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acosta neneco vilmar video ytVideo all'interno!
di AMDuemila
Non c'è frontiera per i mafiosi che negano l'evidenza

Vilmar “Neneco” Acosta, ritenuto il mandante dell’omicidio del giornalista paraguaiano Pablo Medina (nostro amico fraterno e collaboratore) e della sua giovane assistente Antonia Almada, ha rotto il silenzio e ha accettato di parlare ai microfoni di Telefuturo.
L'ex sindaco di Ipejhú (Paraguay) davanti alle telecamere ha negato qualsiasi coinvolgimento con il duplice omicidio: “No, non sono io il mandante, perchè avrei dovuto?” ha dichiarato impassibile. E ancora:Pablo Medina con il suo lavoro ricattava la gente”. Alla domanda sulla sua latitanza in Brasile risponde: “Non avevo brutte intenzioni, sono andato via per paura della mia vita”. Frasi che ricordano il modus operandi sfrontato di molti boss mafiosi oltreoceano del calibro di Riina, Provenzano e molti altri, pronti a negare l'evidenza ed a screditare la vittima.
Acosta, 41 anni, è ora rinchiuso nel carcere di Tacumbú, dopo la sofferta e difficile estradizione dal Brasile, dove si era dato alla latitanza subito dopo il duplice assassinio. Riguardo il periodo in Brasile “Neneco” è rimasto vago e sul pagamento dei suoi avvocati, durante quel periodo, è rimasto in silenzio. Ricordiamo che è ancora in attesa di processo e quindi di prestare dichiarazione dinnanzi alla Corte. Nonostante tutto ai microfoni di Telefuturo l'ex sindaco di Ipejhú ha dichiarato che in varie occasione aveva utilizzato i telefoni dei suoi autisti. Quegli stessi telefoni con i quali, secondo le indagini, erano state fatte delle chiamate che figurano nel traffico telefonico prima e dopo l’attentato.
Telefuturo ha ottenuto il permesso per l’intervista dal giudice Carlos Martínez. Acosta nel corso dell'intervista, durata quasi un'ora, ha anche detto di non sapere niente del narcotraffico.
Pubblichiamo di seguito la traduzione e il video di alcuni frammenti significativi dell'intervista.



È lei il mandante dell’omicidio Medina?
Certamente no, perché avrei dovuto, ho qui la querela che io ho presentato contro Pablo Medina per calunnia e diffamazione nel 2014”.

Lei aveva uno scontro con Pablo Medina?
No, non avevo uno scontro. Io ho presentato una querela per motivi di calunnia e diffamazione, solo questo. Se io avessi voluto fargli qualcosa, perché avrei fatto ricorso alla giustizia, vorrei che si riflettesse un po' su questo.

Lei è un uomo di confine (frontiera Paraguay-Brasile, crocevia del narcotraffico, ndr), conosce la sua zona. Dove secondo lei sarebbe maturato il crimine di Pablo Medina? A cosa sarebbe relazionato quel crimine?
Non saprei dire, perché Pablo Medina con il suo lavoro estorceva la gente. Io come posso sapere a chi e a quale persona lui ha fatto qualcosa? Non tutti pensano come me… Se io avessi pensato di fare qualcosa a Pablo Medina non lo avrei mai querelato, non sarei ricorso alla giustizia, non so dire e nemmeno posso parlare a vuoto.

Se lei era innocente, se non aveva niente a che fare con il crimine di Pablo Medina, perché è fuggito in Brasile?
Per la mia sicurezza, in quel momento la situazione era molto scottante, anche per la sicurezza della mia vita, aspettavo il momento più opportuno per presentarmi. Sono andato via per molte cose… per la sicurezza della mia vita, perché noi siamo nella striscia della frontiera, e tu sai com’è. Non volevo fuggire per sempre, perché tutte le mie cose erano rimaste in Paraguay, ogni cosa che ho costruito, aspettavo un momento opportuno, affinchè si raffreddasse la situazione.
E voglio che sappiate anche che non sono andato lontano, se avessi avuto brutte intenzioni sarei andato molto lontano. Io sono rimasto a 200 km.

Come si è mantenuto nella clandestinità? Chi ha finanziato ad esempio gli avvocati in Brasile? Perché presumiamo abbia avuto un costo elevato...

Queste sono cose particolari a cui non posso rispondere, perdonatemi, perché sono cose personali. Ci sono i miei familiari in Brasile, le mie radici sono lì, posso dirvi questo.

Ma se lei non ha niente da nascondere, ora che sta parlando, perché non dice…?
Perché devo dire qualcosa di particolare del Brasile? Sono cose molto inerenti, voglio soprassedere questo tema.

Ma lei ha speso molti soldi...

Non dico niente su questo, sono i miei familiari...

Qui in Paraguay, nessuno gli ha dato una mano…

Nessuno. E neanche l'opinione pubblica. Adesso, di fronte alle telecamere, voglio dire che questo mostro che ha creato ABC, è stato creato nella Redazione ABC. Lo hanno venduto all’opinione pubblica e vogliono che tutti credano che io sono quella persona, ma io non sono quella persona.

Lei insiste molto che ABC ha creato questo mostro, che ABC è dietro tutto questo e cosa ci guadagna ABC, perché ABC lo vuole incriminare di questo crimine, cosa guadagnerebbe?
Quante copie ha venduto su questo personaggio che hanno montato?… voi sapete bene queste cose, hanno fatto milioni. Loro ad esempio mi hanno accusato di cose che non sono vere e hanno fatto si che il popolo del Paraguay creda a queste cose.

È stato detto che Cabrera e Benito Nuñez, i due autisti tratti in arresto durante le indagini, uno di loro anche condannato, avevano dei cellulari con i quali erano state fatte delle chiamate che figurano nel traffico telefonico prima e dopo l’attentato ed è stato comprovato, secondo le autorità, che questi telefoni erano utilizzati da lei…

Io non avevo nemmeno il telefono, posso aver usato a volte diversi telefoni.

Che numero aveva lei?
Così a memoria non mi ricordo, sinceramente io usavo il mio telefono, ma a volte lo perdevo nel lavoro e usavo il telefono di qualcun altro

Lei riconosce di aver usato i telefoni di queste due persone?
del mio autista? A volte si, ma usavo poche volte il loro telefono, perché avevo il mio.

Della famiglia di Pablo Medina che ci può dire?
Alla famiglia di Pablo Medina dico che anche loro credono che io ho fatto fare quelle cose ma non è vero. Io l’ho querelato per diffamazione e calunnia, dico solamente questo, se io avessi avuto cattive intenzioni non avrei aperto un fascicolo contro di lui e tanto meno avrei attentato contro la sua vita essendo già candidato per la rielezione. So che il dolore per una perdita è grande.

DOSSIER
Pablo Medina, morte di un giusto
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