per iscritto”.
Ma la storia insegna che la mafia non dimentica e Valeria Grasso con la sua palestra testimonia ogni giorno che si può dire no alla mafia e questo da sicuramente fastidio. Infatti continuano le pressioni e le intimidazioni territoriali: “Recentemente vicino alla mia palestra, (simbolo della ribellione al racket, ndr), personaggi del clan che ho fatto arrestare hanno aperto un’attività commerciale”.
Tutto questo non intimorisce Valeria Grasso nel confermare la scelta fatta in passato: “Non dirò mai che ho sbagliato a denunciare, lo rifarei certamente”.
L'importanza dell'esempio che da chi, come i testimoni di giustizia, mette il proprio futuro nelle mani della giustizia per rifiutare il sistema mafioso è dimostrato dalla grande solidarietà della società civile che, a differenza di molti rappresentanti delle istituzioni, anche questa volta si è mobilitata subito per dimostrare il proprio sostegno. “La società civile non mi ha mai lasciata sola in questi anni, dobbiamo cercare si combattere tutti assieme, e lo Stato deve fare la sua parte”.

Foto © Liborio Martorana Senior

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